<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-2760705183938039695</id><updated>2011-07-30T19:03:35.040-07:00</updated><category term='guerra'/><category term='armamenti'/><category term='pacifismo'/><title type='text'>stostretto le inchieste di antonio mazzeo</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>di emanuele davide scimone</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_DzybZet8Ls0/SSbwPfQ8_-I/AAAAAAAAAbc/up3wNztd5mw/S220/e.d.scimone+2.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>36</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2760705183938039695.post-3733740412929390712</id><published>2010-09-20T09:30:00.001-07:00</published><updated>2010-09-20T09:30:38.755-07:00</updated><title type='text'>La grande truffa dei Global Hawk di Sigonella</title><content type='html'>&lt;div align="center" class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;di&amp;nbsp;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: red;"&gt;Antonio Mazzeo&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center" class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Il ministro La Russa non vede, non sente, non parla. Un Global Hawk, il micidiale aereo senza pilota di nuovissima generazione dell’US Air Force, fa bella mostra di sé nella base aereonavale di Sigonella, ma governo e forze armate italiane preferiscono trincerarsi dietro il “no comment”, glissando gli interrogativi di piloti civili e associazioni&amp;nbsp;&lt;i&gt;No War&lt;/i&gt;&amp;nbsp;preoccupati per le ripercussioni delle future operazioni del velivolo sulla sicurezza del traffico aereo nei cieli della Sicilia. Mentre nell’isola di Guam, Oceano Pacifico, l’atterraggio dell’imponente aereo-spia è stato ripreso da cameraman e giornalisti, per il contemporaneo battesimo di guerra a Sigonella si è scelto il basso profilo. Il Global Hawk è giunto segretamente la notte del 16 settembre, dopo la sospensione di tutte le operazioni aeree sulla base USA e sul vicino scalo civile di Catania-Fontanarossa.&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Per saperne di più bisogna informarsi aldilà dell’Atlantico. Jim Stratford, portavoce della Northrop Grumman, società leader del complesso militare industriale statunitense e produttrice dei Global Hawk, annuncia che altri tre aerei giungeranno in Sicilia entro la fine di quest’anno. «I velivoli senza pilota UAV destinati a Sigonella sono tutti nella versione più recente RQ-4B “Block 30”&lt;i&gt;Multi Sigint&lt;/i&gt;», dichiara Stratford. «&lt;i&gt;S&lt;/i&gt;i tratta di un mezzo in grado di intercettare le comunicazioni terrestri. L’Aeronautica militare statunitense ha ordinato 42 unità di questo modello che ha a bordo un nuovo potentissimo sensore integrato della Raytheon. Gli UAV di Sigonella e Guam si aggiungono ai due velivoli “Block 10” dell’Air Combat Command che supportano le operazioni militari in Afghanistan ed Iraq e ad altri due nella versione “Block 20” che diverranno pienamente operativi molto presto nell’US Air Force».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;La Northrop Grumman&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;&amp;nbsp;punta a trasformare lo scalo di Sigonella in una vera e propria centrale mondiale dei Global Hawk, concentrandovi buona parte delle unità di volo e i maggiori centri di manutenzione e riparazione. «Considerati gli UAV nella disponibilità dell’aeronautica USA, quelli che giungeranno con il nuovo programma NATO di sorveglianza terrestre AGS e quelli che l’US Navy sta pianificando di trasferire in Sicilia, è possibile stimare che più di 20 Global Hawk potranno essere installati nella Naval Air Station di Sigonella», ha rivelato il vice presidente di HALE-Northrop Grumman, George Guerra. «In quest’ottica, l’aeronautica militare italiana sta pianificando la creazione di un corridoio aereo per permettere agli UAV di volare da Sigonella». A chiarire quelle che saranno le rotte e le missioni prioritarie dei Global Hawk, il direttore della sezione&amp;nbsp;&lt;i&gt;business&amp;nbsp;development&lt;/i&gt;della società, Ed Walby. «Da Sigonella – ha dichiarato - gli aerei saranno in grado di volare sino a Johannesburg e tornare indietro senza la necessità di rifornimenti supplementari di carburante». Global Hawk per le operazioni delle forze armate USA nel continente africano, dunque, pianificate dal nuovo comando, AFRICOM, che il Pentagono&amp;nbsp;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;ha attivato in Germania ma che presto potrebbe essere trasferito in Sud Italia o in Spagna. Ed Walby preannuncia pure l’insediamento di un centro Northrop Grumman tra gli hangar della grande base militare siciliana: «La possibilità di aggiornare i sistemi a bordo dei Global Hawk potrà significare una forte presenza della nostra società a Sigonella. Ci sarà la necessità di trasferire nuove professionalità e ciò significa tecnici esperti nella base».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;A raffreddare i sin troppo facili entusiasmi di supergenerali e manager industriali, da Washington giungono però timori e denunce sui pesanti ritardi e l’espansione dei costi del programma UAV. Nonostante dal 2001 sia uno dei principali mezzi di spionaggio e di conduzione delle operazioni di guerra USA, il Global Hawk non ha ancora formalmente superato i principali test di valutazione operativi (&lt;i&gt;initial operational test and evaluation back - IOT&amp;amp;E&lt;/i&gt;). Secondo il vicepresidente dell’industria produttrice, George Guerra, i test generali saranno intensificati nei prossimi mesi, ma un rapporto finale IOT&amp;amp;E potrà giungere non prima del febbraio 2011. Pesanti critiche sui costi del sistema sono stati sollevati il 14 settembre scorso nel corso della conferenza annuale dell’Air Force. Il sottosegretario per le acquisizioni del Pentagono, Ashton Carter, ha denunciato che i Global Hawk stanno costando al contribuente statunitense «molto più» di quanto era stato previsto all’avvio del piano industriale. «I suoi costi sono cresciuti in modo inaccettabile e dobbiamo fare in tutti i modi per metterli sotto controllo», ha dichiarato Carter. «Noi non siamo assolutamente contenti con la produttività che è stato raggiunta. Stiamo rimettendo in discussione il programma in ogni suo dettaglio con il management di Northrop Grumman».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Per i soli UAV dell’US Air Force, il Pentagono ha previsto una spesa di 11,1 miliardi di dollari. Secondo una stima dell’aeronautica militare, i costi del Global Hawk sono però già cresciuti dell’11% circa dall’anno 2000, 100,8 milioni di dollari in più. Da qui la possibilità che si possa arrivare ad un sostanziale taglio agli ordini (77 le unità previste, 38 delle quali già realizzate o in avanzata fase di realizzazione). Nel giugno 2006, proprio l’aumento dei costi del Global Hawk aveva costretto il Pentagono a ridurre il primo lotto di produzione a soli 5 esemplari contro i 20 previsti inizialmente. Nell’aprile 2005, il Government Accountability Office (GAO), il ramo del congresso che svolge funzioni assimilabili alla Corte dei conti italiana, aveva segnalato al Congresso una serie di anomalie finanziarie del piano UAV. Oltre a denunciare il non giustificato aumento delle spese di 1,2 miliardi di dollari in soli 5 anni, il GAO aveva criticato l’US Air Force per aver occultato i rincari sostenuti per lo sviluppo del sistema per 400,6 milioni di dollari. «Diverse importanti tecnologie necessarie per le funzioni prioritarie non sono ancora pronte e saranno testate sul nuovo velivolo aereo in ritardo rispetto al programma, dopo che molti dei Global Hawk saranno stati già comprati», concludeva il rapporto del GOA.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Perplessità sulla sostenibilità finanziaria degli UAV giungono pure dall’Alleanza Atlantica che ha deciso l’acquisizione di otto Global Hawk nella versione “Block 40”, nell’ambito del programma AGS che sarà operativo tra il 2013 e il 2014. Il generale dell’US Air Force, Steve Schmidt, comandante della forza AWACS NATO a cui sarà assegnata la direzione dell’AGS, ha spiegato che si tratta di una «commessa assai costosa, per più di un miliardo di euro», lamentando tuttavia che «per motivi di budget, non tutte le nazioni hanno deciso di contribuirvi finanziariamente». Alla firma del&lt;i&gt;Programme Memorandum of Understanding&lt;/i&gt;&amp;nbsp;(PMOU) che segna i confini legali, organizzativi e finanziari del sistema d’intelligence, si sono presentati infatti solo 15 dei paesi membri dell’organizzazione nord-atlantica. Oltre a Canada, Danimarca, Germania, Italia, Norvegia e Stati Uniti d’America, si tratta del piccolissimo Lussemburgo e di paesi dell’Est Europa (Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia e Slovenia), dalle limitatissime risorse economiche.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Il programma di sorveglianza terrestre AGS che sarà basato a Sigonella sotto il Comando alleato centrale di Mons (Belgio), prevede oltre ai Global Hawk “Block 40” su cui sarà montato il sistema radar MP-RTIP (&lt;i&gt;Multi-Platform Radar Technology Insertion Program&lt;/i&gt;), quattro stazioni terrestri trasportabili e undici stazioni di terra mobili. La diserzione dei maggiori partner occidentali NATO, ha già comportato l’aumento dell’onere finanziario a carico dell’Italia, oggi stimato in circa 150 milioni di euro, il 10% dell’intero piano finanziario del programma AGS. Per il funzionamento degli aerei senza pilota e della nuova supercentrale di spionaggio, è stato inoltre annunciato l’arrivo in Sicilia di un «NATO Force Command di 800 uomini, con le rispettive famiglie», che richiederà risorse finanziarie aggiuntive per la realizzazione di alloggi ed infrastrutture di supporto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2760705183938039695-3733740412929390712?l=stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/feeds/3733740412929390712/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2010/09/la-grande-truffa-dei-global-hawk-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/3733740412929390712'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/3733740412929390712'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2010/09/la-grande-truffa-dei-global-hawk-di.html' title='La grande truffa dei Global Hawk di Sigonella'/><author><name>di emanuele davide scimone</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_DzybZet8Ls0/SSbwPfQ8_-I/AAAAAAAAAbc/up3wNztd5mw/S220/e.d.scimone+2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2760705183938039695.post-1871217416255427403</id><published>2010-09-17T10:02:00.000-07:00</published><updated>2010-09-17T10:02:04.376-07:00</updated><title type='text'>Sigonella ospita il primo Global Hawk delle forze armate USA</title><content type='html'>&lt;div align="center" class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;di&lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: red;"&gt;Antonio Mazzeo&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Da oggi volare sulla Sicilia sarà come giocare alla roulette russa.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;La notte del 16 settembre, nella base aeronavale di Sigonella è atterrato il primo dei 5 velivoli senza pilota UAV “Global Hawk” RQ-4B dell’US Air Force previsti nell’isola nell’ambito di un accordo top secret stipulato tra Italia e Stati Uniti nell’aprile del 2008.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Alla vigilia dell’arrivo del micidiale aereo-spia, le autorità preposte alla sicurezza dei voli avevano emesso il NOTAM (&lt;i&gt;NOtice To AirMen&lt;/i&gt;) W3788/10 in cui si annunciava che dall’una alle ore quattro di giovedì 16 sarebbero state sospesi gli approcci strumentali e le procedure per l’avvicinamento di aerei ed elicotteri allo scalo di Catania-Fontanarossa, il terzo come volume di traffico passeggeri in Italia, distante meno di dieci chilometri in linea d’area dalla base USA di Sigonella.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Una misura necessaria ad evitare che il Global Hawk potesse interferire con il traffico aereo, a riprova della pericolosità di questo nuovo sistema di guerra il cui transito nei corridoi riservati al trasporto civile è fortemente osteggiato dalle due maggiori associazioni piloti degli Stati Uniti d’America, la&amp;nbsp;&lt;i&gt;Air Line&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&amp;nbsp;Pilots Association&lt;/i&gt;(ALPA) e la&amp;nbsp;&lt;i&gt;Aircraft Owners&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&amp;nbsp;and Pilots Association&lt;/i&gt;&amp;nbsp;(AOPA).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Il Global Hawk è un aereo con elevate capacità nel settore d’intelligence, sorveglianza e ricognizione. La sua apertura alare è di 40 metri, quasi come quella di un 737, ha un peso di oltre 14 tonnellate e può volare fino a 36 ore consecutive a circa 600 chilometri all’ora a quote di oltre 20.000 metri. Prodotto dall’industria statunitense&amp;nbsp;&lt;i&gt;Northrop Grumman&lt;/i&gt;, il Global Hawk è in grado di monitorare un'area di 103,600 chilometri quadrati grazie ad un potentissimo radar e all’utilizzo di telecamere a bande infrarosse. Le immagini registrate vengono poi trasmesse per via satellitare ai comandi terrestri. La sua rotta è fissata da mappe predeterminate, un po’ come accade con i missili da crociera Cruise, ma gli operatori da terra possono tuttavia cambiare le missioni in qualsiasi momento.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Il prototipo giunto a Sigonella è stato assegnato al “9th Operations Group/Detachment 4”, il distaccamento dell’US Air Force operativo sin dallo scorso anno per coordinare e gestire le missioni di spionaggio e guerra dello squadrone RQ-4B in Europa, Africa e Medio oriente. Il distaccamento USA dipende direttamente dal 9th Reconnaissance Wing del Comando per la guerra aerea con sede a Beale (California), anche centro dell’Agenzia d’intelligence dell’aeronautica statunitense. Secondo quanto affermato dal portavoce del Comando della base di Sigonella, l’inizio delle operazioni dell’UAV è previsto per il prossimo mese di novembre. «Il veicolo – si aggiunge - sarà utilizzato in acque internazionali per la sorveglianza delle linee di comunicazione, per il supporto a operazioni umanitarie e, su richiesta dello stato Italiano, per operazioni di soccorso sul territorio nazionale in caso di calamità naturali, pratica dove l’apparecchio è già stato impiegato con successo ad Haiti e negli incendi della California». Finalità inverosimili, del tutto in contrasto con quelle degli otto Global Hawk che la NATO assegnerà entro il 2012 ancora a Sigonella nell’ambito del nuovo programma di sorveglianza terrestre AGS (Alliance Ground Surveillance). Secondo quanto dichiarato da Ludwig Decamps, capo della Sezione di supporto dei programmi di armamento della Divisione difesa dell’Alleanza Atlantica, i velivoli senza pilota «saranno fondamentali per le missioni alleate nell’area mediterranea ed in Afghanistan, così come per assistere i compiti della coalizione navale contro la pirateria a largo delle coste della Somalia e nel Golfo di Aden». Operazioni, pertanto, tutt’altro che umanitarie.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Il semi-segreto atterraggio del primo Global Hawk è stato duramente contestato dai rappresentanti della&amp;nbsp;&lt;i&gt;Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella&lt;/i&gt;, che già nel 2006 aveva denunciato il piano di rischiaramento in Sicilia dei velivoli-spia. «Quasi tutti i mezzi di comunicazione definiscono “provvidenziale” l’arrivo delle “sentinelle dei cieli”, che con la loro presenza garantirebbero la nostra sicurezza con operazioni di soccorso in caso di calamità naturali», affermano gli attivisti No-war. «Evitiamo la facile ironia sulle motovedette donate al governo libico per “salvare molte vite umane” e poi usate per mitragliare pescherecci e/o barconi di migranti. Quel che ci preoccupa è la quasi totale assenza di voci critiche, nonostante non manchino le circostanziate denunce relative ai crescenti pericoli della militarizzazione dei nostri territori». La&amp;nbsp;&lt;i&gt;Campagna&lt;/i&gt;&lt;i&gt;per la smilitarizzazione di Sigonella&lt;/i&gt;&amp;nbsp;ricorda che il dislocamento o il passaggio degli UAV dalla base siciliana accade perlomeno dal 2001 con l’avvio delle operazioni di guerra in Afghanistan. «Come confermato dall’allora segretario della difesa Donald Rumsfeld ad&amp;nbsp;&lt;i&gt;UsaToday&lt;/i&gt;&amp;nbsp;il 24 maggio 2002, il primo trasferimento del Global Hawk al teatro afgano avvenne utilizzando proprio Sigonella come base logistica. Da allora, lo strumento cardine per l’individuazione degli obiettivi e il coordinamento degli attacchi da parte dei mezzi aerei, terrestri e navali ha eseguito missioni di guerra per oltre 24.000 ore in Iraq, Afghanistan e Pakistan. Impossibile che in tutto questo tempo non ci sia stata una sosta tecnica in Sicilia, non fosse altro per testare le piste e le infrastrutture di quella che sarà una delle due maggiori basi operative dei velivoli dell’Air Force al di fuori del&amp;nbsp;&lt;span&gt;territorio degli Stati Uniti&lt;/span&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Secondo il periodico statunitense&amp;nbsp;&lt;i&gt;Defense News&lt;/i&gt;, Sigonella è destinata a divenire una vera e propria capitale internazionale dei Global Hawk prodotti dalla transnazionale Northrop Grumman. Oltre all’US Air Force e alla NATO, anche l’US Navy è intenzionata a installare nella base alcuni degli UAV recentemente acquistati, portando ad una ventina il numero dei velivoli che troverebbe sede fissa nella stazione aeronavale siciliana. Sempre&amp;nbsp;&lt;i&gt;Defense News&lt;/i&gt;&amp;nbsp;rivela che le autorità governative statunitensi e quelle italiane si sarebbero già incontrate in vista della creazione «di corridoi negli spazi aerei italiani per i decolli e gli atterraggi dei Global Hawk». «Del tutto ignoto è l’esito di queste discussioni», commentano gli attivisti della&amp;nbsp;&lt;i&gt;Campagna per la smilitarizzazione&lt;/i&gt;, «ma è forte il sospetto che gli enti civili responsabili del traffico aereo, ENAC ed ENAV, siano stati del tutto bypassati, anche se le operazioni degli UAV incideranno pericolosamente sulla sicurezza dello scalo di Catania-Fontanarossa, dove nel 2008 sono transitati oltre sei milioni di passeggeri. L’altissimo rischio rappresentato dai Global Hawk non sembra aver mai preoccupato il governo italiano. Negli&amp;nbsp;&lt;span&gt;Stati Uniti&lt;/span&gt;, invece, è tema di discussione e conflitto tra forze armate, autorità federali e statali».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Nel documento&amp;nbsp;&lt;i&gt;The U.S. Air Force Remotely Piloted Aircraft and Unmanned Aerial Vehicle - Strategic Vision&lt;/i&gt;, in cui l’&lt;span&gt;aeronautica militare&lt;/span&gt;&amp;nbsp;statunitense delinea la “visione strategica” sul futuro utilizzo dei sistemi di guerra, si ammette che «i velivoli senza pilota sono sensibili alle condizioni ambientali estreme e vulnerabili alle minacce rappresentate da armi cinetiche e non cinetiche». «Il rischio d’incidente del Predator e del Global Hawk è d’intensità maggiore di quello dei velivoli con pilota dell’US Air Force», si legge ancora, anche se, «al di sotto dei parametri stabiliti nei documenti di previsione operativa per questi sistemi». Secondo alcuni ricercatori indipendenti, il rischio d’incidente per i Global Hawk, a parità di ore di volo, sarebbe invece 100 volte superiore a quello registrato con i cacciabombardiere F-16.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;L’US Air Force ha intanto ordinato lo schieramento di altri tre velivoli Global Hawk nello scalo aereo di Guam, un’isola dell’arcipelago delle Marianne (Oceano Pacifico), di proprietà degli Stati Uniti d’America. Il loro compito prioritario sarà quello di spiare Cina e Corea del Nord.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2760705183938039695-1871217416255427403?l=stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/feeds/1871217416255427403/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2010/09/sigonella-ospita-il-primo-global-hawk.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/1871217416255427403'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/1871217416255427403'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2010/09/sigonella-ospita-il-primo-global-hawk.html' title='Sigonella ospita il primo Global Hawk delle forze armate USA'/><author><name>di emanuele davide scimone</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_DzybZet8Ls0/SSbwPfQ8_-I/AAAAAAAAAbc/up3wNztd5mw/S220/e.d.scimone+2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2760705183938039695.post-1901032054781892188</id><published>2010-09-01T04:41:00.001-07:00</published><updated>2010-09-01T04:43:02.118-07:00</updated><title type='text'>Le grandi sfide d’autunno del Movimento No Ponte</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;di&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Antonio Mazzeo&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial; font-size: 19px;"&gt;Tra Scilla e Cariddi il miracolo di una rivisitazione della biblica sfida tra il piccolo Davide e il gigante Golia. Uno scontro impari, da una parte gli instancabili attivisti No Ponte che finanziano cortei e sit-in con adesivi e magliette di cotone, dall’altra i potenti fautori della realizzazione della Madre delle Grandi Opere, il Ponte sullo Stretto, faraonico e irrealizzabile progetto strapagato con ingenti risorse pubbliche. Nonostante l’infernale macchina propagandistica dei Signori del capitalismo straccione di Casa nostra, i No Ponte resistono, mordono, mobilitano, colpiscono. Così, sabato 28 agosto, tra le stradine di Torre Faro, il villaggio dove dovrebbe sorgere il pilone “siciliano” del Ponte, hanno sfilato più di tremila persone per difendere il territorio dall’ennesimo inusitato saccheggio. Un corteo colorato, allegro, propositivo e ottimista, qualità ormai rare in un’Italia sempre più povera e disarticolata dal neoliberismo e dall’autoritarismo piduista e berlusconista. Un’iniziativa che è punto di arrivo della mobilitazione estiva fatta d’incontri, dibattiti, mostre itineranti, pubblicazioni e presentazioni di libri e documenti, il frutto di una maturazione collettiva dove alla mera presa di posizione ambientalista in nome della difesa museale della bellezza dello Stretto, si è passati alle denunce dei devastanti effetti socio-economici e occupazionali e delle innumerevoli caratteristiche criminali e criminogene dell’opera di collegamento stabile Calabria-Sicilia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Al miracolo resistenziale dei No Ponte hanno certamente contribuito alcune scelte fortemente autolesioniste dei Padrini del Ponte e del general contractor chiamato alla progettazione definitiva e realizzazione dell’infrastruttura. Inspiegabilmente c’è chi ha pensato in piena estate a riempire di trivelle le strade più percorse dal flusso dei bagnanti messinesi, contribuendo pesantemente all’esplosione degli ingorghi automobilistici. Servirebbero per studiare la crosta terrestre nei luoghi dove versare fiumi di asfalto e cemento per gli ottovolanti che s’intersecheranno con il Ponte, ma intanto disperdono nubi di azoto liquido e fanno tremare gli edifici e le villette degli abitanti del Faro. Poi, con la delirante arroganza di chi si crede onnipotente, si è pensato bene di dismettere l’edificio del Polo scientifico universitario di Messina, creato per incubare e sostenere una quarantine di imprese di giovani neolaureati, ed offrirlo in affitto ad Eurolink, l’associazione delle imprese costruttrici del Ponte, quale&amp;nbsp;&lt;i&gt;general office&lt;/i&gt;&amp;nbsp;per l’intera operazione Ponte. Un cambio d’uso del tutto illegale ed illegittimo, che grazie alle denunce della Rete No Ponte e di pochissime mosche bianche dell’Ateneo è stato sino ad oggi congelato. Trivelle e incubatore hanno profondamente indignato l’opinione pubblica che ha potuto prendere coscienza di ciò che potrebbe accadere in termini di diritti, democrazia e vivibilità, quando i lavori, quelli veri, inizieranno.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Il 2 ottobre, primo anniversario della tragedia che ha duramente colpito i villaggi della zona sud di Messina e il comune di Scaletta, i nopontisti torneranno in piazza per una manifestazione che assumerà il carattere nazionale e richiederà con forza l’utilizzo delle risorse finanziarie destinate al Ponte per la messa in sicurezza dei territori, quelli sempre più feriti dall’abusivismo o dai piani urbanistici che rispondono agli interessi della borghesia mafiosa. Un appuntamento che vede gli organizzatori consapevoli&amp;nbsp;&amp;nbsp;dei tanti i nodi e delle difficoltà da dovere affrontare, a partire dalla necessità di rilanciare il senso di appartenenza di attivisti, simpatizzanti e interlocutori che si oppongono al Ponte ad un progetto di profondo rinnovamento delle forme e dei linguaggi del far politica. O dal bisogno di rafforzare l’impegno militante dei singoli e l’organizzazione del movimento, attraverso la piena affermazione dell’adesione individuale, ed eventualmente, se sarà decisivo collegialmente, con una rifondazione della Rete No Ponte e dei suo network. La positiva esperienza del neo-costituito&amp;nbsp;&lt;i&gt;Comitato No Ponte di Capo Peloro&lt;/i&gt;, il primo gruppo auto-associatosi su base locale, è una spinta verso la moltiplicazione di esperienze simili nelle realtà che più direttamente e negativamente saranno investite dall’avvio dei lavori, i numerosi villaggi della Riviera Nord di Messina o i comuni della fascia tirrenica della provincia tra Villafranca e Milazzo dove verranno insediati cantieri remoti, cave e discariche per oltre 8 milioni di metri cubi d’inerti. C’è poi da superare l’empasse e le difficoltà di ordine organizzativo che hanno caratterizzato la vita recente del movimento No Ponte della sponda calabrese, specie adesso che si è fatta ancora più violenta la controffensiva della ‘ndrangheta contro le istituzioni e la magistratura, in nome della piena signoria criminale sul territorio e sulla realizzazione e gestione delle grandi opere e dei servizi in Calabria.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Il progressivo innalzamento del livello del conflitto contro i Signori e i Padrini del Ponte e la oramai scontata militarizzazione dei cantieri che sarà imposta dal Governo, pone il Movimento di fronte all’esigenza di ripensare le forme di lotta ed opposizione. L’azione diretta non violenta, la disobbedienza civile, i boicottaggi, il disinvestimento da banche e gruppi finanziari che si arricchiscono dilapidando risorse pubbliche e sostengono gli scempi ambientali, possono essere strumenti proficui e determinanti per la nuova stagione di mobilitazione. Andranno profondamente ricercati e potenziati i legami e le alleanze con i soggetti che in Italia testimoniano e mettono in pratica l’antagonismo ai poteri dominanti, dai movimenti No TAV in Val Susa e nell’appennino tosco-emiliano, ai No Dal Molin e ai comitati che si oppongono alla proliferazioni delle basi di guerra, ai protagonisti delle campagne contro inceneritori, centrali nucleari, a carbone e turbo-bas, ai gruppi in lotta contro la privatizzazione dell’acqua e delle risorse naturali, alle organizzazioni sindacali di base in lotta contro la progressiva precarizzazione del lavoro e dei diritti nelle fabbriche, nelle scuole, nelle università. In particolare, nel Mezzogiorno, la lotta al Ponte, per il suo valore simbolico di “Madre di tutte le Grandi Nefandezze”, può essere assunto come uno degli elementi prioritari e unificanti&amp;nbsp;&amp;nbsp;per rilanciare la mobilitazione dal basso.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Il “No al Ponte” dovrà pure avere la capacità di porre alcuni punti all’ordine del giorno del dibattito politico nazionale. La “messa in sicurezza dei territori” è quello immediato e improcrastinabile, ed è questo il senso dell’appuntamento del prossimo 2 ottobre, congiuntamente al rilancio dell’attraversamento marittimo pubblico e dell’occupazione nel corridoio Messina-Villa San Giovanni. Si dovrà rispondere con determinazione agli innumerevoli progetti che amministratori e gruppi d’ingegneri stanno spacciando come “opere compensative e complementari” per la realizzazione del Ponte. Si tratta quasi sempre di infrastrutture inutili, negativamente impattanti quanto l’opera madre e soprattutto inutilmente costose. Una mercificazione e monetizzazione del “rischio-dramma Ponte” inaccettabile. Solo nel versante messinese, sono già stati chiesti finanziamenti pubblici per 219 milioni di euro, una spesa insostenibile in una città priva di servizi sociali e spazi verdi pubblici. C’è pure l’esigenza di rilanciare la campagna per lo scioglimento immediato della Società Stretto di Messina Spa, concessionaria statale per la grande opera, previa un’inchiesta inter-istituzionale che la inchiodi per lo sperpero di 1.000 miliardi di vecchie lire nei vent’anni della sua vita caratterizzata da compensi a funzionari e professionisti e dalla pubblicazione di colossali faldoni di carta straccia. O l’obiettivo di far istituire all’interno della Commissione parlamentare antimafia, un Comitato d’inchiesta sulle trame ordite dalle organizzazioni mafiose transnazionali e locali in vista del finanziamento diretto e dell’accaparramento di buona parte delle attività legate alla progettazione ed esecuzione del Ponte. Tra gli impalcati di acciaio e cemento che si vorrebbero innalzare nello Stretto di Messina, sono troppe e inquietanti le diaboliche alleanze tessute da mafiosi, ‘ndranghetisti, massoni, trafficanti di droga ed armi, eversori di estrema destra e apparati più o meno segreti dello Stato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Il tributo pagato dalle moltitudini più povere e marginali è stato enorme, ne ha minato il diritto alla sopravvivenza e alla dignità. Ha forzato separazioni drammatiche e migrazioni. Le famiglie e i ceti politici ed economici dominanti, pochi e sempre gli stessi, sono chiamati oggi a dare conto del loro operato di sopraffazione e reale soffocamento di qualsivoglia ipotesi di sviluppo autocentrato.&amp;nbsp;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2760705183938039695-1901032054781892188?l=stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/feeds/1901032054781892188/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2010/09/le-grandi-sfide-dautunno-del-movimento.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/1901032054781892188'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/1901032054781892188'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2010/09/le-grandi-sfide-dautunno-del-movimento.html' title='Le grandi sfide d’autunno del Movimento No Ponte'/><author><name>di emanuele davide scimone</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_DzybZet8Ls0/SSbwPfQ8_-I/AAAAAAAAAbc/up3wNztd5mw/S220/e.d.scimone+2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2760705183938039695.post-7376717084720149744</id><published>2010-06-29T07:40:00.001-07:00</published><updated>2010-06-29T07:40:50.015-07:00</updated><title type='text'>Le Università in corsa per il grande banchetto del Ponte</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt; font-weight: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt; font-weight: normal;"&gt;di Antonio Mazzeo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt; font-weight: normal;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt; font-weight: normal;"&gt;Del progetto esecutivo non c’e ancora l’ombra, i soldi bastano appena per sventrare colline e riempire cave e discariche con milioni di metri cubi d’inerti, ma sull’affaire del Ponte sullo Stretto planano come avvoltoi le grandi e piccole università di Calabria e Sicilia. Dopo aver ignorato per decenni il dibattito sui costi politici, economici, sociali, ambientali e criminogeni della grande opera, abdicando alle proprie finalità istituzionali di analisi e ricerca, gli Atenei sgomitano tra loro per accaparrarsi qualche briciola delle risorse finanziarie pubbliche impegnate per l’avvio dei lavori del Ponte. Con un comunicato congiunto, le Università di Enna, Palermo, Reggio Calabria e Catania&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;&amp;nbsp;hanno preannunciato che «si mobiliteranno insieme per contribuire ad affrontare la grande sfida che vede protagonisti, non solo ingegneri e architetti, ma studiosi di molteplici ambiti».&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;&amp;nbsp;Voci autorevoli rivelano che già sarebbe stato sottoscritto un contratto di 800 mila euro tra il Consorzio delle Università siciliane ed Eurolink, l’associazione d’imprese general contractor per la progettazione e l’esecuzione dei lavori, finalizzato a distribuire&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;«&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;migliaia di test e misurazioni sui provini di cemento armato tra tutte le Università siciliane&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;»&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt; font-weight: normal;"&gt;In perfetta sintonia con l’obiettivo di rafforzare la fabbrica del consenso implementata da signori e padrini del Ponte, Aurelio Misiti, portavoce nazionale dell’MPA, ha annunciato la presentazione di alcuni emendamenti alla manovra economica in discussione al Parlamento, per un totale di 100 milioni di euro, che prevedono la realizzazione di due grandi laboratori scientifici situati a Messina e a Reggio. Il primo, di Scienza e tecnologia dei nuovi materiali, da affidare a un consorzio delle tre Università siciliane con la “Sapienza” di Roma e il secondo, di Aerodinamica e aeroelasticità, destinato a un consorzio delle tre Università calabresi con il Politecnico di Milano&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;. Insomma, ce ne sarebbe per tutti, anche se ciò&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;allarma classi dirigenti e accademici dell’area dello Stretto, preoccupati di perdere la leadership su contributi e commesse. Per spegnere sin dal nascere obiezioni e proteste, la società concessionaria del Ponte ed Eurolink hanno precisato&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;di essere intenzionate&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;a stabilire una&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;«&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;collaborazione privilegiata&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;»&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;&amp;nbsp;con i due Atenei di Messina e Reggio Calabria. E i primi discutibili risultati non mancano. È di qualche giorno la notizia della firma di un contratto di locazione di un intero edificio del polo scientifico universitario “Papardo” di Messina, per ospitare l’&lt;i&gt;head office&lt;/i&gt;, ovvero la sede delle direzioni generali della Stretto di Messina Spa, del general contractor e delle società impegnate nel monitoraggio ambientale e nel “project management” del Ponte (Fenice Spa e Parsons Transportation Group).&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;La struttura che si estende su un’area complessiva di 4.400 mq, comprende in particolare l’&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;“Incubatore d’Imprese”&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;finanziato e realizzato con i fondi della legge&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;208 del 1998 riservati «agli interventi di promozione, occupazione e impresa nelle aree depresse»&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;. Grazie ad una convenzione siglata 7 anni fa dall’allora rettore Gaetano Silvestri, l’incubatore fu concesso in uso a Sviluppo Italia Sicilia, ente acquisito recentemente dalla Regione Siciliana che è pure azionista di minoranza della società concessionaria del Ponte. Secondo il testo della convenzione, a Sviluppo Italia veniva affidato non solo la gestione, ma anche il completamento, con fondi dell’ente,&amp;nbsp;del “Parco tecnologico” di contrada Papardo con l’obiettivo che fosse destinato all’ospitalità di&amp;nbsp;&lt;i&gt;spin-off&lt;/i&gt;&amp;nbsp;industriali derivanti dalla ricerca scientifica. Nei piani di allora, la contiguità dell’incubatore con le facoltà tecnologiche avrebbe facilitato lo sviluppo di attività innovative e tecnologicamente avanzate, dotando l’Ateneo di una struttura unica nel panorama centro-meridionale. Dopo il rinnovo dei vertici accademici e l’entrata in scena dell’odierno rettore Giuseppe Tomasello, il progetto fu abbandonato sino a quando, due anni fa, Invitalia Spa, la nuova Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, avviò i lavori di restauro e di adeguamento funzionale dell’infrastruttura. Secondo quanto annunciato dalla Stretto di Messina, l’inaugurazione e l’attivazione all’interno del polo universitario del quartier generale delle società che concorrono alla realizzazione del Ponte&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;dovrebbe avvenire entro la fine del mese di luglio.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt; font-weight: normal;"&gt;A esprimere un giudizio fortemente critico sull’intera operazione, il professore Guido Signorino, ordinario di Economia applicata e responsabile della sezione “Economia” del Centro Studi per l’Area dello Stretto “Fortunata Pellizzeri”.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;«&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;L’insediamento del Centro direzionale di Eurolink nel non ancora ultimato “Incubatore d’Imprese” è&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;una ipotesi a mio avviso bizzarra e non percorribile», afferma Signorino, che al tempo curò proprio l’accordo di partnership tra l’Università di Messina e Sviluppo Italia. «Tale struttura è dedicata alla nascita di imprese “nuove”, frutto di “spin off” da ricerca. L’incubatore dovrebbe garantire, in particolare ai giovani, l’offerta di spazi adeguati a costi contenuti e servizi di supporto, di assistenza consulenziale e di reperimento di finanza dedicata ed agevolata. Nel caso dell’incubatore di Messina, esso nasce anche con lo scopo specifico di promuovere e sostenere la nascita di imprese ad opera dei laureati dell’Università».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Il professore Signorino ricorda come la permanenza nell’incubatore ha sempre una durata limitata, trascorsa la quale l’impresa esce dalla struttura per affrontare il mercato con le forze nel frattempo maturate, rendendo disponibile a nuove attività lo spazio occupato. «La permanenza nell’incubatore di Messina - spiega l’economista - era definito nell’accordo di concessione in 36 mesi, eccezionalmente prorogabili fino a 60, in modo da generare un flusso continuo di imprese nuove e innovative».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Il consorzio Eurolink non presenterebbe invece alcuna caratteristica idonea a consentirgli di diventare l’ospite-beneficiario della struttura. «Non si tratta di una impresa “nuova”, risultando dalla costituzione in consorzio dell’associazione di imprese vincitrice della gara per il general contractor del Ponte, svoltasi tra il 2005 ed il 2006», aggiunge Signorino. «Sicuramente il Ponte non è frutto di “progetti di ricerca” dell’Università di Messina, né il consorzio è costituito da imprenditori giovani e non sufficientemente attrezzati per affrontare i costi normali della permanenza sul mercato. In relazione alla durata della locazione, Eurolink dovrebbe installarsi prima dell’inizio dei lavori, che avranno una durata minima di sei anni. Occorre dunque pensare ad una permanenza per lo meno pari ad 80 mesi. Per ciò che riguarda il costo della locazione, non noto, occorre ricordare che la logica dell’incubatore non è quella della valorizzazione reddituale degli immobili. Sviluppo Italia è una SpA pubblica nata per promuovere le imprese, non per incrementare la sua rendita con l’affitto di locali ottenuti in concessione». L’economista rileva infine che lo stabile di contrada Papardo è in via di ristrutturazione con un finanziamento pubblico concesso per lo specifico scopo di realizzarvi l’“incubatore”: «la sua utilizzazione a beneficio del consorzio Eurolink costituirebbe, a mio avviso, una distorsione di tali finalità, di cui si gioverebbe un gruppo di imprese già esistenti e attive sul mercato internazionale».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt; font-weight: normal;"&gt;Rilievi pesanti che forse meriterebbero l’apertura di un fascicolo in Procura per accertare se non siano stati commessi possibili illeciti con la riconversione dei locali universitari nel centro strategico dei business men del Ponte. In occasione della riunione del Senato accademico prevista per il 5 luglio, la&amp;nbsp;&lt;i&gt;Rete No&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&amp;nbsp;Ponte&lt;/i&gt;&amp;nbsp;ha intanto preannunciato un sit-in di protesta contro ogni forma di sostegno dell’Ateneo di Messina al devastante progetto di collegamento stabile nello Stretto.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2760705183938039695-7376717084720149744?l=stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/feeds/7376717084720149744/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2010/06/le-universita-in-corsa-per-il-grande.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/7376717084720149744'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/7376717084720149744'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2010/06/le-universita-in-corsa-per-il-grande.html' title='Le Università in corsa per il grande banchetto del Ponte'/><author><name>di emanuele davide scimone</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_DzybZet8Ls0/SSbwPfQ8_-I/AAAAAAAAAbc/up3wNztd5mw/S220/e.d.scimone+2.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2760705183938039695.post-1872841467258927350</id><published>2010-06-16T10:11:00.001-07:00</published><updated>2010-06-16T10:11:27.232-07:00</updated><title type='text'>L’inquinamento elettromagnetico della base USA di Niscemi</title><content type='html'>&lt;div style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;di&amp;nbsp;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: red;"&gt;Antonio Mazzeo&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;È una delle installazioni militari meno note in Italia ma è certamente tra quelle più pericolose dal punto di vista ambientale. Operativa dal 1991, la&amp;nbsp;&lt;i&gt;Naval Radio&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&amp;nbsp;Transmitter Facility – NRTF&lt;/i&gt;&amp;nbsp;di Niscemi (Caltanissetta) assicura le telecomunicazioni della Marina militare degli Stati Uniti d’America a livello planetario; inoltre, è destinata ad ospitare uno dei quattro terminali terrestri del MUOS, il nuovo sistema di trasmissioni satellitari delle forze armate USA. La NRTF sorge a pochi chilometri dal centro abitato di Niscemi, a stretto ridosso del perimetro della riserva naturale “Sughereta”, sito d’importanza comunitaria SIC. Ospita una quarantina di antenne e ponti radio che emettono, 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno, onde elettromagnetiche che coprono tutto lo spettro compreso tra le HF, le VHF e le UHF (le alte, altissime ed ultra frequenze per le comunicazioni radio di superficie) e le&lt;span&gt;ELF, le VLF e le LF (le frequenze estremamente basse e bassissime, in grado di penetrare in profondità le acque degli oceani e contribuire&amp;nbsp;&lt;/span&gt;alle comunicazioni con i sottomarini a capacità e propulsione nucleare). Un cocktail micidiale che sovrespone gli abitanti e la variegata fauna e flora locale all’inquinamento elettromagnetico di cui solo negli ultimi mesi è stato possibile conoscerne i gravissimi ed insostenibili livelli.&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Nel corso del convegno sui “rischi MUOS”, promosso dalle associazioni che si oppongono al nuovo programma militare-satellitare, il sindaco di Niscemi, Giovanni Di Martino, ha presentato gli ultimi dati sulle emissioni rilevate dall’ARPA, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente.&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;«&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;Nel periodo compreso tra il 22 marzo e il 19 aprile 2010, la centralina posta in un’abitazione privata di contrada Ulmo, nei pressi della Stazione USA, ha registrato l’emissione, costante, di valori leggermente superiori ai 6 V/m (volt per metro), il limite di attenzione fissato dalle normative italiane per l’esposizione ai campi elettromagnetici&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;, ha dichiarato Di Martino&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;«&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;Si tratta di valori estremamente preoccupanti, anche perché ci troviamo all’interno di un territorio già colpito da complesse emergenze ambientali. Abbiamo chiesto all’ufficio legale del Comune di Niscemi di verificare se esistono le condizioni per procedere in sede giudiziaria contro la Marina militare degli Stati Uniti. Intanto abbiamo inviato una diffida perché i responsabili della base intervengano per bloccare l’inquinamento elettromagnetico&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt; font-weight: normal;"&gt;I nuovi rilievi dell’ARPA sono ancora più allarmanti di quanto verificato nella precedente attività di monitoraggio (&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;tra il dicembre 2008 e il marzo 2009), quando&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;in contrada Ulmo la centralina aveva registrato una&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;«&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;media di esposizione di circa 6 V/m&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;», con «&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;picchi settimanali di superamento&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;» del valore soglia, probabilmente dovuti all’intensificarsi delle attività di teletrasmissione. Già allora, però, le misurazioni avevano lasciato fortemente perplesso il&amp;nbsp;&lt;i&gt;Comitato No Muos&lt;/i&gt;&amp;nbsp;che aveva denunciato come al tempo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;erano in funzione appena il 50% circa delle antenne della base di Niscemi.&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;«Non si è poi tenuto conto che&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;una delle caratteristiche delle trasmissioni militari è la non continuità delle emissioni, nonché la variabilità della potenza con cui esse vengono irradiate&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;», aggiungevano gli esponenti della&amp;nbsp;&lt;i&gt;Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;«Va poi ricordato che gli esperti in tema d’inquinamento elettromagnetico stimano in un 10-15% l&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;’incertezza relativa delle misurazioni delle frequenze. Ciò significa che le abitazioni a ridosso della base di Niscemi potrebbero già essere sottoposte costantemente ad emissioni con valori che superano i 7 V/m. E numerosi ricercatori di fama internazionale chiedono da tempo di ridurre sensibilmente i cosiddetti “limiti di attenzione” previsti dalle normative, dato che i 3-4 V/m sono già considerati ad altissimo rischio per la salute umana&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Ad accrescere i timori delle organizzazioni no-war i risultati di uno studio di Massimo Coraddu (ricercatore dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare - INFN di Cagliari) sulle emissioni della Stazione di Niscemi e sulle rilevazioni realizzate dall’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt; font-weight: normal;"&gt;«&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;La strumentazione e la procedura utilizzate dall’ARPA per la misurazione dell’elettromagnetismo non sono del tutto adeguate al rilievo del tipo di&amp;nbsp; emissioni dovute alla NRTF, il che può aver portato a una&amp;nbsp;&lt;span&gt;sistematica sottostima del campo rilevato&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt; font-weight: normal;"&gt;», afferma il dottor Coraddu&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt; font-weight: normal;"&gt;«&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Sono state utilizzate centraline per la rilevazione in continuo con due modalità di funzionamento,&amp;nbsp;&lt;i&gt;Wide Band&lt;/i&gt;&amp;nbsp;(con banda passante 100 KHz-3 GHz) e&amp;nbsp;&lt;i&gt;Low Band&lt;/i&gt;&amp;nbsp;(con banda 100 KHz-860 MHz), ma non è stato specificato quale delle due modalità sia stata effettivamente utilizzata. Confrontando poi le caratteristiche dello strumento di misura con le caratteristiche delle emissioni delle antenne ci si accorge immediatamente che la centralina non era in grado di rilevare le emissioni VLF e LF di bassissima frequenza della grande antenna radiatore verticale della base USA, operante tra i 3 e i 300 KHz e una lunghezza d’onda da 1 a 100 Km. Si tratta cioè di frequenze in gran parte o del tutto al di sotto della soglia inferiore rilevabile dalle sonde utilizzate da ARPA Sicilia&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt; font-weight: normal;"&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;. Nella stazione NRTF di Niscemi, secondo il&amp;nbsp;&lt;i&gt;Submarine Communication Master Plan&lt;/i&gt;&amp;nbsp;prodotto nel dicembre 1995 dalla Marina USA, è presente infatti un dispositivo VERDIN (&lt;i&gt;VLF Digital Information Network&lt;/i&gt;) per le comunicazioni con i sommergibili in immersione che utilizza frequenze tra&amp;nbsp;&lt;span&gt;i&lt;/span&gt;&amp;nbsp;14 e i 60 KHz in versione US Navy e t&lt;span&gt;ra i&lt;/span&gt;&amp;nbsp;14&amp;nbsp;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;e i 150 KHz in versione NATO.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Nel suo studio, Massimo Coraddu pone l’attenzione pure sul costruendo centro MUOS che sarà dotato di due trasmettitori UHF della potenza di 105 W e tre grandi parabole che opereranno nella banda Ka delle microonde (18-40 GHz).&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;«&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;La valutazione di impatto ambientale del nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari, presentata dalla US Navy, risulta gravemente carente e inadeguata sotto molteplici aspetti e non consente in alcun modo di valutare la gravità dei problemi e dei rischi legati alla sua installazione&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;», spiega il ricercatore dell’INFN&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;.&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;«N&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;on vengono rese note le principali caratteristiche dei trasmettitori e delle antenne utilizzate (frequenze, caratteristiche del segnale, etc.) e neppure viene spiegata la metodologia di calcolo. I&amp;nbsp;&lt;span&gt;risultati sono tra loro incoerenti e contraddittori&lt;/span&gt;: come distanza di sicurezza per l’emissione di microonde dalle parabole, vengono presentati due differenti valori, entrambi spaventosamente alti, 38,9 Km alla tabella 6.5 e 135,7 Km alla tabella 6.7. Gravi le omissioni per ciò che riguarda&amp;nbsp;&lt;span&gt;i rischi dell’impianto. L&lt;/span&gt;a valutazione delle distanze di sicurezza e del livello di campo è stata realizzata verificando, una alla volta, l’emissione delle singole antenne, e non, come prescrive la normativa, l’emissione simultanea di tutti gli apparecchi, al massimo livello di potenza. Non viene neppure esaminato quello che probabilmente è il peggiore dei rischi possibili: un incidente o un errore di puntamento che porti all’esposizione accidentale al fascio di microonde, pericolosissimo e potenzialmente letale, anche per brevi esposizioni, a distanze inferiori a circa 1 Km&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;». Massimo Coraddu lamenta inoltre come sia stata omessa&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;ogni considerazione riguardo l’impatto delle emissioni sull’ambiente naturale circostante,&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;«&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;quando è ben noto come le microonde risultano nocive per molteplici specie, come le api, fortemente disturbate anche da bassi livelli di campo, o gli uccelli che potrebbero essere feriti o uccisi in volo se attraversano accidentalmente il fascio emesso&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;In assenza di studi scientifici specifici sul rischio elettromagnetico del MUOS, si potrà attingere solo a quanto già accertato per le onde generate dagli impianti della telefonia cellulare che operano tra i 900 Mhz e i 2 GHz, lo stesso&amp;nbsp;&lt;i&gt;range&lt;/i&gt;del nuovo sistema satellitare delle forze armate USA. È il sistema nervoso centrale, in particolare, ad essere colpito dall’esposizione alle microonde. Come rilevato nel febbraio 2006 dalla&amp;nbsp;&lt;i&gt;Commissione Internazionale per la Sicurezza ElettroMagnetica - ICEMS&lt;/i&gt;&amp;nbsp;(tra i componenti, scienziati, ricercatori ed oncologi di Italia, Stati Uniti, Russia, Cina, Brasile, Svezia e Canada),&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;«&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;è stata accumulata evidenza epidemiologica che indica un aumentato rischio di tumori al cervello per l’uso prolungato di telefoni mobili&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2760705183938039695-1872841467258927350?l=stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/feeds/1872841467258927350/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2010/06/linquinamento-elettromagnetico-della.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/1872841467258927350'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/1872841467258927350'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2010/06/linquinamento-elettromagnetico-della.html' title='L’inquinamento elettromagnetico della base USA di Niscemi'/><author><name>di emanuele davide scimone</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_DzybZet8Ls0/SSbwPfQ8_-I/AAAAAAAAAbc/up3wNztd5mw/S220/e.d.scimone+2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2760705183938039695.post-2485409030762140577</id><published>2010-06-09T03:39:00.000-07:00</published><updated>2010-06-09T03:39:09.875-07:00</updated><title type='text'>Niscemi sotto la spada di Damocle del MUOS</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;di&amp;nbsp;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: red;"&gt;Antonio Mazzeo&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Tenta di superare il lungo empasse il movimento di cittadini e associazioni che si battono contro l’installazione a Niscemi (Caltanissetta) del terminale terrestre del sistema di telecomunicazioni satellitari MUOS delle forze armate USA. Sabato 12 giugno, alle ore 18, il Comitato NO MUOS di Niscemi, in collaborazione con la&amp;nbsp;&lt;i&gt;Campagna&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&amp;nbsp;per la smilitarizzazione di Sigonella&lt;/i&gt;, ha indetto il convegno regionale dal titolo “Il MUOS e le onde elettromagnetiche: convivenza pacifica o conflitto” a cui sono state invitate le forze politiche, sociali e le istituzioni impegnate contro quello che è stato definito a ragione “l’EcoMuostro di Niscemi”. All’evento che vede il patrocinio del Comune di Niscemi, interverranno, tra gli altri, l’avvocato Giovanni Di Martino (sindaco di Niscemi), il dottor Massimo Corraddu (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare ed esperto sugli effetti nocivi delle onde elettromagnetiche), il professore Rosario Mascara (Comitato delle Associazioni Ambientaliste).&amp;nbsp;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Il terminale di Niscemi sarà una delle quattro infrastrutture militari che assicureranno il funzionamento dell’ultima generazione della rete satellitare che collegherà tra loro i Centri di comando e controllo delle forze armate USA, i centri logistici e gli oltre 18.000 terminali militari radio esistenti, i gruppi operativi in combattimento, i missili Cruise e i velivoli senza pilota&amp;nbsp;&lt;i&gt;Global Hawk&lt;/i&gt;, buona parte dei quali destinati alla vicina base di Sigonella.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Il sistema MUOS consentirà di propagare universalmente gli ordini di guerra, convenzionale e/o chimica, batteriologica e nucleare. Uno strumento di altissimo valore strategico, dunque, che si caratterizza per il suo violentissimo impatto ambientale. Sotto accusa ci sono infatti le pericolosissime onde elettromagnetiche che saranno emesse&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;dalle tre grandi antenne circolari e dalle due torri radio del sistema satellitare che sorgerà all’interno della Riserva naturale “Sughereta di Niscemi”, Sito di Importanza Comunitaria (SIC). Un progetto dissennato fortemente osteggiato dai cittadini e dagli amministratori di tre province (Caltanissetta, Ragusa e Catania) e di decine di comuni del sud-est della Sicilia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;I tecnici chiamati dal Comune di Niscemi ad analizzare lo studio per la valutazione d’incidenza ambientale presentata nel 2008 dalla Marina militare statunitense in vista dell’installazione del MUOS hanno evidenziato&amp;nbsp;&lt;span&gt;un impressionante numero di lacune ed omissioni del progetto, rilevando la scarsissima attenzione prestata dai militari statunitensi allo straordinario patrimonio ospitato in una delle più importanti riserve ecologiche siciliane. Per tutto questo, qualche mese fa l&lt;/span&gt;’amministrazione comunale&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;ha disposto l’annullamento in autotutela dell’autorizzazione ambientale rilasciata nel settembre 2008 per la costruzione del potente impianto a microonde e, congiuntamente ad altri enti locali, ha richiesto alla Regione Siciliana di porre il veto al MUOS in tutte le sedi istituzionali, nazionali ed internazionali&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;. La risposta del presidente Raffaele Lombardo non si è fatta attendere. Dopo aver inviato a destra e manca comunicati di fuoco contro il programma satellitare, Lombardo si è fatto convincere dal ministro La Russa e dai generali del Pentagono sull’assoluta innocuità degli impianti MUOS. Successivamente ha avviato il pressing su sindaci e presidenti provinciali invocandone la conversione e il sostegno al megaprogetto militare a cui il Pentagono ha destinato 43 milioni di dollari (13 per la predisposizione dell’area riservata alla stazione terrestre e 30 per gli shelter e le attrezzature tecnologiche del sistema satellitare). Il governatore della Sicilia ha pure offerto contropartite e compensazioni per rendere più “digeribili” le microonde del MUOS: la possibile rimozione a medio termine delle 41 antenne già esistenti nella base dell’US Navy di Niscemi, utilizzate per le telecomunicazioni con i sottomarini nucleari; interventi finanziari per&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;«valorizzare il richiamo del patrimonio naturalistico locale»; l’attivazione all’interno dell’ospedale Basarocco di Niscemi di un “centro di monitoraggio permanente” sui rischi alla salute delle emissioni elettromagnetiche.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;Sino ad oggi la monetizzazione del rischio ambientale e militare è stata fermamente respinta dalle amministrazioni e dai cittadini. Ma le lobby pro-MUOS non demordono e promettono dure offensive contro i recalcitranti oppositori.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt; font-weight: normal;"&gt;Un grande aiuto all’implementazione del programma militare potrebbe arrivare dal Decreto di riperimetrazione della Riserva “Sughereta”, approvato il 30 dicembre 2009 dall’Assessorato regionale Territorio ed Ambiente, che ha ridotto sia la superficie della riserva, che l’estensione delle aree classificate “zona A”, quelle cioè&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;dove è vietato realizzare nuove costruzioni ed esercitare qualsiasi attività comportante trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio e la realizzazione di elettrodotti, acquedotti, linee telefoniche ed impianti tecnologici a rete, ecc.. Con la nuova classificazione il territorio protetto è stato profondamente e pericolosamente frammentato.&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Contro il decreto che vede la firma del Dirigente generale del Dipartimento Regionale Territorio ed Ambiente, Rossana Interlandi (avvocata di origini niscemesi), è stato presentato ricorso al TAR dal Comune di Niscemi, che si è visto stravolgere la regolamentazione di 32 particelle di terreno, tutte censite come bosco comunale. Nello specifico, 24 particelle, precedentemente ricadenti nella “zona A”, adesso si trovano completamente fuori dal perimetro della riserva, mentre altre 8 particelle, per una superficie complessiva di 28 ettari, sono state declassate dalla “zona A” alla “zona B” di pre-riserva. Va tuttavia rilevato che la riperimetrazione dell’area protetta era stata richiesta dallo stesso Comune, fattosi portatore delle istanze di alcuni proprietari di terreni all’interno della riserva, i quali lamentavano&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;«&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;un’eccessiva penalizzazione dei vincoli che impediscono l’incremento delle colture&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;». Una scelta fortemente censurata da molti “No MUOS”, sia perché sul tema non risultano essere stati mai informati e/o consultati tecnici ed esperti in gestione ambientale né le organizzazioni ambientaliste locali e regionali; sia per l’inopportunità dei tempi prescelti per promuovere l’iter per ridisegnare il perimetro della riserva, data la spada di Damocle rappresentata dai paventati lavori di realizzazione delle infrastrutture MUOS.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Al convegno regionale del 12 giugno, la&amp;nbsp;&lt;i&gt;Campagna&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&amp;nbsp;per la smilitarizzazione di Sigonella&lt;/i&gt;&amp;nbsp;presenterà le conclusioni di uno studio sulle possibili connessioni tra il programma MUOS e le cosiddette “guerre climatiche ed ambientali”.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt; font-weight: normal;"&gt;«Crediamo che sino ad oggi&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;non sia stata data la giusta attenzione alle analogie esistenti tra il MUOS&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;e il cosiddetto “HAARP - High Frequency Active Auroral Research Program”, il supersegreto Programma di Ricerca Attiva Aurorale con Alta Frequenza che dal 1994 l’US Air Force e la US Navy portano avanti dalla base di Gakona (Alaska), 200 km a nord-est del Golfo del Principe Guglielmo&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;», affermano i rappresentanti della&amp;nbsp;&lt;i&gt;Campagna&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;.&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;«&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;In questa grande infrastruttura sono state installate centinaia di antenne che trasmettono in “banda bassa” (da 2,8 a 7 MegaHerz) e “banda alta” (da 7 fino 10 MegaHerz), cioè lo stesso&amp;nbsp;&lt;i&gt;range&lt;/i&gt;&amp;nbsp;delle frequenze del MUOS. Stando al Pentagono, lo scopo di questa installazione sarebbe quello di studiare la ionosfera per migliorare le telecomunicazioni, ma sono numerosi gli scienziati che denunciano che con il programma HAARP, gli Stati Uniti, al di fuori di ogni controllo internazionale, stanno creando nuove armi geofisiche integrali che possono influenzare gli elementi naturali con onde radio ad alta frequenza&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Oltre ad interferire sulle comunicazioni radio, televisive e radar, le antenne HAARP possono influenzare i circuiti elettrodinamici delle aurore, consistenti in una corrente naturale di elettricità che varia da 100 mila ad 1 milione di megawatt. In questo modo è possibile utilizzare il vento solare per danneggiare i satelliti e le apparecchiature installate sui sistemi missilistici nemici. Secondo il fisico indipendente Corrado Penna, da anni impegnato nel denunciare il controverso fenomeno delle scie chimiche,&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;«è&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;forte il sospetto che il sistema di antenne del MUOS possa servire anche per fini non dichiarati di modificazione ambientale in sinergia con il sistema HAARP dislocato in Alaska. La modificazione ambientale realizzata attraverso l’uso di forti campi elettromagnetici e scie chimiche è responsabile di alcuni disastri recenti. Sappiamo con certezza che queste tecnologie possono servire a causare terremoti o altri disastri naturali (siccità, uragani, inondazioni, ecc.), sia indirizzando le emissioni sul nucleo della terra (influendo così sul magnetismo terrestre), sia indirizzandole sulla ionosfera&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2760705183938039695-2485409030762140577?l=stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/feeds/2485409030762140577/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2010/06/niscemi-sotto-la-spada-di-damocle-del.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/2485409030762140577'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/2485409030762140577'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2010/06/niscemi-sotto-la-spada-di-damocle-del.html' title='Niscemi sotto la spada di Damocle del MUOS'/><author><name>di emanuele davide scimone</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_DzybZet8Ls0/SSbwPfQ8_-I/AAAAAAAAAbc/up3wNztd5mw/S220/e.d.scimone+2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2760705183938039695.post-3920450445808009800</id><published>2010-03-08T08:29:00.001-08:00</published><updated>2010-03-08T08:29:50.409-08:00</updated><title type='text'>La Ponte Connection dell’Università degli Studi di Messina</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;di &lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #cc0000;"&gt;Antonio Mazzeo&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Inchieste giudiziarie e ricercatori sostengono che il Ponte sullo Stretto di Messina, più che due sponde, servirà a congiungere due cosche, o meglio, le due grandi holding criminali che controllano il territorio e l’economia in Calabria e Sicilia. Nell’Università di Messina, però, mafia e ‘ndrangheta operano in collegamento perlomeno sin dagli anni ’70, quando anche grazie a certi “studenti” di estrema destra e all’occhio benevolo degli inquirenti, l’Ateneo divenne il laboratorio sperimentale di un’alleanza politico-criminale che avrebbe colto i suoi frutti con la stagione delle stragi del 1992-93. Mafia e ‘ndrangheta hanno messo le mani su grandi e piccoli affari dell’università dello Stretto: dagli appalti per la realizzazione del Policlinico a quelli per la gestione di mense e servizi; dalla compravendita di esami e titoli di studio al traffico di armi e stupefacenti all’interno dei locali universitari. Non sono mancati gli attentati e i ferimenti di docenti e studenti e finanche un morto eccellente, il professore Matteo Bottari, noto endoscopista, barbaramente assassinato a Messina 13 anni fa.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Senza aver mai promosso un serio dibattito sulle origini e le modalità con cui è proliferato il cancro criminogeno nell’università, i vertici accademici hanno pure impedito che l’istituzione ponesse attenzione alle problematiche di tipo sociale, economico, ambientale e criminale relative alla realizzazione del Ponte sullo Stretto, la più impattante delle Grandi Opere in Italia. Adesso che il governo annuncia a tamburo battente l’avvio dei lavori e si avverte tra Scilla e Cariddi il profumo dei primi milioni di euro, l’Università di Messina fa la sua scelta di campo, quella di abdicare definitivamente alle proprie finalità di promozione della ricerca e dell’interesse pubblico. Secondo quanto rivelato dal quotidiano on line&amp;nbsp;&lt;i&gt;Tempo Stretto.it&lt;/i&gt;, le massime autorità dell’Ateneo e i manager di “Eurolink”, l’associazione d’imprese general contractor per i lavori del Ponte, starebbero per definire un accordo finalizzato a coinvolgere direttamente l’Università nella progettazione esecutiva dell’imponente opera.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;“Non abbiamo ancora deciso in che modi e in che tempi l’Università potrà partecipare alle fasi preliminari e di studio per la costruzione del Ponte, ma come ha sottolineato l’amministratore delegato della Stretto di Messina Spa, Pietro Ciucci durante la sua ultima visita in città in occasione della presentazione ufficiale del progetto definitivo, anche l’Istituzione universitaria potrà svolgere un ruolo di primo piano”, ha dichiarato a&amp;nbsp;&lt;i&gt;Tempo Stretto&lt;/i&gt;&amp;nbsp;il rettore Franco Tomasello. “L’idea – ha spiegato Tomasello - è quella di creare un Laboratorio di ricerca nel quale far convogliare le migliori professionalità dell’Ateneo e magari offrire una vetrina ai giovani messinesi che hanno conseguito il Dottorato di ricerca o frequentato un Master. Ci siederemo attorno a un tavolo con il direttivo di Eurolink e proveremo a mettere nero su bianco un accordo che soddisfi tutti”. Secondo il quotidiano on line, l’Università avrebbe già individuato il sito in cui potrebbe sorgere il “laboratorio” pro-Ponte: si tratterebbe dell’incubatore realizzato all’interno del polo universitario scientifico del Papardo, su una collina prossima ai cantieri di uno dei due piloni della mega-infrastruttura. Sorto per accogliere le imprese specializzate in “produzioni hi-tech e spin-off da ricerca” provenienti principalmente dall’Ateneo, l’incubatore&lt;span&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;è stato concesso in uso a Sviluppo Italia Sicilia, ente acquisito recentemente dalla Regione Siciliana che è pure azionista di minoranza della società concessionaria della realizzazione del Ponte. Il complesso edilizio all’interno del polo universitario si estende su un'area complessiva di 4.400 mq ed è stato finanziato con i fondi della legge 208/98 per gli “interventi di promozione, occupazione ed impresa nelle aree depresse”. Sino ad oggi è rimasto inutilizzato, ma qualora fosse formalizzata la sinergia con l’Università, esso potrebbe ospitare pure gli uffici delle società general contractor del Ponte (Impregilo, Sacyr Sa, Società Italiana per Condotte d’Acqua, Cooperativa Muratori &amp;amp; Cementisti di Ravenna, Ishikawajima-Harima Heavy Industries CO, Aci Scpa – Consorzio Stabile).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Amore non recente quello del rettore Tomasello per il collegamento stabile nello Stretto. Il 14 maggio 2009, egli era stato il moderatore di un incontro pubblico, patrocinato dall’Ateneo, con i&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;l professor Enzo Siviero&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;, ordinario di Teoria e Progetto di ponti alla Iuav di Venezia e vicepresidente del Consiglio universitario nazionale. “I&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;l ponte sullo Stretto di Messina è&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;l’occasione per dare continuità alle due sponde, il simbolo istituzionale della futura area metropolitana dello Stretto”, dichiarò allora Siviero.&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;“Se davvero vogliamo ridisegnare la Sicilia, è necessaria un’operazione culturale strategica che veda al centro la realizzazione di questa grande struttura”. E chi meglio di un Ateneo può essere il motore di siffatta “operazione culturale”?&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt; font-weight: normal;"&gt;Controverso destino quello di Franco Tomasello. Da una parte tutto sembra presagire che il Magnifico Rettore passerà alla storia per apporre il sigillo dell’Ateneo sul progetto della biblica colata di cemento sulle sponde dello Stretto. Dall’altra, però, a sbiadirne l’immagine, restano i due provvedimenti di sospensione dall’incarico di rettore (per due mesi cadauno), ordinati negli anni scorsi dal Tribunale di Messina. L’ultima sospensione, nel dicembre 2008, è giunta a conclusione dell’inchiesta su un presunto “concorso pilotato” nella facoltà di Veterinaria. Tomasello e altri 22 indagati sono stati&amp;nbsp;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;rinviati a giudizio e il processo è ancora in corso.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;&amp;nbsp;Secondo&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;il professor Giuseppe Cucinotta, membro interno della commissione concorsuale, i vertici dell’Università avrebbero voluto che la selezione fosse vinta dal figlio di un ex preside di Veterinaria. Durissimo il pronunciamento&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;del giudice per le indagini preliminari: “Il Tomasello utilizza la sua autorevole posizione di Rettore presso l’Università degli Studi di Messina per intervenire, abusando dei propri poteri nell’assegnazione di incarichi e posti di lavoro. La sua gestione della cosa pubblica, lungi dall’essere improntata a regole di trasparenza ed imparzialità, è invece molto più “pragmaticamente” mossa dalle esigenze di favorire chi può evidentemente ricambiare. La logica dello scambio reciproco, che inquina la sua azione amministrativa ed esprime una disinvoltura non comune, porta a ritenere concreto il pericolo di reiterazione del reato”.&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt; font-weight: normal;"&gt;Ancora più duro il giudizio espresso nel 2007 da&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;i giudici del Tribunale del Riesame nel provvedimento di conferma di quella che era stata la prima sospensione dalle funzioni di rettore. Di Tomasello si stigmatizzava l’&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;“allarmante ostinazione manifestata nella conduzione clientelare della propria carica” - e la “pericolosa quanto diffusa inclinazione alla rimozione assoluta del disvalore morale insito nelle condotte in esame ed alla sua sostituzione con un atteggiamento di compiaciuta, disinvolta ed opportunistica solidarietà rispetto al beneficiario dell’abuso, che poco giova al prestigio e all’autorevolezza dei pubblici uffici coinvolti in simili dinamiche”.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt; font-weight: normal;"&gt;Oggetto d’indagine allora, il comportamento assunto da Franco Tomasello per “&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;favorire”&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;&amp;nbsp;l’assunzione come dirigente di Medicina del lavoro al Policlinico, dell’ex presidente del consiglio comunale di Messina, Umberto Bonanno (Psi - Forza Italia).&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;G&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;ià al centro del procedimento “Oro grigio” su un supposto giro di tangenti per la lottizzazione di un complesso edilizio in un’area ad alto rischio geologico, secondo l’accusa, Bonanno avrebbe ottenuto l’incarico “su pressioni del Tomasello e della moglie”, presentando certificati e attestazioni, “alcuni dei quali ritenuti falsi”, recanti la firma dell’allora vice-ministro all’Istruzione e alla Ricerca Universitaria, Nanni Ricevuto (successivamente sottosegretario con delega ai lavori del Ponte), odierno presidente della Provincia di Messina.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt; font-weight: normal;"&gt;“Emerge in modo assolutamente chiaro come sia in corso fra il rettore Tomasello ed il duo Bonanno-Ricevuto un continuo, capillare scambio di favori”, si legge nell’ordinanza di sospensione di Franco Tomasello, pubblicata sul sito&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.enricodigiacomo.it/" style="color: #147dba;" target="_blank"&gt;www.enricodigiacomo.it&lt;/a&gt;. “È in questa logica che il Tomasello si attiva per favorire il Bonanno ed è in questa logica che costui ‘lavora’ per assicurare al Tomasello il suo intervento presso il Ricevuto.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;&amp;nbsp;Ed infatti non è un caso che vi sia una fitta serie di contatti tra i due e che, al contempo,&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;Tomasello rassicuri il Bonanno circa la sua disponibilità nei suoi confronti allorché all’indomani dalla sconfitta delle elezioni amministrative evidentemente cerca di ricollocarsi il più comodamente possibile nel mondo lavorativo”.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt; font-weight: normal;"&gt;Ma la fitta “rete di contatti” dell’ex presidente del consiglio comunale non riguardano solo la sua “promozione” a dirigente di Medicina del lavoro del Policlinico universitario. Nel corso di una telefonata del 13 dicembre 2005, Umberto Bonanno si sofferma con l’interlocutore sul contrastato iter del Ponte sullo Stretto. “Poi&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;&amp;nbsp;ora c’è la storia del Ponte”, afferma Bonanno. “E chi la ferma più? Genovese (&lt;i&gt;l’allora sindaco di Messina Francantonio Genovese, Nda&lt;/i&gt;)? No, Peppe, il Ponte non lo ferma più nessuno… E quella famosa convenzione con l’Università è stata fatta. Ed all’interno della convenzione c’è anche la questione della sicurezza dei cantieri, giusto? E la sicurezza dei cantieri, ora bisognerà fare una specifica convenzione con il General Contractor e l’istituto di Medicina del lavoro… Hai capito, si arriverà a questa cosa, si farà… Non è un problema e quella darà la possibilità e l’opportunità…ouh! Dieci milioni di euro di contratto… Se questo contratto verrà fatto è grazie ad Umberto Bonanno… Questa cosa si fa, figurati… Tra l’altro Pietro Ciucci a me ha offerto un posto di lavoro! Ciucci mi ha detto: “Va bene, visto che sei libero, allora noi avremmo bisogno…”; gli ho detto io: “ti ringrazio, cose varie… ma sai, non è la mia aspirazione fare il dipendente della società Stretto di Messina… Quale dipendente della Stretto di Messina, Umberto… mi sono spiegato male”. Io gliel’ho detto di proposito…””.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2760705183938039695-3920450445808009800?l=stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/feeds/3920450445808009800/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2010/03/la-ponte-connection-delluniversita.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/3920450445808009800'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/3920450445808009800'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2010/03/la-ponte-connection-delluniversita.html' title='La Ponte Connection dell’Università degli Studi di Messina'/><author><name>di emanuele davide scimone</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_DzybZet8Ls0/SSbwPfQ8_-I/AAAAAAAAAbc/up3wNztd5mw/S220/e.d.scimone+2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2760705183938039695.post-640350298325955792</id><published>2010-03-03T09:51:00.001-08:00</published><updated>2010-03-03T09:51:56.064-08:00</updated><title type='text'>Barcellona, l’antimafia nel mirino del consiglio comunale</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;di &lt;span class="Apple-style-span" style="color: red;"&gt;&lt;i&gt;Antonio Mazzeo&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Guai a voler verificare la legalità del procedimento amministrativo relativo alla realizzazione del più grande parco commerciale della Sicilia, un affare per svariate centinaia di milioni di euro in un’area ad altissima densità mafiosa. Politici e consiglieri comunali, compatti, sono pronti ad invocare liste di proscrizione e finanche la testa di quelli che vengono tacciati pubblicamente di essere&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;«strabici carrieristi&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;» e di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;«avvelenare i pozzi&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;» della città, magari su mandato delle forze oscure dei comuni limitrofi. È quanto accaduto a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) al Movimento Civico Città Aperta e al Presidio “Rita Atria” di Libera, ree di aver puntato i riflettori sul voto unanime del consiglio comunale che ha approvato una variante al PRG per consentire l’insediamento di megashopping, negozi, alberghi e ristoranti su 18,4 ettari di terreni agricoli.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Le due associazioni avevano presentato in Comune formale richiesta di accesso al fascicolo sull’iter amministrativo del progetto, esprimendo poi in un comunicato il timore sulla&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;«&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;dubbia provenienza» dei capitali per l’operazione. Un timore condiviso dal senatore Giuseppe Lumia (Pd), membro della Commissione Parlamentare antimafia, che il 12 gennaio 2010 proprio sull’insediamento del Parco commerciale di Barcellona ha presentato una lunghissima interrogazione al Presidente del Consiglio e al Ministro degli Interni. Lumia, in particolare, ha puntato il dito sulla&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;«&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;gravissima anomalia» rappresentata dalla società che ha proposto il progetto, la Dibeca sas,&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;«&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;direttamente riconducibile ad un noto pluripregiudicato locale, l’avvocato Rosario Pio Cattafi, che, solo nel luglio 2005 ha finito di scontare la misura di prevenzione antimafia della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno (5 anni), per la sua pericolosità, comprovata, secondo quanto si legge nel decreto emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Messina il 2 agosto del 2000, dai suoi costanti contatti, protrattisi per decenni, con personaggi del calibro di Benedetto Santapaola, Pietro Rampulla, Angelo Epaminonda e Giuseppe Gullotti».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Di fronte alle pesanti contestazioni del parlamentare e delle due associazioni antimafia, il consiglio comunale di Barcellona ha scelto il contro-attacco al grido&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;«&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;qui la mafia non esiste!». A lanciare la carica contro Città Aperta e il Presidio “Rita Atria” ci ha pensato il consigliere comunale Gaetano Torre dell’Mpa, il partito-movimento autonomista siciliano che annovera tra i suoi rappresentanti locali l’ex deputato regionale Angelo Paffumi, ritenuto iscritto alla Gran loggia “Ausonia”, il circolo massonico “irregolare” al centro di un’inchiesta sui presunti condizionamenti sulla vita politica ed amministrativa di Barcellona e dintorni. Torre ha depositato un’interpellanza al sindaco Candeloro Nania (An-Pdl) e ai colleghi consiglieri invocando&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;«un moto di ribellione contro questi carrieristi che vogliono ghettizzare Barcellona&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;» e&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;«un atto di resipiscenza contro i continui attacchi portati proditoriamente da queste associazioni che hanno fatto a gara nell’indicare il pericolo di infiltrazioni mafiose e presunte irregolarità, additando in modo indegno Barcellona come Comune ad alto rischio di infiltrazioni, provocando addirittura una interpellanza al Senato». «Nell’interesse e per la dignità della cittadinanza ed anche per lo sviluppo di Barcellona che non può essere indicata città di mafia&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;», il consigliere comunale aggiunge che «il Comune di Barcellona è uno dei pochi che hanno sottoscritto il protocollo di legalità con la Prefettura e pertanto qui infiltrazioni mafiose non ce ne saranno di sicuro».&amp;nbsp;&lt;span&gt;Infine&amp;nbsp;&lt;/span&gt;la malcelata accusa contro le associazioni di operare da mercenarie.&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;«N&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;essun comunicato – scrive Torre - queste hanno fatto pervenire per l’approvazione a Milazzo del piano commerciale che permetterà al&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;&amp;nbsp;gruppo Franza&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;di realizzare un altro parco commerciale in una zona dichiarata archeologica. Evidentemente i cittadini di Barcellona sono di serie “B”, non hanno diritto ad avere posti di lavoro, a sperare in nuovi insediamenti che potrebbero portare fino a 1.000 posti di lavoro oltre a quelli dell’indotto».&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt; font-weight: normal;"&gt;L’interpellanza è stata tema di discussione nell’ultimo consiglio comunale di Barcellona, incontrando unanime condivisione da parte dei rappresentanti dei gruppi di maggioranza ed opposizione.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;«Noi consiglieri rivendichiamo il diritto di fare delle scelte nell’interesse della città, ma&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;purtroppo c’è gente che ha l’abitudine di avvelenare i pozzi», ha dichiarato in particolare&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;Nino Munafò, consigliere eletto con la lista “Punto Freccia - Alleanza nazionale”. Ancora più netto Orazio Calamuneri, esponente del Partito democratico, all’opposizione: «Difendo la dedizione, la correttezza e la trasparenza con cui ha operato la terza commissione consiliare che ha esitato favorevolmente quel provvedimento&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;. Rigetto pertanto le speculazioni e affermo che la deliberazione del Consiglio è avvenuta in piena coscienza, e senza alcuna pressione o forzatura»&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;La replica di Città Aperta e del Presidio antimafia “Rita Atria” non si è fatta attendere.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;L’unanime attacco del Consiglio contro le nostre denunce in merito all’approvazione del Parco commerciale è la dimostrazione del nervosismo che aleggia tra i consiglieri, coscienti di aver varato un atto amministrativo destinato a provocare pesanti ripercussioni sull’immagine delle istituzioni cittadine&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt; font-weight: normal;"&gt;», scrivono in un comunicato le due associazioni.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;&amp;nbsp;«&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Sul merito ribadiamo la nostra preferenza per i parchi commerciali naturali e per la valorizzazione del già ricco tessuto commerciale cittadino e la nostra perplessità per qualsiasi progetto che tenda a creare attività commerciali in contesti artificiali, che solo apparentemente aumentano le opportunità di lavoro. Prova ne siano i continui licenziamenti nei centri commerciali già presenti nel nostro territorio, il cui personale vive una condizione di totale precarietà con contratti a brevissima scadenza, divenendo facile preda delle centrali di potere economico-politico che sfruttano la situazione per manovrare consistenti pacchetti di voti&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt; font-weight: normal;"&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Quanto al pericolo di infiltrazioni della criminalità organizzata – prosegue la nota di Città Aperta e del Presidio “Rita Atria” - le numerosissime inchieste della magistratura dimostrano come i centri per la grande distribuzione siano diventati lavatrici del denaro sporco dei mafiosi. Per Barcellona le preoccupazioni nascono dalla presentazione del progetto di piano particolareggiato da parte della Ribeca sas, una società già oggetto di segnalazione da parte della commissione prefettizia che nel 2006 aveva chiesto senza successo lo scioglimento del Consiglio comunale di Barcellona, e questo in forza della presenza, tra i soci di allora, di Rosario Pio Cattafi. Ecco perché è opportuno che tale operazione avvenga nella massima trasparenza possibile e sotto il monitoraggio costante delle autorità competenti&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt; font-weight: normal;"&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;. Le associazioni rilevano infine che dopo aver richiesto in data 2 dicembre 2009 l’accesso agli atti della variante al PRG, ad oggi non è stato ancora prodotto alcun documento a risposta da parte degli uffici competenti del comune di Barcellona.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;È singolare quindi che da un lato si invochi il presunto “protocollo di legalità” stipulato dal Comune con la Prefettura e dall’altro si commetta una palese violazione della legalità omettendo di dare risposte come previsto dalla legge&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt; font-weight: normal;"&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Sul&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;«vergognoso attacco» subito d&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;a Città Aperta e dal Presidio Antimafia è intervenuto Daniele David della Casamatta della Sinistra di Messina che, a fine gennaio, aveva dedicato un incontro pubblico proprio alle mille ombre del Parco commerciale e allo strapotere delle organizzazioni criminali barcellonesi.&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;&amp;nbsp;«&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;Esprimiamo piena solidarietà ai movimenti barcellonesi, unica speranza in un territorio ostaggio, devastato socialmente e culturalmente prima che economicamente e politicamente&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;», afferma David&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;. Il&lt;span style="color: black;"&gt;&amp;nbsp;Circolo “Ottobre Rosso” di Rifondazione Comunista di Barcellona, oggetto recentemente di gravi intimidazioni, chiede invece&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;«&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;che si faccia luce su tutti i passaggi legali inerenti eventuali irregolarità relative al percorso che ha portato all’approvazione del Parco&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;«&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;Il piano commerciale di Barcellona – aggiunge il Circolo del Prc - rientra in un ben più ampio piano economico del nostro territorio, dove sempre più centri commerciali vengono aperti, anche a brevi distanze, senza una vera e propria domanda che sollecita tali scelte. In questo quadro non la produzione, ma la speculazione economica ha assunto il ruolo guida del mancato sviluppo del nostro comprensorio&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Sulla vicenda da registrare infine la nota del senatore Giuseppe Lumia.&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;«&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;La posizione del Consiglio comunale di Barcellona mi sembra il classico mettere le mani avanti&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;», afferma il parlamentare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;«&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;È chiaro che l’autodifesa dei consiglieri è una sorta di difesa di Cattafi. Io ho fatto una denuncia chiara con l’idea che ogni progetto deve rispondere ai requisiti di legalità e sviluppo del territorio. Mi auguro che anche l’autorità giudiziaria e le altre Istituzioni facciano la propria parte&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;. Continuano a scegliere il silenzio, invece, il Pd regionale e provinciale, ai cui vertici compare in particolare il parlamentare Francantonio Genovese, ex sindaco di Messina e socio in alcune società della famiglia Franza. Altrettanto incomprensibili i silenzi delle associazioni di categoria dei piccoli e medi commercianti, i più colpiti dalla proliferazione nel messinese dei centri destinati alla grande distribuzione. Scoraggiante infine l’empasse che ha caratterizzato sino ad oggi la Prefettura di Messina, nonostante le denunce stampa e la circostanziata ricostruzione del senatore Lumia sull’anomalo iter progettuale del Parco commerciale di Barcellona abbiano fornito sufficienti elementi per istituire una commissione d’indagine ed accertare l’esistenza di eventuali condizionamenti “esterni” sulla vita amministrativa locale.&lt;span&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt; font-weight: normal;"&gt;Sul progetto del megacentro si dovrà intanto discutere al Tribunale amministrativo regionale di Catania. L’avvocato&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Benedetto Calpona (in rappresentanza di&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;&amp;nbsp;Francesco Calabrese,&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;titolare dell’omonima impresa di costruzioni e proprietario di un terreno sito nell’area destinata ad ospitare il Parco), ha presentato un&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;&amp;nbsp;ricorso per l’annullamento della delibera consiliare di approvazione della variante al piano regolatore, contestandone la legittimità formale e sostanziale.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;Il sindaco Candeloro Nania ha già affidato a due noti avvocati la difesa dell’amministrazione e del procedimento che ha dato luce verde al progetto della famiglia Cattafi. Per le spese legali e le parcelle, naturalmente, ci penseranno il bilancio comunale e i contribuenti barcellonesi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2760705183938039695-640350298325955792?l=stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/feeds/640350298325955792/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2010/03/barcellona-lantimafia-nel-mirino-del.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/640350298325955792'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/640350298325955792'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2010/03/barcellona-lantimafia-nel-mirino-del.html' title='Barcellona, l’antimafia nel mirino del consiglio comunale'/><author><name>di emanuele davide scimone</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_DzybZet8Ls0/SSbwPfQ8_-I/AAAAAAAAAbc/up3wNztd5mw/S220/e.d.scimone+2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2760705183938039695.post-3470718933526647831</id><published>2010-02-18T10:15:00.001-08:00</published><updated>2010-02-18T10:15:50.103-08:00</updated><title type='text'>La Georgia, avamposto USA in Caucaso</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: red;"&gt;&lt;i&gt;di Antonio Mazzeo&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Un anno e mezzo dopo l’offensiva delle forze armate georgiane contro la provincia secessionista dell’Ossezia del Sud, a cui seguì la rappresaglia dei carri armati e dei cacciabombardieri russi contro le basi militari e la popolazione della Georgia, nel Caucaso tornano a soffiare i venti di guerra. A riaccendere le tensione tra la Russia e la ex repubblica sovietica divenuta la più fedele alleata degli Stati Uniti nella competizione per il controllo delle fonti petrolifere e degli oleodotti del Mar Nero e dell’Asia centrale, la firma di un accordo tra Mosca e l’Abkhazia per la realizzazione di una base capace di ospitare sino a 3.000 militari russi all’interno di questa seconda regione proclamatasi indipendente dalla Georgia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;La stipula dell’accordo è stato duramente commentato dalle autorità di Tbilisi che hanno minacciato gravi ritorsioni contro l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud. La nuova installazione russa segue però la proliferazione di un gran numero di piccole e medie infrastrutture militari, porti e aeroporti, finanziati e realizzati in Georgia dalle forze armate USA. A partire dal mese di gennaio di quest’anno, ad esempio,&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;sono divenute pienamente operative tre stazioni radar per il controllo dello spazio aereo georgiano e l’identificazione delle unità navali in transito nelle acque del Mar Nero. Ognuna di esse è costata al Pentagono circa 550.000 dollari, richiedendo tre anni di lavori sotto il coordinamento dell’US Army Corps of Engineers, il corpo d’ingegneria dell’esercito statunitense di base in Europa. Le tre stazioni radar sono state realizzate a Gonio (vicino al confine con la Turchia), a Chakvi (nella costa georgiana sul Mar Nero) e ad Anaklia, nella regione settentrionale del paese.&lt;span&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;“Queste installazioni operano come strumenti per il rafforzamento delle capacità georgiane nel prevenire, fare da deterrente e individuare il contrabbando di sostanze stupefacenti, il traffico illegale di armi, la migrazione illegale di persone ed eventuali minacce terroristiche”, ha dichiarato James Kelly, responsabile del&amp;nbsp;&lt;i&gt;Georgia Border Security and Law Enforcement&lt;/i&gt;&amp;nbsp;(GBLSE), lo speciale programma del Dipartimento di Stato di assistenza alla difesa e al rafforzamento istituzionale della Georgia. “Abbiamo portato a termine il piano internazionale finalizzato ad aiutare un alleato chiave degli Stati Uniti nella protezione delle sue frontiere marittime. Inoltre il GBSLE fornisce alle forze di polizia e ai militari georgiani attrezzature di telecomunicazione, sorveglianza ed intelligence, veicoli, elicotteri ed equipaggiamento per impedire, tra l’altro, l’importazione o il trasporto di armi di distruzione di massa e il traffico illegale di materiali radioattivi”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Le tre nuove stazioni radar si aggiungono ad altre 15 infrastrutture militari, in buona parte postazioni e centri di osservazione e controllo delle frontiere, realizzate in Georgia a partire del 2003 dall’US Army Corps of Engineers. Tra esse spiccano in particolare una grande caserma con annessi deposito munizioni e officine di manutenzione veicoli realizzati nelle vicinanze del cosiddetto&amp;nbsp;&lt;i&gt;Red Bridge&lt;/i&gt;, il principale posto di frontiera&amp;nbsp;&lt;span style="color: black;"&gt;con l’Azerbaijan (costato al Pentagono 7 milioni di dollari),&amp;nbsp;&lt;/span&gt;la “stazione di controllo” e un grande poligono di tipo coperto per l’addestramento all’uso di armi leggere nella regione montagnosa di Kazbegi, al confine con la Russia (costo 2,4 milioni di dollari).&amp;nbsp;&lt;span style="color: black;"&gt;Il Corpo d’ingegneria dell’esercito USA ha pure ristrutturato gli hangar e l’area di parcheggio velivoli dell’aeroporto internazionale di Tbilisi e ha completato la realizzazione a Bitumi di un “&lt;/span&gt;laboratorio specializzato” per la Guardia coste georgiana, di&amp;nbsp;&lt;span style="color: black;"&gt;una facility per la forza navale nel porto di Poti e di una stazione di telecomunicazioni a Lilo. Sono in via di completamento, inoltre, i lavori di riparazione dell’arsenale militare di Poti e di costruzione di&amp;nbsp;&lt;/span&gt;una infrastruttura per l’addestramento della guardia doganale a Lilo. Questi ultimi progetti sono stati finanziati grazie alla nuova iniziativa di assistenza per la “Sicurezza e il controllo delle esportazioni e dei confini georgiani”, voluta dal Dipartimento di Stato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Nel giugno 2009 è stata pure inaugurata un’accademia di polizia alla periferia di Tbilisi; si tratta della più grande e moderna infrastruttura di questo genere di tutto il&amp;nbsp;&lt;span style="color: black;"&gt;Caucaso&lt;/span&gt;&amp;nbsp;ed&amp;nbsp;&lt;span style="color: black;"&gt;include un’area di addestramento di 10.000 metri quadri, alloggi collettivi per 250 reclute e palestre per oltre 4.000 metri quadri.&lt;/span&gt;&amp;nbsp;Costata 2,1 milioni di dollari, l’accademia è stata finanziata grazie all’“International Narcotics and Law-Enforcement (INL)”, l’ambiguo programma di “aiuti” contro il narcotraffico che il Dipartimento di Stato ha implementato pure&amp;nbsp;&lt;span style="color: black;"&gt;in Ucraina, Kosovo, Afghanistan, Pakistan, Iraq, Colombia, Perù e Bolivia.&lt;/span&gt;&amp;nbsp;“L’infrastruttura è finalizzata a sostenere il programma di professionalizzazione delle forze di polizia georgiane per s&lt;span style="color: black;"&gt;ostenere nel paese la democrazia, rafforzare l’economia di mercato e sviluppare la stabilità sociale e politica e la lotta al crimine organizzato”, ha spiegato Jon Trumble, a capo dell’&lt;i&gt;US Bureau of Customs and Border Protection&lt;/i&gt;&amp;nbsp;che opera in Georgia dal 1997,&amp;nbsp;&lt;/span&gt;anno in cui ha preso il via l’aiuto militare statunitense all’ex repubblica sovietica. “La Georgia necessita di una&lt;span style="color: black;"&gt;&amp;nbsp;forza di polizia nazionale capace e dedita alla protezione dei cittadini e delle loro proprietà”, ha aggiunto Trumble. “Grazie ai fondi dell’INL, il nostro personale militare e di alcune agenzie di sicurezza come Fbi e Dea, è impegnato nella pianificazione delle operazioni e nell’addestramento sul campo della polizia, della guardia coste e delle pattuglie di controllo delle frontiere georgiane”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Parallelamente prosegue lo sforzo finanziario di Washington a favore del potenziamento delle capacità offensive delle forze armate georgiane. I reparti nazionali sono stati dotati dei sistemi d’arma più sofisticati, grazie principalmente al “Georgia Train and Equip Program”, il programma avviato dal Pentagono nel 2002. Periodicamente vengono dislocati nel paese reparti dell’esercito, della marina e dell’aeronautica statunitense per partecipare ad esercitazioni congiunte con le forze armate georgiane. L’appuntamento annuale più importante è il ciclo di addestramento interforze denominato “Immediate Response”, a cui partecipano pure reparti di altri paesi NATO. L’edizione più imponente si è tenuta nel luglio 2009, proprio alla vigilia della grave crisi militare russo-georgiana: ad essa hanno preso parte un migliaio di militari statunitensi provenienti dal Corpo dei Marines, dalla brigata aviotrasportata dell’US Army con base a Vicenza e dal 21st Theater Sustainment Command di Kaiserslautern (Germania). Centro operativo dell’esercitazione la grande base aerea di Vaziani, nei pressi della capitale georgiana, poi duramente bombardata dai caccia russi nell’agosto 2009.&lt;span style="color: black;"&gt;&amp;nbsp;Secondo i portavoce del Pentagono, nessuno dei militari USA partecipanti ad “Immediate Response” era presente in Georgia allo scoppio delle ostilità, ma qualche tempo dopo,&amp;nbsp;&lt;/span&gt;il Comando delle forze armate Usa in Europa (Useucom), ha ammesso la presenza nel paese di 92 militari e 35 contractor statunitensi, “utilizzati per l’addestramento dell’esercito georgiano alle operazioni in Iraq”. La Georgia ha infatti assegnato alla coalizione internazionale operante in Iraq 2.000 uomini, il terzo maggiore contributo militare dopo Stati Uniti d’America e Gran Bretagna.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Mentre il ruolo assunto dal distaccamento Useucom nel breve conflitto con la Russia è rimasto top secret, ampia visibilità è stata data dal Pentagono al trasferimento in Georgia di mezzi navali e aerei a “protezione” della popolazione civile e per il trasporto di “aiuti umanitari”. Nel quadro di una vasta operazione diretta dal Comando delle forze navali USA in Europa di stanza a Napoli, sono state inviate in Georgia alcune unità della VI Flotta operanti nelle acque del Mediterraneo, tra cui, in particolare, la nave ammiraglia USS Mount Whitney, con base a Gaeta, e il cacciatorpediniere McFaul che, congiuntamente a tonnellate di kit igienici e alimenti, trasportava una decina di missili da crociera Tomahawk a doppia capacità, convenzionale e nucleare. Numerosi aerei cargo C-40 “Clippers”, C-130 “Hercules” e C-17 “Galaxi” hanno raggiunto la Georgia dalle basi europee di Ramstein (Germania) e Sigonella (Sicilia), trasportando “aiuti” in buona parte sdoganati dal grande deposito dell’US Army di Camp Darby (Pisa). Per il ponte aereo con la Georgia, l’US Navy ha anche rischierato nella grande stazione aeronavale siciliana gli uomini e i velivoli del Fleet Logistics Support Squadron 59 (VR-59), di stanza a Fort Worth, Texas.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Due mesi dopo la cessazione dei combattimenti, la base aerea di Vaziani è stata rioccupata dalle forze armate USA per lo svolgimento – in abbondante anticipo – dell’edizione 2010 dell’esercitazione “Immediate Response”. Pianificata e diretta dal&lt;i&gt;21st Theater Sustainment Command&lt;/i&gt;&amp;nbsp;e dal&amp;nbsp;&lt;i&gt;Joint Multinational Readiness Center&lt;/i&gt;&amp;nbsp;dell’esercito USA di Hohenfels, Germania, l’operazione veniva giustificata da Washington con l’esigenza di “migliorare le capacità operative delle forze militari georgiane in vista del loro dispiegamento in Afghanistan a supporto dell’operazione&amp;nbsp;&lt;i&gt;Enduring Freedom&lt;/i&gt;”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2760705183938039695-3470718933526647831?l=stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/feeds/3470718933526647831/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2010/02/la-georgia-avamposto-usa-in-caucaso.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/3470718933526647831'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/3470718933526647831'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2010/02/la-georgia-avamposto-usa-in-caucaso.html' title='La Georgia, avamposto USA in Caucaso'/><author><name>di emanuele davide scimone</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_DzybZet8Ls0/SSbwPfQ8_-I/AAAAAAAAAbc/up3wNztd5mw/S220/e.d.scimone+2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2760705183938039695.post-6599635483289713702</id><published>2010-02-04T09:30:00.001-08:00</published><updated>2010-02-04T09:30:45.158-08:00</updated><title type='text'>Contro i pirati, aerei USA alle Seychelles. Li controlla Sigonella</title><content type='html'>&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;di &lt;i style="color: red;"&gt;Antonio Mazzeo&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;L’amministrazione Obama potenzia ulteriormente il dispositivo militare per combattere la pirateria marittima a largo delle coste dell’Africa orientale. Tre aerei P-3 Orion e 112 militari in forza al VP-26 “Tridents”, lo squadrone dell’US Navy con base a Maine, sono stati trasferiti nell’aeroporto internazionale di Mahe, Seychelles. Gli Orion opereranno congiuntamente ai velivoli senza pilota UAV “MQ-9 Reaper” che il Comando navale statunitense per l’Europa e l’Africa &lt;i&gt;NAVEUR NAVAF&lt;/i&gt; (con sede a Napoli) ha trasferito nell’arcipelago qualche mese per eseguire missioni d’intelligence, sorveglianza e riconoscimento delle imbarcazioni dei pirati. I velivoli P-3 Orion sono stati messi a disposizione di Africom, il Comando delle forze armate statunitensi per il continente africano, ma la pianificazione e il coordinamento delle operazioni sono stati assegnati alla Combined Task Force (CTF) 67 di Sigonella (Sicilia) che dirige le forze aeree della Marina USA nel Mediterraneo. &lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;L’utilizzo in Corno d’Africa degli aerei da pattugliamento dell’US Navy è stato pianificato dal Pentagono da diverso tempo. Nell’agosto del 2009, un P-3 Orion di stanza nella grande base aeronavale siciliana aveva effettuato dei test operativi a Mahe, congiuntamente al dislocamento degli UAV “Reaper” e di 75 tra tecnici e militari preposti al loro funzionamento. “I velivoli P-3 Orion alle Seychelles possono assicurare la copertura di una vasta aerea marittima”, ha dichiarato John Moore, comandante del CTF-67. “Hanno un’autonomia di volo che può arrivare alle otto ore e saranno utilizzati a tempo indeterminato ed esclusivamente per missioni anti-pirateria”. Per l’occasione, il VP-26 “Tridents” dell’US Navy ha modificato le insegne degli aerei rischiarati nell’Oceano indiano: i tradizionali siluri che sormontano l’emblema del gruppo di volo sono stati sovrapposti a forma di X, assumendo il tetro aspetto della bandiera con il teschio degli antichi pirati dei Carabi.&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Gli aerei P-3 Orion, progettati e prodotti dall’industria Lockheed per pattugliare i mari ed intervenire nella guerra contro navi e sottomarini, a partire dagli anni ‘90 sono stati orientati sempre più alle attività d’intelligence e riconoscimento e alla cosiddetta “lotta al terrorismo”. Per la loro versatilità, sono usati a supporto delle forze terrestri USA e NATO in Iraq ed Afghanistan e in missioni di “sorveglianza” del Mediterraneo, del Golfo Persico e dell’Africa orientale, sempre sotto il controllo del CTF-67 di Sigonella. La definizione di “aerei-spia” non è però del tutto appropriata per gli Orion. Essi sono infatti veri e propri famigerati strumenti di guerra e con duplice capacità, convenzionale e nucleare. Possono imbarcare siluri “Mark 46” e “Mark 50”, missili AGM-84 “Harpoon” e AGM-65 “Maverick”, cannoni da 127 mm, mine antinavali, bombe a caduta libera. &lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;L’utilizzo di questi aerei per contenere i tentativi di sequestro di unità mercantili e petroliere in rotta nel Golfo di Aden e nell’Oceano indiano, non è nuovo. A partire dell’autunno 2008, l’aeronautica militare spagnola ha dislocato un imprecisato numero di P-3 Orion a sostegno della crociata internazionale contro la pirateria che vede impegnate una trentina di navi da guerra di Stati Uniti, NATO, Unione europea, Cina, Russia, India, Giappone e di alcuni paesi mediorientali. Una dispendiosissima campagna autorizzata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che non è stata in grado però di ridurre gli assalti. Al contrario, il 2009 si è concluso registrando un record nel numero degli arrembaggi e dei sequestri navali nelle acque dell’Africa orientale. Secondo il Centro di studio sulla pirateria dell’International Maritime Bureau, lo scorso anno sono state attaccate 214 grandi imbarcazioni, 47 delle quali sono finite in mano agli assalitori. L’anno prima, sempre secondo l’International Maritime Buerau, gli assalti erano stati 111, il 200% in più del 2007. Una evidente escalation, dunque, che testimonia il fallimento delle strategie d’interventismo militare contro un fenomeno dalle profonde radici sociali, politiche ed economiche. Washington però non sembra aver compreso la lezione e rilancia l’offensiva anti-pirati a suon di P-3 Orion e velivoli senza pilota. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2760705183938039695-6599635483289713702?l=stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/feeds/6599635483289713702/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2010/02/contro-i-pirati-aerei-usa-alle.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/6599635483289713702'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/6599635483289713702'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2010/02/contro-i-pirati-aerei-usa-alle.html' title='Contro i pirati, aerei USA alle Seychelles. Li controlla Sigonella'/><author><name>di emanuele davide scimone</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_DzybZet8Ls0/SSbwPfQ8_-I/AAAAAAAAAbc/up3wNztd5mw/S220/e.d.scimone+2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2760705183938039695.post-2509593546538122222</id><published>2010-02-02T09:07:00.000-08:00</published><updated>2010-02-02T09:07:21.143-08:00</updated><title type='text'>Fratelli ingombranti nelle logge massoniche di Barcellona P.G.</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt; font-weight: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: red;"&gt;di Antonio Mazzeo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt; font-weight: normal;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt; font-weight: normal;"&gt;Maurizio Marchetta era l’&lt;i&gt;enfant prodige&lt;/i&gt;&amp;nbsp;della politica e dell’imprenditoria locale, perlomeno sino alla deflagrazione dell’inchiesta “Omega”, nel luglio 2003, quella sullo strapotere della criminalità organizzata nella realizzazione delle opere pubbliche nella provincia di Messina. Architetto,&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt; font-weight: normal;"&gt;titolare dell’impresa di costruzioni Cogemar, nel 2001 Marchetta ascese alla vicepresidenza del Consiglio comunale di Barcellona Pozzo di Gotto in rappresentanza di Alleanza Nazionale, il partito del senatore Domenico Nania, barcellonese. Due anni dopo la tempesta giudiziaria e un’accusa per l’imprenditore-consigliere di&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;«aver fatto parte di un’associazione a delinquere finalizzata alle turbative d’asta».&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt; font-weight: normal;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt; font-weight: normal;"&gt;Il profilo tutt’altro che lusinghiero su Marchetta sarà tracciato nel 2006 dai componenti della Commissione incaricata dalla Prefettura di Messina di verificare eventuali infiltrazioni mafiose nella gestione del Comune di Barcellona. I commissari, in particolare, oltre ai procedimenti penali che lo vedevano coinvolto, segnalarono&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;«gli stretti rapporti di cointeressenza esistenti» con Salvatore “Sem” Di Salvo, pluripregiudicato ai vertici dell’organizzazione mafiosa del Longano, e le&amp;nbsp;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;«&lt;/span&gt;documentate condotte agevolatrici volte ad introdurlo nella casa comunale per permettergli di sbrigare con facilità e speditezza qualunque tipo di pratica amministrativa». Del politico-imprenditore furono inoltre evidenziate le frequentazioni con altri due personaggi di spicco della criminalità barcellonese, Giovanni Rao e&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;l’avvocato Rosario Pio Cattafi,&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;tessitore quest’ultimo oggi di una imponente operazione speculativa, la realizzazione di un Parco commerciale di 18,4 ettari alla periferia di Barcellona P.G..&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Da un anno a questa parte Maurizio Marchetta ha deciso di rispondere alle domande degli inquirenti. La Procura preferisce definirlo un “dichiarante”, ma i suoi racconti hanno scatenato un vero e proprio terremoto tra la classe politica dirigente, gli imprenditori e i vecchi e nuovi reggenti delle cosche. Grazie a Marchetta è scaturita l’indagine denominata “Sistema”, che&lt;span style="color: black;"&gt;all’inizio del 2009 ha portato all’arresto di Giuseppe D'Amico (boss emergente della famiglia barcellonese), Pietro Nicola Mazzagatti (a capo della famiglia di Santa Lucia del Mela) e Carmelo Bisognano (Mazzarrà Sant’Andrea).&lt;/span&gt;&amp;nbsp;Marchetta ha pure spiegato con dovizia di particolari il cosiddetto meccanismo regolatore del “3 per cento”, quanto cioè si deve pagare alla mafia per continuare a lavorare nella provincia di Messina. E si è soffermato sulle modalità di conduzione delle turbative d’asta nei pubblici appalti, illeciti resi possibili dall’esistenza di&amp;nbsp;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;«&lt;/span&gt;un gruppo di imprenditori che adotta tale sistema su scala regionale e che fruisce sia di collegamenti con pubblici amministratori, sia con soggetti politici che svolgono una vera e propria funzione di referenti, sia con soggetti appartenenti alla criminalità organizzata»&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;. Maurizio Marchetta non ha risparmiato parole di fuoco contro uno dei sui principali referenti politici, il dottor Candeloro Nania (ex Msi, ex An, oggi Pdl), da una decade a capo dell’amministrazione comunale di Barcellona, cugino di primo grado del senatore Domenico Nania. A proposito del sindaco del Longano, Marchetta avrebbe raccontato&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;«&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;le forme di condizionamento determinate per imporre a privati proprietari terrieri, che hanno ottenuto grazie a lui l’aumento dell’indice di cubatura, le progettazioni e le successive costruzioni con professionisti ed imprenditori da lui stesso imposti&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;»&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: yellow; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; font-size: 14pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt; font-weight: normal;"&gt;L’architetto ha pure puntato il dito contro le logge e i templi “occulti” della massoneria, veri e propri centri dove sarebbe esercitato il potere del partito unico trasversale che regolerebbe la vita della fascia tirrenica del messinese. È stato grazie al dichiarante che&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt; font-weight: normal;"&gt;la Squadra Mobile&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt; font-weight: normal;"&gt;&amp;nbsp;della Questura di Messina ha avviato un’indagine sulla Gran Loggia&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt; font-weight: normal;"&gt;Ausonia, un’obbedienza “indipendente” fondata a Barcellona il 15 gennaio 2004.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt; font-weight: normal;"&gt;«Gli obiettivi che gli adepti si prefiggono non appaiono riconducibili alla conduzione di studi filosofici ed approfondimenti culturali», scrivono i dirigenti della Questura nella loro richiesta di perquisizione della loggia massonica. Al contrario, i “fratelli” dell’Ausonia punterebbero «all’acquisizione ed al consolidamento di posizioni di vertice, nei contesti professionali e lavorativi in cui operano, ed incarichi presso strutture sanitarie che forniscono un bacino elettorale a cui attingere di volta in volta nelle competizioni amministrative e politiche, dietro cui staglierebbe, quale promotore e artefice ideatore, la figura del Senatore Domenico Nania». Per gli inquirenti, poi,&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;«taluni di questi soggetti&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;» risulterebbero aver mantenuto rapporti&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;con&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;«&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;personaggi legati sia al mondo della politica che della criminalità organizzata barcellonese».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span&gt;«A Barcellona vi sono tre logge massoniche “spurie” in quanto non sono riconosciute, ma forse sarebbe meglio definirle occulte», ha raccontato Maurizio Marchetta. «La gran parte degli appartenenti sono medici, soprattutto ospedalieri di Barcellona, poi ci sono informatori scientifici, avvocati, politici. I tre maestri venerabili ruotano ogni anno e ciascuno è alla guida delle singole logge».&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;&amp;nbsp;Per il Marchetta, il senatore Nania avrebbe come «riferimento unico della massoneria barcellonese&lt;/span&gt;»&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;&amp;nbsp;il&amp;nbsp;&lt;/span&gt;dottor Felice Carmelo La Rosa, maestro venerabile dell’Ausonia e primario al Pronto soccorso dell’ospedale “Cutroni Zodda” della città del Longano. «La Rosa è il più alto in&lt;span&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;grado che ha fondato questa loggia», ha dichiarato l’architetto. «Un suo fratello, di nome Sebastiano, è consigliere comunale a Barcellona in quota Pdl, mentre un altro fratello è cognato del consuocero del senatore Nania. Le tre logge massoniche spurie di Barcellona sono state trasferite all’interno di un appartamento ubicato in Piazza Marconi, in uno stabile di proprietà della famiglia La Rosa. In tale stabile vi sono anche gli uffici dello studio del commercialista Sebastiano La Rosa e dell’Agenzia di Assicurazioni gestita dal fratello Luigi La Rosa, che è cognato di Tindaro e Francesco Calabrese, soci e amministratori della CA.TI.FRA. Srl per averne sposato la sorella. Anche da qui si rafforzano i rapporti con la famiglia Nania». Secondo Marchetta, proprio la società dei Calabrese farebbe parte del “tavolino” creato all’interno della sezione di Messina dell’associazione costruttori edili (ANCE) dal presidente Carlo Borella per pianificare e gestire l’aggiudicazione degli appalti d’importo consistente&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Figura complessa quella del venerabile Felice Carmelo La Rosa.&amp;nbsp;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;«&lt;/span&gt;Dalla consultazione della Banca Dati Interforze SDI risultano a suo carico precedenti per infrazioni a norme comportamentali, falsità ideologica commessa in concorso dal pubblico ufficiale in atti pubblici, truffa in concorso», scrivono i dirigenti della Squadra Mobile. Ex consigliere ed assessore della Provincia di Messina in quota Forza Italia, Felice Carmelo La Rosa è stato tra i fondatori del sodalizio degli “Azzurri” nella città del Longano. Prima ancora aveva militato nell’arcipelago dell’estrema destra locale. Erano gli anni in cui missini, giovani del Fuan, ordinovisti e avanguardisti, spesso con doppia o tripla affiliazione, lanciavano assalti e rappresaglie all’interno dell’Università di Messina. Una ventina di presunti attivisti neofascisti furono pure attenzionati dal pubblico ministero Vittorio Occorsio, poi assassinato. Tra essi c’era il La Rosa, l’allora dirigente nazionale del Fuan Gualtiero Cannavò (oggi avvocato civilista) e Giuseppe Alfano, il corrispondente da Barcellona del quotidiano “La Sicilia” barbaramente assassinato dalla mafia l’8 gennaio del 1993. Tre personaggi che negli anni a seguire avrebbero espresso valutazioni diametralmente opposte sui “valori” della fratellanza massonica. Felice Carmelo La Rosa e Gualtiero Cannavò entrarono a far parte del Grande Oriente d’Italia, il primo nella loggia “Fratelli Bandiera” di Barcellona, il secondo nella “Stretta Fratellanza” di Messina. Giuseppe Alfano, invece, intraprese un’indagine sui presunti condizionamenti della vita amministrativa locale da parte di una loggia segreta, che, stando agli appunti ritrovati dopo il suo omicidio, avrebbe avuto tra gli affiliati il medico Antonio Franco Bonavita (fratello di Salvatore Bonavita, ingegnere capo dell’ufficio tecnico del Municipio di Barcellona) e l’ingegnere Antonino Mazza, il proprietario dell’emittente&amp;nbsp;&lt;i&gt;Telenews&lt;/i&gt;&amp;nbsp;misteriosamente assassinato il 30 luglio 1993, che insieme ad Alfano era stato promotore della lista civica “Alleanza democratica progetto Barcellona” che partecipò alle elezioni comunali del 1990.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span&gt;Altrettanto complessa la figura del germano del Maestro venerabile dell’Ausonia, Sebastiano La Rosa, consigliere comunale a Barcellona nella penultima legislatura (An-Msi) e cognato dell’odierno vicepresidente del consiglio Salvatore Schembri (Pdl-An). «Sul suo conto – si legge nella relazione della Commissione prefettizia sul mancato scioglimento per mafia del Comune del Longano - si rileva che l’8 gennaio 2000 è stato denunciato in stato di libertà dal Commissariato della Polizia di Stato, poiché resosi responsabile, in concorso con altri, del reato di accensione ed esplosione di cose pericolose; indagato in seno al procedimento penale n. 1871/99 - art. 171 L. 633/1941 (pirateria informatica), con sentenza 468/00 assolto per non aver commesso il fatto…». Alla Questura di Messina risulta però qualcosa in più:&amp;nbsp;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;«precedenti per contraffazione, alterazione o uso di segni distintivi di opere dell’ingegno, introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi, frode nell’esercizio del commercio in concorso, vendita di prodotti industriali con segni mendaci, ricettazione, porto abusivo e detenzione armi&lt;/span&gt;»&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span&gt;Nelle sue deposizioni, Maurizio Marchetta ha indicato il nome di alcuni presunti “fratelli” al vertice del circolo massonico Ausonia del Longano. «Appartengono a questa loggia il prof. Placido Conti, oggi uno dei venerabili, insegnante presso l’Istituto Agrario di Barcellona, attivista politico legato a Carmelo La Rosa e che mi risulta frequentare e recarsi assiduamente, negli ultimi tre anni, sia a Urbino sia presso al Repubblica di San Marino; il dottor Giorgio Maugeri, direttore dell’INPS di Milazzo; il direttore dell’Istituto Superiore di Agraria di Barcellona a nome Sebastiano Salvatore Messina, già in passato assessore al Comune di Barcellona nella prima giunta Nania, in quota Forza Italia; il prof. Roberto Meo, insegnante alle superiori cui ho fatto seguire il figlio di Salvatore “Sem” Di Salvo; Giuseppe Iacono, un informatore scientifico. Queste persone tengono riunioni rituali periodiche, generalmente due al mese, nel corso delle quali attuano le finalità della loggia. Che sono quelle di mettere a disposizione il rispettivo ruolo nei vari settori per aiutarsi reciprocamente e, soprattutto, per creare voti elettorali».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;«&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;L’attuale venerabile di una di queste logge che si chiama “Armonia” è Giorgio Maugeri&lt;/span&gt;», aggiunge Marchetta&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;«&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;La loggia “Armonia” è dipendente da una sorta di “obbedienza”, sempre facente capo a Carmelo la Rosa che si chiama Gran Loggia Ausonia, sotto cui stanno le altre due logge. La carica di segretario della Gran Loggia Ausonia è attualmente ricoperta da Placido Conti. Posso precisare che la maggior parte delle persone da me indicate erano in precedenza iscritti&lt;span&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;ad un’altra obbedienza che credo si chiami “Principato delle Andorre”. Molti di questi ho saputo che sono stati raggiunti da un avviso di garanzia, ma non so per quale reato, ed in ragione di ciò sono transitati in queste logge occulte&lt;/span&gt;»&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt; font-weight: normal;"&gt;La Squadra Mobile&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;di Messina ha accertato identità e curriculum vitae dei frammassoni tirati in ballo dal dichiarante. Giorgio Maugeri, ad esempio, è risultato essere stato iscritto in passato alla loggia massonica “Libertà” del Grande Oriente d’Italia, con sede a Messina; inoltre risulterebbero a suo carico «precedenti per reati in materia di prostituzione»&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;. Sebastiano Salvatore Messina, vicepreside dell’Istituto Professionale Statale per l’Agricoltura di Barcellona, «è&amp;nbsp;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;subentrato alla guida dell’Assessorato al Bilancio, Finanze, Patrimonio e Autoparco del Comune di Barcellona al commercialista Luigi La Rosa, cugino dei germani Felice Carmelo e Sebastiano La Rosa, presidente dell’AIAS (Associazione Italiana Assistenza Spastici), sezione di Barcellona e attuale presidente dei Revisori dei conti della città del Longano&lt;/span&gt;». Luigi La Rosa – si aggiunge - è&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;&amp;nbsp;stato «&lt;/span&gt;notato in diverse circostanze con soggetti mafiosi dell’hinterland barcellonese» ed è stato&amp;nbsp;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;indagato nell’ambito dell’operazione “Gabbiani” per il quale il 13 luglio 2004 venne tratto in arresto il consigliere comunale Andrea Aragona, capogruppo di Forza Italia. La Rosa fu successivamente condannato&amp;nbsp;&lt;/span&gt;a 3 mesi e 10 giorni di reclusione per voto di scambio, per aver ceduto a più elettori buoni benzina in occasione delle elezioni provinciali del 2003. Nello stesso processo fu condannato ad una pena lievemente maggiore (sempre per l’accusa di voto di scambio nonché per turbata libertà degli incanti), Pietro Arnò, un imprenditore&amp;nbsp;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;«&lt;/span&gt;legato al clan mafioso barcellonese», con cui il “fratello” Sebastiano Salvatore Messina è risultato essere stato&amp;nbsp;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;in «interessanti rapporti personali, lavorativi e politici&lt;/span&gt;» prima della sua prematura scomparsa.&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;&amp;nbsp;Secondo l’accusa, Andrea Aragona, in concorso proprio con Pietro Arnò, avrebbe usato minaccia per costringere il dirigente del Comune di Barcellona Salvatore Bonavita a commettere una serie indeterminata di reati di falso in atto pubblico e di abuso in atti d’ufficio a vantaggio della Cooperativa “Libertà &amp;amp; Lavoro” di cui lo stesso Aragona era presidente. Nel novembre 2003, Pietro Arnò scampò miracolosamente ad un agguato mortale: due persone, rimaste ignote, gli spararono con un fucile all’uscita della sua abitazione di Spinesante, attingendolo alla regione temporale sinistra&lt;/span&gt;.&lt;em&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span&gt;«Faccio parte della massoneria e quindi, per forza di cose, conosco anche i massoni occulti che riconoscono noi in quanto rituali, metodi e simboli distintivi sono comuni», ha ammesso Maurizio Marchetta&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;. Dopo essere stato iscritto alla storica loggia “Fratelli Bandiera” del Grande Oriente d’Italia, l’imprenditore è però transitato nella “Eugenio Barresi” del GOI, loggia fondata nel febbraio del 2009 ed&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;intitolata&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;all’ex veterinario capo provinciale ed&lt;/span&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;&amp;nbsp;ex socio della squadra di calcio dell’“Igea Virus”,&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;deceduto qualche anno fa in un incidente stradale. Odierno Gran Maestro della “Eugenio Barresi”&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;è&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;Salvatore Tafuro,&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;ex dirigente del Commissariato di Pubblica sicurezza di Barcellona e della squadra mobile di Reggio Calabria.&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;«Abbiamo deciso di costituire questa loggia perché in quella dei “Fratelli Bandiera” venne ammesso contro la mia volontà e quella di altre persone tale Domenico Sindoni, figlio del noto Giovanni Sindoni, nominato con l’intervento del senatore Nania direttore sanitario dell’ospedale “Cutroni Zodda”&lt;/span&gt;», ha spiegato Marchetta&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;. «Aggiungo che non appena è entrato Sindoni, il dottor Sergio Scroppo è diventato primario di anestesia dell’ospedale di Barcellona ed il dottor Bruno Magliarditi, medico di Milazzo portato da Sindoni, è diventato primario del reparto di ginecologia ed ostetricia del “Cutroni Zodda”&lt;/span&gt;»&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;. Magliarditi, tra l’altro, è primario del reparto di neonatologia del nosocomio di Milazzo.&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span&gt;Per Marchetta, dunque, l’ingresso in massoneria del direttore sanitario dell’ospedale di Barcellona avrebbe generato la diaspora di numerosi “fratelli”. Candidato alle ultime elezioni amministrative con la lista di Forza Italia, Domenico Sindoni risulta avere «precedenti per violazioni norme prevenzione infortuni lavoro in concorso ed altre violazioni in materia di lavoro». Ma ciò non può essere stata la causa dello scarso entusiasmo manifestato da certi adepti della “Fratelli Bandiera”. Esso, invece, sarebbe da imputare al “peso” esercitato dal padre, il pregiudicato Giovanni Sindoni. Già presidente della società calcistica “Nuova Igea S.p.A.” (poi “Igea Virtus di Arnò Pietro &amp;amp; C.”), Sindoni è tra i maggiori autotrasportatori ed imprenditori agrumari siciliani.&amp;nbsp;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;«&lt;/span&gt;Allo stato attuale, è considerato uno dei più avviati e facoltosi imprenditori di Barcellona», scrivono i dirigenti della Squadra Mobile di Messina.&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;«&lt;/span&gt;Pur avendo, sino al 1981, pendenze per emissioni di assegni a vuoto, nel volgere di pochi anni, Giovanni Sindoni riesce a promuovere ed avviare numerose attività imprenditoriali, accumulando con estrema rapidità una ingente ricchezza». Già coinvolto in inchieste per truffe miliardarie a danno dell’A.I.M.A., il “re delle arance” è ritenuto «soggetto legato alla organizzazione mafiosa barcellonese», in «ottimi rapporti&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;»&lt;/span&gt;&amp;nbsp;con il boss Giuseppe Gullotti&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;(una condanna definitiva quale mandante dell’omicidio del giornalista Alfano)&amp;nbsp;&lt;/span&gt;e con Luigi “Gino” Ilardo, affiliato alla cosca catanese di Benedetto Santapaola, nonché cugino del boss nisseno Giuseppe “Piddu” Madonia, ucciso in un agguato a Catania il 10 maggio 1996.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 14pt;"&gt;Nell’indagine sul presunto ruolo assunto dal Santapaola per il delitto Alfano, poi definitivamente archiviata, fu anche vagliata la posizione del facoltoso imprenditore come possibile altro mandante dell’omicidio. Nella iniziale prospettazione d’accusa, il giornalista sarebbe stato ucciso perché aveva scoperto il coinvolgimento del boss catanese nelle truffe relative alle sovvenzioni in campo agrumicolo, realizzate appunto dal Sindoni. Erano state le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Maurizio Avola a fornire lo spunto per quelle indagini. «&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;Il vero mandante dell’omicidio di Beppe Alfano, si chiama Sindoni&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;», ha raccontato Avola ai magistrati. «&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: normal;"&gt;Sindoni è un potente massone che conosce tutta la magistratura, quella corrotta logicamente: ha importanti amicizie al Ministero e un po' ovunqu&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;b&gt;e&lt;/b&gt;. Poi, tantissimi giri di soldi insieme ai Santapaola, ai barcellonesi, ai messinesi, nel traffico delle arance. L’omicidio scaturisce perché il giornalista aveva capito chi era il vero boss nella sua zona e che amicizie avesse questa persona, un vero intoccabile». Ancora la massoneria dunque. E ancora l’omicidio Alfano.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2760705183938039695-2509593546538122222?l=stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/feeds/2509593546538122222/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2010/02/fratelli-ingombranti-nelle-logge.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/2509593546538122222'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/2509593546538122222'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2010/02/fratelli-ingombranti-nelle-logge.html' title='Fratelli ingombranti nelle logge massoniche di Barcellona P.G.'/><author><name>di emanuele davide scimone</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_DzybZet8Ls0/SSbwPfQ8_-I/AAAAAAAAAbc/up3wNztd5mw/S220/e.d.scimone+2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2760705183938039695.post-6327746272462049053</id><published>2010-01-26T09:10:00.000-08:00</published><updated>2010-01-26T09:10:35.126-08:00</updated><title type='text'>La Gran Loggia Ausonia di Barcellona Pozzo di Gotto</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="color: red; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;di Antonio Mazzeo &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Uno spaccato di piccola e media borghesia siciliana. C’è l’anziano politico buono per tutte le stagioni; il sindaco, l’assessore e il consigliere comunale; il medico condotto e il chirurgo affermato; l’avvocato penalista, il consulente finanziario e il commercialista; il dirigente di un grande ente statale; il preside, l’insegnate di ruolo e quello precario. “Fratelli” e “sorelle” e qualche cognato, tutti devoti del Grande Architetto dell’Universo. I riti esoterici vengono consumati tra squadrette, compassi, cappucci, spade, pavimenti a scacchiera, candelabri, teschi e casse da morto nell’oscurità di un anonimo appartamento alla periferia di Barcellona Pozzo di Gotto, centro tirrenico della provincia di Messina. È in questo “tempio” dello spirito e dell’intelletto che il 25 ottobre del 2009 si presentano funzionari ed agenti della polizia di Stato. Anch’essi, come ogni comune profano, devono transitare da una lugubre stanzetta di “meditazione e purificazione” dove ad una parete è affissa una falce e un cartello che ammonisce: &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;«&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Se tieni alle distinzioni umane, vattene&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;»&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;. Gli agenti hanno l’ordine di sequestrare l’elenco degli iscritti, lo statuto e i verbali delle riunioni svolte all’interno della loggia massonica che vi è ospitata, l’“Ausonia”, indipendente dalle obbedienze che popolano la sin troppo litigiosa frammassoneria italiana. &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;A ordinare il blitz, i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Messina, &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Angelo Cavallo e Giuseppe Verzera, che ipotizzano la &lt;strong&gt;&lt;span&gt;violazione dell’articolo 2 comma 2 della legge 25/1982, la cosiddetta “Spadolini-Anselmi” che vieta le associazioni segrete, approvata dopo lo scandalo della superloggia P2 di Licio Gelli. Secondo i dirigenti &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;della Squadra Mobile della Questura di Messina&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;, l’“Ausonia”, fondata il 15 gennaio 2004, non risulterebbe inserita negli elenchi ufficiali depositati in prefettura. &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;«Gli obiettivi che si prefiggono non appaiono riconducibili alla conduzione di studi filosofici ed approfondimenti culturali - scrivono nella richiesta di autorizzazione alla perquisizione – bensì all'acquisizione ed al consolidamento di posizioni di vertice, nei contesti professionali e lavorativi in cui operano, ed incarichi presso strutture sanitarie che forniscono un bacino elettorale a cui attingere di volta in volta nelle competizioni amministrative e politiche, dietro cui staglierebbe, quale promotore e artefice ideatore, la figura del Senatore Domenico Nania». Sì proprio lui, uno dei politici più influenti del Polo delle libertà in Sicilia, ex Giovane Italia, poi Movimento Sociale italiano ed infine Alleanza nazionale, deputato della Camera nella X, XI, XII e XIII legislatura, senatore della Repubblica nella XIV, XV e XVI legislatura (odierno vicepresidente Pdl del Senato e membro della Commissione ambiente e territorio), tra i quattro “saggi” che hanno redatto la Costituzione votata in parlamento nel 2005 ma respinta referendariamente dal popolo italiano,.&lt;span&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Una parte dei “fratelli” dell'“Aurora”- che gli inquirenti considerano esserne il “nucleo forte” - prima di approdarvi è transitata da altre logge “spurie” del barcellonese, ultime delle quali la “Loggia Gran Principato delle Andorre” e “I Filadelfi”. Consolidati i collegamenti con altre logge non ufficiali d’Italia e all’estero e&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt; con ordini cavallereschi e presunto-nobiliari che sarebbero proliferati localmente anche grazie al fascino suscitato dai&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt; &lt;span style="color: #777777;"&gt;&lt;span&gt;&lt;i&gt;&lt;span&gt;Caballeros del Antiguo Reino de la Corona de Aragòn&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt; (Spagna) e dal &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;i&gt;&lt;span&gt;G&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: #777777;"&gt;&lt;span&gt;&lt;i&gt;&lt;span&gt;ran Maestre de la Soberana y Militar Orden del Temple Catalano Aragonés&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;, giunti &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;nel messinese, &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="color: #777777;"&gt;in&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt; visita ufficiale, nell’&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;ottobre del 2002&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="color: #777777;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt; Qualche massone, inoltre, sarebbe poi accreditato tra gli esclusivi circoli cattolici pro Opus Dei.&lt;span&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Sei gli appartenenti alla presunta loggia occulta indagati: &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;è contestat&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;a la «partecipazione ad una associazione segreta che, occultata l’esistenza degli associati e tenendo segrete congiuntamente attività sociali e finalità, svolgevano attività diretta ad interferire sull’esercizio delle funzioni di organi ed enti pubblici anche economici, nonché di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale». Si tratta &lt;strong&gt;&lt;span&gt;dell’informatore scientifico &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;Giuseppe Iacono;&lt;strong&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;del professore Placido Conti, preside dell’Istituto parificato alberghiero; di Sebastiano Messina, docente di un istituto superiore ed ex assessore comunale di Barcellona in quota Forza Italia; di Roberto Meo, docente precario; di Giorgio Maugeri, direttore pro tempore della sede Inps di Milazzo; del &lt;strong&gt;&lt;span&gt;direttore del Pronto soccorso dell’ospedale “Cutroni-Zodda” di Barcellona&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;, Felice Carmelo La Rosa,&lt;strong&gt;&lt;span&gt; proprietario dell’appartamento di piazza Marconi che ospita la loggia&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;. “Sovrano gran cerimoniere del Rito scozzese antico ed accettato”, il dottor La Rosa è certamente il personaggio più noto alle cronache. Ex consigliere ed assessore della Provincia di Messina con Forza Italia, è stato tra i fondatori del sodalizio degli “Azzurri” nella città del Longano. Prima ancora ha militato nell’arcipelago dell’estrema destra locale.&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;L’esistenza nel Longano di associazioni segrete e logge massoniche non regolari in grado di condizionare la vita amministrativa e il regolare svolgimento delle gare d’appalto è stata rivelata ai magistrati dall’imprenditore edile Maurizio Marchetta, titolare della Cogemar Srl&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt; ed ex vicepresidente del consiglio comunale di Barcellona con Alleanza nazionale, indagato nel 2003 nell’ambito dell’operazione “Omega” con l’accusa di turbativa d’asta ed associazione per delinquere. Interrogato&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt; il 16 marzo e l'11 giugno 2009, Marchetta si è soffermato proprio  sulla &lt;strong&gt;&lt;span&gt;“Gran loggia Ausonia” e sulla contigua associazione “Onlus Ausonia” costituita il 29 maggio del 2004 per operare nel campo della &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;«&lt;strong&gt;&lt;span&gt;beneficenza e di attività culturali quali convegni su personaggi storici e dell’arte&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;»&lt;strong&gt;&lt;span&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;«Presso la sede dell’onlus hanno la propria sede ben tre logge massoniche “occulte” ed i cui iscritti, di cui sono in grado di riferire alcuni nomi, utilizzano l’appartenenza massonica per ottenere in cambio incarichi e varie forme di potere da parte di politici locali», ha spiegato l’imprenditore. «Gli iscritti a queste logge occulte barcellonesi, per un numero di circa 40 persone tra medici, avvocati, informatori scientifici e liberi professionisti, hanno costituito una rete di collegamenti con la Sicilia e la Calabria, raggiungendo un numero complessivo di circa mille persone». &lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;«Le tre logge massoniche spurie di Barcellona – ha aggiunto Marchetta – sono state trasferite all'interno di un appartamento ubicato in Piazza Marconi n. 6 e 9. Tale spostamento è motivato da due ordini di ragioni: la prima è che nella precedente sede poiché abita la madre di un giudice, questi è solito andare a trovarla di frequente, pertanto gli associati alle logge occulte preferiscono non essere notati; la seconda è che lo stabile è di proprietà della famiglia La Rosa e quindi possono riunirsi indisturbati». Poi i fendenti contro alcuni dei vertici dell'“Ausonia”. «Carmelo La Rosa è il riferimento unico della massoneria barcellonese del senatore Nania, con il quale si scambiano reciprocamente cortesie», ha dichiarato l'imprenditore. «La Rosa è il più alto in&lt;span&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;grado che ha fondato questa loggia. Un suo fratello è consigliere comunale a Barcellona nelle liste di An, mentre un altro fratello è cognato del consuocero del senatore Nania».&lt;span&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Maurizio Marchetta ha ammesso di essere iscritto da tempo alle logge del Grande Oriente d’Italia,&lt;strong&gt;&lt;span&gt; prima alla “Fratelli Bandiera”, poi alla “Eugenio Barresi”.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; Quest’ultima &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;è stata fondata nel febbraio 2009 dal Gran maestro venerabile &lt;strong&gt;&lt;span&gt;Salvatore Tafuro&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; (ex affiliato della “Fratelli Bandiera” ed ex dirigente del Commissariato di Pubblica sicurezza di Barcellona e della squadra mobile di Reggio Calabria) ed è &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;intitolata &lt;span style="color: black;"&gt;ad un noto veterinario barcellonese, grado 33 della &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: black; font-size: 14pt;"&gt;massoneria siciliana, deceduto qualche anno fa in un incidente stradale.&lt;span&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-size: 14pt;"&gt;&lt;strong&gt;«Per quanto riguarda le mie conoscenze sulla massoneria – ha spiegato Marchetta – posso dire di essere ufficialmente iscritto al Grande Oriente d'Italia nella loggia “Eugenio Barresi” col numero distintivo 1336; abbiamo deciso di costituire questa loggia perché in quella storica barcellonese “Fratelli Bandiera” venne ammesso contro la mia volontà e quella di altre persone tale Domenico Sindoni, figlio del noto Giovanni Sindoni, nominato con l'intervento del senatore Nania direttore sanitario dell'Ospedale “Cutroni Zodda” (...) Aggiungo che non appena è entrato Sindoni, il dottor Sergio Scroppo è diventato primario di anestesia ed il dottor Bruno Magliarditi, medico di Milazzo portato da Sindoni, è diventato primario di ginecologia. Questo determina che nella città di Barcellona il senatore Nania ha un bacino elettorale prevalentemente legato al mondo della medicina». &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;Una presenza non gradita, dunque, quella del direttore sanitario pure alla guida del presidio ospedaliero di Milazzo. Il padre, il pregiudicato Giovanni Sindoni&lt;/strong&gt;, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;frequentatore per lungo tempo della sezione locale dell'Msi e approdato poi alla Dc, &lt;span style="color: black;"&gt;è tra i maggiori imprenditori agrumari siciliani già coinvolto in inchieste per truffe miliardarie a danno dell’A.I.M.A.; per gli inquirenti è «soggetto ritenuto come legato alla orga&lt;/span&gt;nizzazione mafiosa &lt;i&gt;barcellonese&lt;/i&gt;». &lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Le accuse sui presunti condizionamenti della loggia “Ausonia” sulla vita politica ed amministrativa dell’hinterland di Barcellona Pozzo di Gotto sono state respinte dal “Sovrano gran cerimoniere”, Felice Carmelo La Rosa. «Non capisco come sia stato possibile che la nostra loggia abbia potuto influenzare la politica locale e incidere su appalti e incarichi professionali se, come è vero, nessuno tra di noi è imprenditore e nemmeno politico», ha dichiarato La Rosa al quotidiano &lt;i&gt;Gazzetta del Sud&lt;/i&gt;.&lt;strong&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;«&lt;strong&gt;&lt;span&gt;Tra di noi in ben sette si sono candidati alle ultime elezioni amministrative senza che nessuno sia riuscito a farsi eleggere in Consiglio comunale&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;. La nostra loggia che si ispira soltanto ai principi etici e morali della massoneria e in particolare al Grande ordine del principe di Andorra, intrattiene i propri iscritti su dissertazioni culturali in riunioni che si tengono da due a tre volte al mese in cui si parla di Budda, del Tempio di Salomone, della Piramide di Cheope e degli antichi Sumeri. Non abbiamo commesso alcun reato e &lt;strong&gt;&lt;span&gt;non abbiamo nulla di deviato. &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;La nostra associazione è stata regolarmente costituita e sono stati informati tutti gli organi di controllo dello stato, compresa la Questura. Già subito dopo la nostra costituzione, su di noi era stata aperta una inchiesta giudiziaria da parte della Procura di Barcellona che a quanto pare da tempo è stata archiviata, perché non ha sortito alcun effetto in quanto la nostra attività è regolare, trasparente e in linea con le leggi ed i regolamenti dello Stato italiano». &lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Un mese dopo il blitz all’interno della Gran loggia massonica “Ausonia”, la Procura distrettuale antimafia di Messina ha autorizzato la restituzione di tutti gli atti e i documenti sequestrati. Tra essi, in particolare, &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;un contenitore con il logo dell’“Ausonia” e le carpette con&lt;strong&gt;&lt;span&gt; le schede anal&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;itiche relative ai nominativi d&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;i &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;possi&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;bili c&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;omponenti delle distinte logge ospitate nel&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt; tempio di Piazza Marconi. Oltre ai professionisti sottoposti ad indagine, tra i nomi di spicco compare quello del capitano di lungo corso Angelo Paffumi, già sindaco Dc del comune di Fondachelli Fantina e deputato regionale nella XIII legislatura (prima con il Partito Repubblicano e poi con l’Mpa di Raffaele Lombardo), attuale membro del consiglio d’amministrazione del Consorzio autostrade siciliane. &lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Ci sono poi Manlio Magistri, già direttore sanitario dell’Asl 5, attuale direttore &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;del Policlinico Universitario di Messina e padre di Simone Magistri, consigliere provinciale di An; il sindaco di Mazzarrà Sant’Andrea, Carmelo Navarra; l’assessore alle finanze, al patrimonio e alla programmazione dei fondi comunitari del comune di Falcone, Pietro Bottiglieri (commercialista iscritto all’ordine di Barcellona ed ex esperto del comune di Furnari); il commercialista &lt;span&gt;Sebastiano&lt;/span&gt; Baglione, revisore di bilancio al Comune di Mazzarrà; il medico ospedaliero Giuseppe Chiofalo, ex presidente del consiglio comunale di Furnari recentemente disciolto per infiltrazione mafiosa (cognato di Navarra e Baglione); il medico Antonino Messina, vice-presidente del Consiglio comunale di Merì (che però nega l'appartenenza alla loggia); il cardiologo Giovanni Pino, già consigliere comunale a Barcellona (Forza Italia); l’avvocato Maurizio Crimi, liquidatore del Consorzio intercomunale tra Furnari e Montalbano “Mare monti”; i penalisti Mario Buda e Tindaro Celi; l’informatore scientifico &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Alfio Maimone; la medico analista del “Cutroni Zodda”, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Provvidenza Genovese. Ed ancora: Guglielmo Arcidiacono, Agostino Avenoso, Claudio Bellia, Lucia Benvenuto, Antonino Boncaldo, Francesco Bucalo, Paolo Cardia, Anna Carulli, Adalgisa Clara Cascio, Luigi Castro, Giordano Antonio Catalfamo, Francesca Mica Conti, Salvatore Costantino, Carmelo De Pasquale, Giovanni Di Bella, Claudio Di Blasi, Silvio Claudio Di Mauro, Alessio Virgilio Galati Rando, Daniele Gallo, Sebastiano Garofalo Francesco Giorgianni, Giuseppe Giuffrida, Giacomo Gualato, Sebastiano Gullotti, Antonino Iannello, Domenico Isgrò, Giovanni La Fauci, Giuseppe Lembo, Giovanni Lucifora, Rosa Maria Lucifora, Carmelo Manna, Aldo Maugeri, Antonino Mercadante, Angela Rita Milazzo, Antonino Mirabile, Vito Miria, Filippo Mulfari, Enrico Munafò, Natale Munafò, &lt;span&gt;Renato&lt;/span&gt; Antonino Olivio, Rosario Natoli, Sebastiano Opinto, Giuseppina Palmieri, Cosimo Parisi, Grazia Rosa Patellaro, Giuseppe Peditto, Alessandro Puglisi, Cesare Pullella, Giuseppe Pullella, Domenico Restuccia, Daniela Riccieri, Giuseppe Ruggeri, Vincenzo Santamaria, Rosario Scaffidi, Salvatore Scarpaci, Sebastiano Calogero Sciortino, Pippo Spatola, Carmelo Sottile e Maria Torre. Dell’“Ausonia”, secondo quanto si evince dal verbale di sequestro dell’autorità giudiziaria, avrebbe pure fatto parte per un tempo il falso medico di Torregrotta &lt;span&gt;Pietro&lt;/span&gt; Renda, condannato per truffa all’Asl e radiato dall’Ordine dei medici in quanto privo di laurea in medicina. &lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Tra i documenti sequestrati e successivamente restituiti pure una lettera del &lt;i&gt;Supremo Consiglio del Principato di Andorra&lt;/i&gt;, &lt;strong&gt;&lt;span&gt;gli atti costitutivi delle due logge annesse all’“Ausonia”, “I Filadelfi” e “Armonia” e due carpette relative alle logge massoniche “Pitagora”&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; ed “F. Bruno”, probabilmente con sedi al di fuori dalla Sicilia. Nella cartella della “Pitagora” erano inserite le schede nominative intestate ai Antonio De Cicco, Corrado De Cicco, Giovanni Fallaci, Antonino Iaria, Cosimo Rogolino e Antonino Violi. In quella della loggia “F. Bruno” le schede con i nomi di Giovanni Borea, Vincenzo Giustra, Giovanni Gurnari, Giuseppe Neto, Domenico Polito, Carmelo Maurizio Sergi, Giuseppe Siclari e Giuseppe Taglieri.&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Tra gli inquirenti è forte il sospetto che nelle logge “spurie” barcellonesi ci possano essere altri iscritti all'“orecchio del Gran Maestro”, cioè in maniera del tutto riservata. Persone di estrema rilevanza pubblica la cui adesione sarebbe stata tenuta segreta perfino agli altri “fratelli”. Ma le indagini continuano.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2760705183938039695-6327746272462049053?l=stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/feeds/6327746272462049053/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2010/01/la-gran-loggia-ausonia-di-barcellona.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/6327746272462049053'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/6327746272462049053'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2010/01/la-gran-loggia-ausonia-di-barcellona.html' title='La Gran Loggia Ausonia di Barcellona Pozzo di Gotto'/><author><name>di emanuele davide scimone</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_DzybZet8Ls0/SSbwPfQ8_-I/AAAAAAAAAbc/up3wNztd5mw/S220/e.d.scimone+2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2760705183938039695.post-8605600547951011199</id><published>2010-01-25T00:19:00.001-08:00</published><updated>2010-01-25T00:19:54.004-08:00</updated><title type='text'>Scure parlamentare sul megaparco commerciale in odor di mafia.</title><content type='html'>&lt;span style="color: red;"&gt;di Antonio Mazzeo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un’interrogazione parlamentare  pesante come un macigno riporta sotto i riflettori nazionali Barcellona Pozzo di Gotto, comune del messinese dalla pessima vita amministrativa e ad altissima densità mafiosa. Il 12 gennaio 2010 il senatore Giuseppe Lumia (Partito democratico), membro della Commissione antimafia, ha depositato un’interrogazione al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’interno in cui viene ricostruita con dovizia di particolari la scandalosa vicenda relativa al progetto d’insediamento in un’area agricola di oltre 18 ettari di uno dei maggiori parchi commerciali di tutto il Sud Italia (sono previste infrastrutture per 398.414 metri cubi).&lt;br /&gt;«In data 19 novembre 2009 – scrive il senatore Lumia - il Consiglio comunale di Barcellona Pozzo di Gotto, con 22 voti favorevoli e un solo astenuto, ha approvato il piano particolareggiato per il megaparco; va tuttavia segnalata la gravissima anomalia rappresentata dalla società che ha proposto il piano, ottenendone l’approvazione, la Dibeca sas, direttamente riconducibile ad un noto pluripregiudicato locale, l’avvocato Rosario Pio Cattafi, che, secondo quanto riportato nella relazione conclusiva di minoranza della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata mafiosa o similare della XIV Legislatura, con primo firmatario l’interrogante, solo nel luglio 2005 ha finito di scontare la misura di prevenzione antimafia della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, irrogatagli nel massimo (cinque anni), per la sua pericolosità, comprovata, secondo quanto si legge nel decreto emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Messina il 2 agosto del 2000, dai suoi costanti contatti, protrattisi per decenni e particolarmente intensi proprio nella stagione delle stragi, con personaggi del calibro di Benedetto Santapaola, Pietro Rampulla, Angelo Epaminonda (col quale Cattafi relazionò nel lungo periodo di sua permanenza a Milano) e Giuseppe Gullotti (addirittura di quest’ultimo, capomafia barcellonese condannato definitivamente per l’omicidio del giornalista Beppe Alfano, Cattafi, nella migliore delle tradizioni di “Cosa Nostra”, è stato testimone di nozze)».&lt;br /&gt;Dopo un’ampia descrizione del curriculum criminale e delle cointeressenze societarie del professionista barcellonese, l’interrogante si sofferma sull’iter «particolarmente contorto» che ha condotto alla presentazione e all’approvazione del piano particolareggiato del megacentro commerciale. Il parlamentare del Pd chiede infine se «siano già stati disposti, sulla scorta delle gravi denunce giornalistiche e in base alla normativa antimafia, i dovuti accertamenti sulle irregolarità dell’approvazione del parco commerciale di Barcellona Pozzo di Gotto» e «quali iniziative intenda intraprendere il Governo per ripristinare la legalità in uno dei territori siciliani più martoriati dalla presenza asfissiante della criminalità mafiosa, che a Barcellona da sempre gode di inusitate protezioni da parte di soggetti istituzionali, come dimostrano le vicende relative all’assassinio del giornalista Beppe Alfano, il più grave episodio criminoso della storia locale, di cui proprio in questi giorni ricorre il diciassettesimo anniversario».&lt;br /&gt;Mentre sindaco e giunta comunale scelgono il silenzio stampa, il Movimento Civico Città Aperta di Barcellona esprime piena approvazione al contenuto dell’interrogazione parlamentare. «L’ennesimo puntuale intervento del Senatore Lumia ha il merito di evidenziare ancor più le ragioni che rendono inopportuna la realizzazione del parco commerciale», scrivono in un comunicato i portavoce del Movimento. «A parte l’inutilità di tale struttura in un contesto già caratterizzato da una spiccata vocazione commerciale, e l’impatto ambientale di un’opera talmente imponente, nell’interrogazione si sottolinea la scarsissima attenzione dell’amministrazione comunale in merito ad una vicenda che vede coinvolta una società, la Dibeca sas, già oggetto di segnalazione da parte della commissione prefettizia che nel 2006 aveva chiesto senza successo lo scioglimento del Consiglio Comunale di Barcellona, e questo in forza della presenza, tra i soci di allora, di Rosario Pio Cattafi, destinatario in passato di un provvedimento prefettizio di restrizione della libertà per i suoi contatti ad alti livelli con la gerarchia mafiosa». Per Città Aperta, inoltre, «l’affrettata approvazione del parco commerciale è solo l’ultimo di una serie di eventi accaduti di recente, che gettano una seria ombra sulle prospettive di ripristino della legalità in un territorio martoriato: le recenti sentenze della Corte di Appello di Messina che hanno di fatto stravolto le inchieste “Mare Nostrum” e “Mare Nostrum droga”; la concessione degli arresti domiciliari al boss Gerlando Alberti Jr., condannato all’ergastolo per l’omicidio di Graziella Campagna; l’ennesima archiviazione da parte della procura di Viterbo delle indagini sull’omicidio dell’urologo barcellonese Attilio Manca».&lt;br /&gt;Il Movimento Civico congiuntamente alle organizzazioni che compongono il Presidio “Rita Atria” Libera Milazzo-Barcellona (l’Associazione antimafie Rita Atria, L’Altra Milazzo, Il Giglio, Smasher e Milazzo Attiva), ha pure depositato agli atti del Comune di Barcellona formale richiesta di accesso al fascicolo tecnico ed amministrativo relativo all’approvazione del Piano particolareggiato del megaparco. Il Presidio punta in particolare «a verificare la legalità del procedimento della “straordinaria” pianificazione urbanistica, con la possibilità  di realizzare un ingente investimento di capitali, che si teme di “dubbia” provenienza, e che comunque ferirà mortalmente la rete di strutture commerciali esistenti nel territorio barcellonese e dei comuni limitrofi». È stata preannunciata inoltre la possibilità di intraprendere «azioni utili per pervenire al diniego dell’approvazione regionale o all’annullamento giurisdizionale degli atti adottati» e «denunce presso la magistratura e le Commissioni Regionali e Nazionali Antimafie».&lt;br /&gt;Quanto accaduto nella città del Longano sarà anche al centro dell’incontro-dibattito su “Neofascismo, mafia, controllo del territorio. Il laboratorio politico Barcellona PG”, che si terrà a Messina martedì 26 gennaio. «Quella del parco commerciale – affermano gli organizzatori della Casamatta della Sinistra - non è solo la storia di una società con 0 addetti che si intesta un progetto di 250 milioni di euro, o dell’impressionante intreccio di interessi e complicità condensati nelle varianti al PRG. È il tentativo di ricostruire una “trama” che ci dice molto più di un territorio colonizzato dalla destra: Barcellona “caso nazionale”, crocevia di personaggi, alleanze e strategie che in questi anni hanno condizionato la vita democratica del Paese».&lt;br /&gt;Intanto emergono nuovi particolari sul grande affaire multimilionario della città del Longano che tuttavia non consentono di chiarire le tante zone d’ombra  che hanno caratterizzato l’intera operazione dal suo nascere. Una di esse riguarda l’acquisizione da parte della Dibeca di una parte consistente dei terreni di contrada Siena dove sorgerà la nuova infrastruttura commerciale. Si è appreso ad esempio che l’estensione dell’area oggi nella titolarità della società della famiglia Cattafi è di 5,97 ettari e non di 5,24 ettari come era stato rilevato invece da alcuni organi di stampa locali. La Dibeca di Corica Ferdinanda e C. (questo il nuovo nome assunto nel dicembre 2004 dopo il cambio delle ragioni sociali) ha acquistato i terreni il 7 aprile 2005 dall’Opera San Giovanni Bosco dei Salesiani di Barcellona che, a sua volta, li aveva ricevuti in donazione testamentaria da uno stretto congiunto di Rosario Pio Cattafi. Costo totale 619.800 euro (394.800 per i terreni agricoli e 225.000 euro per i fabbricati ivi ospitati), con pagamenti avvenuti in data anteriore alla stipula del contratto di compravendita. La cifra corrisponde esattamente al miliardo e duecentomilioni di vecchie lire riportato nell’atto sottoscritto l’1 ottobre 2001 in cui Alessandro Cattafi (figlio di Rosario Pio), in qualità di rappresentante legale della Dibeca, dichiara la disponibilità ad acquistare i terreni dei salesiani entro un termine di 28 mesi. È però un valore notevolmente inferiore ai circa 800.000 euro che, sempre secondo quanto trapelato sulla stampa, sarebbero stati poi negoziati tra le parti. In verità, il 7 marzo 2005, a seguito di una perizia di un agronomo che aveva meglio stimato i terreni di contrada Siena, la Dibeca si era impegnata con una scrittura privata a versare all’Opera San Giovanni Bosco 200.000 euro in più della somma concordata preliminarmente. Per l’acquisto dei terreni, dunque, si sarebbe dovuto corrispondere 819.800 euro. Solo che di questa somma “integrativa” non c’è traccia nel contratto che sarà stipulato esattamente 30 giorni dopo. Né c’è traccia di un suo pagamento entro la data fissata dalla scrittura privata come termine massimo (il 30 giugno 2009), né successivamente. Di contro, con una missiva del 3 dicembre 2006, la società dei Cattafi avrebbe lamentato un danno quantificato in circa 150.000 euro dovuto ad una pregressa alienazione di tre particelle catastali e all’esistenza di alcune famiglie affittuarie di fabbricati di contrada Siena, condizioni che i salesiani avrebbero omesso di dichiarare al momento della stipula del contratto di vendita dei terreni. La querelle tra le parti non è mai stata ricomposta.&lt;br /&gt;Diversamente era accaduto in passato con il contenzioso legale avviato il 17 marzo 1979 da Gaspare Cattafi (il padre di Rosario Pio), poi scomparso. Il noto farmacista barcellonese si era appellato in Tribunale chiedendo la «risoluzione delle disposizioni testamentarie» con cui il proprio genitore, in punto di morte, aveva donato all’Oratorio salesiano alcuni immobili e i terreni agricoli posseduti a Barcellona, vincolandone l’uso a scopi sociali e benefici. Il 6 dicembre 1989, tuttavia, i giudici rigettarono la domanda del Cattafi. La sentenza fu appellata, ma prima che fosse emesso il giudizio di secondo grado, l’ordine religioso dichiarò la propria capitolazione. L’1 ottobre 2001 (stessa data dell’opzione di acquisto della Dibeca sui terreni di contrada Siena) furono ceduti ad Alessandro Cattafi, procuratore del nonno Gaspare, lo storico “Palazzo Cattafi” con l’annesso giardino, un fabbricato con due appartamenti in via Garibaldi n. 435 ed un’autorimessa di 100 metri quadri in località “Baglio Terrasanta”. Valore dichiarato, 260 milioni di lire. Una transazione assai onerosa per i salesiani ma certamente non comparabile alla “donazione” dei 5,97 ettari di terreni che ospiteranno la nuova cittadella commerciale. Stando alla Gazzetta del Sud del 9 dicembre scorso, quando diventeranno operativi gli espropri, ai proprietari dei terreni verrà riconosciuto il valore di 85 euro al metro quadro. Conti alla mano, alla Dibeca di Cattafi &amp;amp; C. andranno così 5.074.500 euro, otto volte in più di quanto versato per acquisire la titolarità dell’area beneficiata dal nuovo piano particolareggiato unanimemente approvato dal consiglio comunale. Un vero e proprio miracolo con ben poco di evangelico.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2760705183938039695-8605600547951011199?l=stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/feeds/8605600547951011199/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2010/01/scure-parlamentare-sul-megaparco.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/8605600547951011199'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/8605600547951011199'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2010/01/scure-parlamentare-sul-megaparco.html' title='Scure parlamentare sul megaparco commerciale in odor di mafia.'/><author><name>di emanuele davide scimone</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_DzybZet8Ls0/SSbwPfQ8_-I/AAAAAAAAAbc/up3wNztd5mw/S220/e.d.scimone+2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2760705183938039695.post-2363807921976077605</id><published>2009-11-27T08:50:00.001-08:00</published><updated>2009-11-27T08:50:53.289-08:00</updated><title type='text'>In Mali il volto armato della cooperazione italiana</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;di Antonio Mazzeo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Farnesina scimmiotta Africom, il comando militare USA per l’Africa che rende digeribile la politica di penetrazione strategica nel continente alternando le operazioni di guerra e la fornitura di sistemi d’arma con microinterventi sanitari a favore delle popolazioni locali. Il 20 novembre 2009, una sessantina tra operatori sanitari di cliniche pubbliche e private romane, piloti e personale logistico dell’Aeronautica militare e dirigenti di Alenia (Finmeccanica), società leader nella produzione di cacciabombardieri e aerei da trasporto truppe, sono partiti da Pratica di Mare alla volta dell’Africa occidentale. Destinazione il Mali, un paese partner degli Stati Uniti nella campagna regionale contro il “terrorismo” e le organizzazioni islamiche radicali.     &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’inedita pattuglia di mercanti d’armi, volontari e militari italiani partecipa alla missione “Ridare la luce 2009” che, secondo il capitano Erminio Englearo (addetto stampa dello Stato maggiore dell’Aeronautica), ha come obiettivi “la cura delle popolazioni del deserto del Sahel dalle malattie della vista, lo svolgimento di operazioni di chirurgia generale e lo scambio di conoscenze su nuove tecniche operatorie tra medici e infermieri italiani e maliani”. “Durante le due settimane di permanenza in Africa”, aggiunge Englearo, “medici militari specializzati, frequentatori del Corso di perfezionamento in medicina aeronautica e spaziale, seguiranno un corso sulle patologie tipiche delle zone altamente disagiate e tropicali. La missione è svolta in coordinamento e collaborazione con l’ONG “Associazione Fatebenefratelli per i Malati Lontani” (AFMAL), Alenia Aeronautica, Esercito Italiano, Ministero degli Esteri, Istituto Superiore di Sanità”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’AFMAL opera in Mali dal 2003 e sempre con la “collaborazione logistica” dell’AMI. Quest’anno però l’intervento è molto più esteso: il personale che vi partecipa comprende dottori e infermieri degli Ospedali Fatebenefratelli San Pietro di Roma, Isola Tiberina e San Camillo e chirurghi ed anestesisti delle strutture mediche dell’Aeronautica e dell’Esercito, dell’Istituto Superiore di Sanità, della clinica Nuova Itor di Roma, delle università La Sapienza e Tor Vergata e perfino di due strutture estere, l’ospedale San Giovanni di Dio di Siviglia (Spagna) e l’Università di Vanderbildt del Tenensee (USA).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un aereo C-130J della 46^ Brigata Aerea di Pisa si è fatto carico del trasporto delle attrezzature, dei presidi sanitari e del personale della missione. Per l’occasione è stato trasferito in Mali pure il nuovo prototipo di velivolo da trasporto tattico C-27J “Spartan” prodotto da Alenia Aeronautica in joint venture con alcune aziende del complesso militare industriale statunitense. “È con grande piacere che, anche quest’anno, Alenia Aeronautica mette a disposizione la propria tecnologia e le proprie persone per fornire supporto ad un’iniziativa che rappresenta non solo un grande esempio di solidarietà e collaborazione internazionale, ma che rispecchia i valori di fondo della nostra azienda”, ha dichiarato in una nota l’amministratore delegato di Alenia, Giovanni Bertolone. “Valori” che puntano “di fondo” a promuovere nel continente nero l’ultimo gioiello di guerra “made in Italy”, già ordinato da Grecia, Bulgaria, Lituania, Marocco dal Dipartimento della Difesa USA per rinnovare la flotta aerea del trasporto truppe. Sullo “Spartan” esiste anche un’opzione per l’acquisto di quattro unità da parte delle forze armate del Ghana, altro paese dell’Africa occidentale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Madrina di “Ridare la luce”, la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Esteri (MAE) che a Gaò, città maliana sul fiume Niger, è impegnata con l’Istituto Superiore di Sanità nella realizzazione di un reparto di oftalmologia e di un laboratorio d’analisi presso l’ospedale in cui opererà il personale civile e militare della missione AFMAL-Alenia. Per mera coincidenza, proprio il giorno in cui i due velivoli C-130J e C-27J decollavano dallo scalo militare di Pratica di Mare per il Mali, a Roma si teneva una riunione del Comitato direzionale del MAE che ratificava le nuove linee guida della cooperazione allo sviluppo. Dopo i pesantissimi tagli della finanziaria proprio alla voce “cooperazione” con il dirottamento dei fondi a favore delle missioni delle forze armate all’estero, si è deciso di congelare sine die qualsiasi finanziamento a favore dei progetti promossi dalle organizzazioni non governative. I fondi 2010, per un ammontare di 41,5 milioni di euro, saranno destinati solo ad iniziative della Banca Mondiale e delle diverse agenzie delle Nazioni Unite. “Per il futuro si prevede di ricorrere al contributo dei privati”, ha annunciato la responsabile per la cooperazione della Farnesina, Elisabetta Belloni. “Si punterà altresì al potenziamento della cooperazione universitaria rafforzando, contestualmente il sistema universitario italiano”. Proprio cioè come si sta facendo in Mali: forze armate, Finmeccanica, cliniche e università, tutte insieme, al posto delle ONG che hanno fatto la storia della cooperazione dal basso rafforzando la società civile del Sud del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al fine della “razionalizzazione” delle risorse, il Comitato direzionale ha pure deciso la chiusura di quattro Unità tecniche locali (Utl): a Luanda (Angola), Sarajevo (Bosnia), Buenos Aires (Argentina) e Nuova Delhi (India). Di contro è stata decisa l’apertura di un ufficio tecnico in Siria, a conferma del sempre maggiore interesse del governo italiano a giocare un ruolo da protagonista nello scacchiere mediorientale. C’è poi l’Africa all’orizzonte della “nuova” cooperazione italiana. È stato dato parere favorevole a un credito di aiuto alla Tunisia per un controvalore di 45 milioni di euro, “al fine di sostenere la bilancia statale dei pagamenti”. Altre iniziative saranno avviate in Burundi, Etiopia, Niger e Sudan nel “settore della sanità, della lotta alla desertificazione e dello sviluppo di politiche di genere”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La parte del leone sarà interpretata però da Afghanistan e Pakistan, sicuramente sulla scia del rafforzamento a breve termine della presenza militare italiana e NATO in quest’area di guerra. Per l’Afghanistan sono stati approvati un contributo di quattro milioni di euro che sarà gestito dal Fondo di ricostruzione della Banca Mondiale, più un finanziamento di 667 mila euro per il programma di “formazione a distanza tramite la televisione Radio education”. Per il Pakistan si è approvato un credito d’aiuto di 20 milioni di euro per “l’inclusione sociale e l’occupazione nella provincia nord-occidentale di frontiera”, un’iniziativa a cui il Comitato del MAE aveva già concesso un credito di 40 milioni lo scorso mese di luglio. Un milione e 350 mila euro saranno impiegati per “l’assistenza tecnica dei piccoli produttori ortofrutticoli della valle di Swat”. A eseguire il progetto sarà l’Istituto agronomico d’oltremare (Iao), organo tecnico-scientifico della Direzione generale della cooperazione allo sviluppo. Infine è stato dato parere favorevole a due contributi a favore degli uffici di Unicef ed Unifem in Pakistan. Finché c’è guerra c’è speranza, anche per gli aiuti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2760705183938039695-2363807921976077605?l=stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/feeds/2363807921976077605/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/11/in-mali-il-volto-armato-della.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/2363807921976077605'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/2363807921976077605'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/11/in-mali-il-volto-armato-della.html' title='In Mali il volto armato della cooperazione italiana'/><author><name>di emanuele davide scimone</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_DzybZet8Ls0/SSbwPfQ8_-I/AAAAAAAAAbc/up3wNztd5mw/S220/e.d.scimone+2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2760705183938039695.post-8096948234241667459</id><published>2009-11-25T01:54:00.000-08:00</published><updated>2009-11-25T02:01:23.357-08:00</updated><title type='text'>Le zone grigie dell’affaire commerciale di Barcellona PG</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;di Antonio Mazzeo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Può una società ufficialmente «inattiva» e con zero dipendenti a carico, ottenere in una decina di mesi ciò che non è stato concesso in tre anni ad una S.p.A. con fatturato annuo di 210 milioni di euro, 113 manager e più di 1.000 impiegati? La risposta è Sì se ci troviamo a Barcellona Pozzo di Gotto, comune del messinese dove proliferano cosche mafiose e logge massoniche più o meno deviate, e la società in questione è la Dibeca S.a.S. dei congiunti di Rosario Pio Cattafi, un pluripregiudicato già al centro di inquietanti inchieste su criminalità organizzata e traffici di droga e armi. «Cattafi – come recita un passaggio della relazione di minoranza della Commissione parlamentare antimafia della XIV legislatura, primo firmatario l’on. Giuseppe Lumia - solo nel luglio 2005 ha finito di scontare la misura di prevenzione antimafia della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, irrogatagli nel massimo (cinque anni), per la sua pericolosità, comprovata, secondo quanto si legge nel decreto emesso dal Tribunale di Messina, dai suoi costanti contatti, protrattisi per decenni e particolarmente intensi proprio nella stagione delle stragi, con personaggi del calibro di Benedetto Santapaola, Pietro Rampulla, Angelo Epaminonda (col quale Cattafi relazionò nel lungo periodo di sua permanenza a Milano) e Giuseppe Gullotti (addirittura di quest’ultimo, capomafia barcellonese condannato definitivamente per l’omicidio del giornalista Beppe Alfano, Cattafi, nella migliore delle tradizioni di Cosa Nostra, è stato testimone di nozze)».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vicenda in oggetto vede l’approvazione in tempi record e con voto unanime della maggioranza di centro destra e dell’opposizione Pd-Udc, del piano particolareggiato che consente di trasformare 18,4 ettari di terreni agricoli di contrada Siena in un megaparco commerciale con tanto di «paese albergo», ristoranti e divertifici vari. Un’operazione per svariate centinaia di milioni di euro che la Dibeca della famiglia Cattafi ha ereditato a costo zero dalla “G.d.m. - Grande Distribuzione Meridionale S.p.A.” di Campo Calabro (Reggio Calabria), azienda che gestisce gli ipermercati della francese Carrefour in Calabria e Sicilia più numerosi supermercati dei marchi Quiiper, Dìperdì e Docks market. Nella primavera del 2005, fu proprio la società di Campo Calabro, previa stipula con la Dibeca di un contratto di comodato d’uso e relativa promessa di acquisto dei terreni, ad avviare l’iter per ottenere l’OK del Comune di Barcellona al megaparco commerciale. Il 14 giugno 2006, dieci mesi prima della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale della Regione Siciliana dell’approvazione del nuovo Piano regolatore generale di Barcellona Pozzo di Gotto che individuava proprio nell’area di contrada Siena la cosiddetta «Zona D.3.2 con destinazione esclusivamente commerciale», la G.d.m. affidava l’elaborazione della planivolumetria del piano, con allegata relazione illustrativa e previsione di massima delle spese, all’architetto Mario Nastasi, professionista che aveva già collaborato alla stesura del Prg di Barcellona. Il lavoro durava all’incirca un anno e nel giugno 2007 il progetto controfirmato da Filippo Leopatri (responsabile dell’Ufficio tecnico e manutenzione della G.d.m.), approdava finalmente in Comune.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sorprendentemente, undici mesi dopo, la società calabrese decideva però di ritirarsi dall’affare multimilionario. A spiegare le ragioni dell’inatteso forfait, l’avvocato Mario Battaglia, legale della G.d.m.. «In base al contratto stipulato nel 2005 con la Dibeca di Barcellona – dichiarava Battaglia - era previsto che l’acquisto dell’area di proprietà Dibeca era subordinato al verificarsi di una serie di condizioni, consistenti nell’ottenimento, entro e non oltre tre anni dalla sua stipula, sia dell’approvazione del progetto di un Centro commerciale con annesso ipermercato, sia del rilascio delle relative concessioni edilizie da parte del Comune, sia dell’autorizzazione amministrativa commerciale per l’apertura di una grande struttura di vendita. Nessuna delle condizioni previste in contratto si è avverata nel termine triennale indicato: da qui il venir meno dell’interesse di G.d.m. all’iniziativa urbanistica. Così, con nota privata del 28 maggio 2008, è stato comunicato alla Dibeca di non dare corso alla stipula dell’atto di acquisto, stante il mancato avveramento nel termine triennale delle condizioni sospensive previste fra le parti, inerenti il mancato perfezionamento degli iter amministrativi previsti dal contratto».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sin troppo frettolosa la decisione della società calabrese. A ben vedere le supposte lungaggini burocratiche a Palazzo Longano potevano benissimo essere imputate ad una serie di eventi “esterni” che avevano causato la paralisi della vita amministrativa. Il 26 giugno 2006, ad esempio, la Prefettura di Messina aveva disposto la costituzione di una commissione per condurre un’ispezione a Barcellona e verificare la sussistenza di presunti condizionamenti criminali nella gestione dell’ente locale. Il 24 luglio successivo la commissione era in grado di presentare una documentata relazione che paventava l’esigenza di scioglimento per mafia degli organi amministrativi. Nella relazione, in particolare, veniva censurato il contratto stipulato dal Comune per l’uso di uno stabile di proprietà della Dibeca di Rosario Cattafi. Si apriva però un estenuante tira e molla tra la il ministero degli Interni, la prefettura e l’amministrazione dell’allora e odierno sindaco Candeloro Nania e, grazie all’azione di pressing del cugino senatore Domenico Nania (al tempo capogruppo al Senato di An) e, probabilmente, di un leader siciliano del Partito democratico ultragarantista, il ministro Giuliano Amato decise alla fine di non apporre la propria firma al decreto di scioglimento. Sindaco e consiglieri barcellonesi poterono concludere regolarmente il loro mandato. Poi, nella primavera del 2007, le elezioni per il rinnovo del consiglio e la costituzione di una nuova giunta, realmente operativi, come sempre accade, solo dopo la pausa estiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tolti i tempi tecnici per la stesura del piano particolareggiato e la lunga crisi che ha investito Palazzo Longano, i funzionari dell’ente hanno avuto meno di dieci mesi per visionare tavole ed elaborati. Complessità e vastità del progetto richiedevano ben altre analisi e la G.d.m. avrebbe dovuto mostrare meno ansia e più tolleranza. Il Parco commerciale di Barcellona, con i suoi 184.000 metri quadri di estensione è trentasei volte più grande degli ipermercati con marchio Carrefour che il gruppo gestisce nel sud Italia. Sembrano fatti tutti con lo stampino: spazi espositivi e vendita di 5.000 metri quadri ritagliati nel cuore dei nuovissimi Shopping Center di Reggio Calabria (“Porto Bolaro”), Castrofilippo, Agrigento (“Le Vigne”), San Cataldo, Caltanissetta (“Il Casale”), Modica, Ragusa (“La Fortezza”) e finanche a Milazzo, comune limitrofo a Barcellona Pozzo di Gotto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’inatteso ritiro della G.d.m. appare forse più comprensibile alla luce di certe dichiarazioni che è possibile leggere sulla stampa locale e che avrebbero meritato maggiore attenzione da parte di consiglieri e forze politiche e sociali. In un articolo apparso il 24 dicembre 2008 sul settimanale Centonove che cita come fonte l’assessore comunale al commercio e all’artigianato in carica dal 2007, Nicola Marzullo, si afferma ad esempio che la società calabrese sarebbe stata condizionata dalla «bocciatura» del piano particolareggiato da parte della commissione edilizia perché «prevedeva la costruzione della megainfrastruttura in un’area di contrada Siena di 18 ettari prettamente agricola». «Il progetto – si legge ancora - sarebbe passato solo con una variante al piano regolatore che avrebbe permesso di trasformare la zona in questione in area commerciale. Ma a Barcellona, come fa notare l’assessore, un area commerciale esiste già: è quella in prossimità dello svincolo autostradale, dove sorgeranno il centro Famila superstore e il supermercato Lidl, ed è perfettamente in grado di ospitare anche un parco di grandi dimensioni. “Il fatto che la G.d.m. non abbia fatto ricorso contro la decisione dell’ufficio tecnico – dice Nicola Marzullo – mi fa pensare che abbia dovuto fare i conti con problemi interni che ne hanno condizionato le strategie”».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sempre nello stesso articolo si spiega che «a certificare questa brusca frenata è anche una relazione redatta dal Comune sullo sviluppo della rete commerciale barcellonese relativo al periodo 1988-2003. Solo una settantina i negozi aperti negli ultimi 15 anni: una crescita minima, pari allo 0,52% annuo, al di sotto della media regionale che, per i comuni con più di 35.000 abitanti, si attesta invece introno al 2%». Vengono delineate infine ben altre priorità di sviluppo da parte dell’assessore comunale competente: «l’approvazione di piani particolari per la creazione di mini-aree commerciali in zone antiche della città come la vecchia pescheria» e la «realizzazione della “zona artigianale”, i cui lotti sono stati assegnati dieci anni fa a ditte che non hanno mai costruito». Ricapitolando, il piano G.d.m. sarebbe stato bocciato dalla commissione edilizia perché ultradimensionato e incompatibile con i piani di sviluppo agricolo e commerciale dell’amministrazione barcellonese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di fronte a valutazioni così nette, chiunque avrebbe fatto dietrofront. Invece accade il grande colpo di scena: il 5 gennaio 2009, a 12 giorni dalla pubblicazione delle dichiarazioni dell’assessore Marzullo, si fa avanti la Dibeca che presenta al Comune una domanda di cambio di titolarità della richiesta di concessione edilizia per l’identico piano particolareggiato, valendosi di quella che sostiene essere una «continuità soggettiva, atteso che la nuova istanza viene dai proprietari di quei terreni che davano sostanza alla richiesta della G.d.m.». La discesa in campo della famiglia Cattafi muta improvvisamente i pregressi scenari: i primi di agosto la commissione urbanistica approva il piano e il mese successivo giunge l’imprimatur della III commissione consiliare. Il piano approda così in consiglio comunale e, il 16 novembre, con 22 voti favorevoli e un solo astenuto, arriva il sigillo definitivo al megaparco commerciale. Con buona pace della G.d.m. che mai avrebbe creduto al repentino ripensamento di Palazzo Longano e degli antichi proprietari dei terreni di contrada Siena, disfattisi per poche centinaia di migliaia di euro di un’area trasformatasi d’incanto nel pozzo di san Patrizio.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scelta altrettanto poco felice quella di posizionarsi in un’altra area siciliana ad alta presenza mafiosa, la provincia di Agrigento. A Castrofilippo, lo scorso anno, è stato inaugurato in pompa magna il centro commerciale “Le Vigne”, 110.000 metri quadri di superficie, un centinaio di attività commerciali di grandi, medie e piccole dimensioni e l’immancabile ipermercato Carrefour-G.d.m.. Neanche il tempo di festeggiare che il 5 dicembre 2008, su ordine del Tribunale di Palermo, il megastore di Castrofilippo veniva sottoposto a sequestro preventivo nell’ambito dell’inchiesta sulle operazioni finanziarie “coperte” del boss mafioso Giuseppe Falsone di Campobello di Licata, ritenuto il numero uno di Cosa nostra in provincia di Agrigento e fra i 30 ricercati più pericolosi d’Italia. Stando alle risultanze delle indagini e grazie anche alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Beniamino Di Gati, uomini appartenenti alle cosche locali (tra cui Gerlando Morreale e Calogero Costanza, originari di Favara, e Calogero Di Caro di Canicattì), avrebbero realizzato ingenti investimenti nei lavori edili, partecipando proprio alla progettazione e realizzazione del centro commerciale agrigentino. Una società di Canicattì riconducibile a persone “vicine” a Cosa nostra aveva acquistato i terreni in contrada Cometi, avviando contestualmente le pratiche per la concessione edilizia. Successivamente la società aveva venduto per 4 milioni di euro le autorizzazioni e parte dei terreni alla Sercom di Catanzaro, azienda specializzata nella realizzazione di centri commerciali. Fu la Sercom ad avviare i lavori, a cui, secondo la Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, avrebbero partecipato pure alcune imprese in mano a Costanza, Di Caro e Morreale. Da qui l’ordine di sequestro del centro commerciale poi annullato a fine dicembre 2008 dal Tribunale della libertà per «l’estraneità della Sercom alle indagini dell’inchiesta “Agorà” e del legale rappresentante Rosario Russo, ascoltato solo come “persona informata sui fatti”». Il provvedimento ha consentito la riapertura delle attività de “Le Vigne”, senza ulteriori pregiudizi per gli esercizi commerciali ivi ospitati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Della Sercom di Catanzaro, presente accanto a G.d.m. pure nei centri commerciali siciliani di San Cataldo e Modica, si parla nella già citata relazione prefettizia sul presunto condizionamento mafioso di Barcellona Pozzo di Gotto. «Questa Commissione – vi si legge - ha proceduto in data 30 giugno 2006 all’audizione della dottoressa Sebastiana Caliri, dirigente del VI Settore del Comune deputato alla gestione dei servizi relativi allo sviluppo economico, turismo, fiere e mercati, attività produttive, annona, rapporti comunitari, alloggi popolari, la quale ha dichiarato di aver rigettato una richiesta di licenza alla Sercom S.p.A., per la quale è in corso il provvedimento di diniego, perchè non c’è conformità sulla base urbanistica».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«A seguito di accertamenti esperiti dall’Arma dei Carabinieri – aggiunge la Commissione prefettizia - sarebbero emerse gravi anomalie nella gestione dell’attività amministrativa di rilascio delle varie tipologie di licenze commerciali». Relativamente alle autorizzazioni comunali per medie e grandi strutture, si cita in particolare quella emessa il 13 giugno 2005 a favore della “G.D.C. Grande Distribuzione Catanese S.p.A.” per uno store in contrada S. Antonio - svincolo autostradale. La “G.D.C.” appartiene all’imprenditore Roberto Abate, titolare del maggiore centro commerciale realizzato sino ad oggi in Sicilia (Etnapolis). Sul potente operatore economico di Paternò, sempre secondo la Commissione d’indagine della Prefettura di Messina, «sono state accertate in Banca Dati Forze di Polizia le seguenti vicissitudini giudiziarie: associazione per delinquere, commercio di sostanze nocive, altri reati contro la salute pubblica nel settore alimentare, in concorso con altre persone; reati commessi con frode; violazioni del T.LL.SS.».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2760705183938039695-8096948234241667459?l=stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/feeds/8096948234241667459/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/11/le-zone-grigie-dellaffaire-commerciale_25.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/8096948234241667459'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/8096948234241667459'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/11/le-zone-grigie-dellaffaire-commerciale_25.html' title='Le zone grigie dell’affaire commerciale di Barcellona PG'/><author><name>di emanuele davide scimone</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_DzybZet8Ls0/SSbwPfQ8_-I/AAAAAAAAAbc/up3wNztd5mw/S220/e.d.scimone+2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2760705183938039695.post-2973768507919655228</id><published>2009-11-25T01:53:00.000-08:00</published><updated>2009-11-25T01:54:28.040-08:00</updated><title type='text'>Le zone grigie dell’affaire commerciale di Barcellona PG</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;di Antonio Mazzeo&lt;br /&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Può una società ufficialmente «inattiva» e con zero dipendenti a carico, ottenere in una decina di mesi ciò che non è stato concesso in tre anni ad una S.p.A. con fatturato annuo di 210 milioni di euro, 113 manager e più di 1.000 impiegati? La risposta è Sì se ci troviamo a Barcellona Pozzo di Gotto, comune del messinese dove proliferano cosche mafiose e logge massoniche più o meno deviate, e la società in questione è la Dibeca S.a.S. dei congiunti di Rosario Pio Cattafi, un pluripregiudicato già al centro di inquietanti inchieste su criminalità organizzata e traffici di droga e armi. «Cattafi – come recita un passaggio della relazione di minoranza della Commissione parlamentare antimafia della XIV legislatura, primo firmatario l’on. Giuseppe Lumia - solo nel luglio 2005 ha finito di scontare la misura di prevenzione antimafia della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, irrogatagli nel massimo (cinque anni), per la sua pericolosità, comprovata, secondo quanto si legge nel decreto emesso dal Tribunale di Messina, dai suoi costanti contatti, protrattisi per decenni e particolarmente intensi proprio nella stagione delle stragi, con personaggi del calibro di Benedetto Santapaola, Pietro Rampulla, Angelo Epaminonda (col quale Cattafi relazionò nel lungo periodo di sua permanenza a Milano) e Giuseppe Gullotti (addirittura di quest’ultimo, capomafia barcellonese condannato definitivamente per l’omicidio del giornalista Beppe Alfano, Cattafi, nella migliore delle tradizioni di Cosa Nostra, è stato testimone di nozze)».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vicenda in oggetto vede l’approvazione in tempi record e con voto unanime della maggioranza di centro destra e dell’opposizione Pd-Udc, del piano particolareggiato che consente di trasformare 18,4 ettari di terreni agricoli di contrada Siena in un megaparco commerciale con tanto di «paese albergo», ristoranti e divertifici vari. Un’operazione per svariate centinaia di milioni di euro che la Dibeca della famiglia Cattafi ha ereditato a costo zero dalla “G.d.m. - Grande Distribuzione Meridionale S.p.A.” di Campo Calabro (Reggio Calabria), azienda che gestisce gli ipermercati della francese Carrefour in Calabria e Sicilia più numerosi supermercati dei marchi Quiiper, Dìperdì e Docks market. Nella primavera del 2005, fu proprio la società di Campo Calabro, previa stipula con la Dibeca di un contratto di comodato d’uso e relativa promessa di acquisto dei terreni, ad avviare l’iter per ottenere l’OK del Comune di Barcellona al megaparco commerciale. Il 14 giugno 2006, dieci mesi prima della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale della Regione Siciliana dell’approvazione del nuovo Piano regolatore generale di Barcellona Pozzo di Gotto che individuava proprio nell’area di contrada Siena la cosiddetta «Zona D.3.2 con destinazione esclusivamente commerciale», la G.d.m. affidava l’elaborazione della planivolumetria del piano, con allegata relazione illustrativa e previsione di massima delle spese, all’architetto Mario Nastasi, professionista che aveva già collaborato alla stesura del Prg di Barcellona. Il lavoro durava all’incirca un anno e nel giugno 2007 il progetto controfirmato da Filippo Leopatri (responsabile dell’Ufficio tecnico e manutenzione della G.d.m.), approdava finalmente in Comune.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sorprendentemente, undici mesi dopo, la società calabrese decideva però di ritirarsi dall’affare multimilionario. A spiegare le ragioni dell’inatteso forfait, l’avvocato Mario Battaglia, legale della G.d.m.. «In base al contratto stipulato nel 2005 con la Dibeca di Barcellona – dichiarava Battaglia - era previsto che l’acquisto dell’area di proprietà Dibeca era subordinato al verificarsi di una serie di condizioni, consistenti nell’ottenimento, entro e non oltre tre anni dalla sua stipula, sia dell’approvazione del progetto di un Centro commerciale con annesso ipermercato, sia del rilascio delle relative concessioni edilizie da parte del Comune, sia dell’autorizzazione amministrativa commerciale per l’apertura di una grande struttura di vendita. Nessuna delle condizioni previste in contratto si è avverata nel termine triennale indicato: da qui il venir meno dell’interesse di G.d.m. all’iniziativa urbanistica. Così, con nota privata del 28 maggio 2008, è stato comunicato alla Dibeca di non dare corso alla stipula dell’atto di acquisto, stante il mancato avveramento nel termine triennale delle condizioni sospensive previste fra le parti, inerenti il mancato perfezionamento degli iter amministrativi previsti dal contratto».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sin troppo frettolosa la decisione della società calabrese. A ben vedere le supposte lungaggini burocratiche a Palazzo Longano potevano benissimo essere imputate ad una serie di eventi “esterni” che avevano causato la paralisi della vita amministrativa. Il 26 giugno 2006, ad esempio, la Prefettura di Messina aveva disposto la costituzione di una commissione per condurre un’ispezione a Barcellona e verificare la sussistenza di presunti condizionamenti criminali nella gestione dell’ente locale. Il 24 luglio successivo la commissione era in grado di presentare una documentata relazione che paventava l’esigenza di scioglimento per mafia degli organi amministrativi. Nella relazione, in particolare, veniva censurato il contratto stipulato dal Comune per l’uso di uno stabile di proprietà della Dibeca di Rosario Cattafi. Si apriva però un estenuante tira e molla tra la il ministero degli Interni, la prefettura e l’amministrazione dell’allora e odierno sindaco Candeloro Nania e, grazie all’azione di pressing del cugino senatore Domenico Nania (al tempo capogruppo al Senato di An) e, probabilmente, di un leader siciliano del Partito democratico ultragarantista, il ministro Giuliano Amato decise alla fine di non apporre la propria firma al decreto di scioglimento. Sindaco e consiglieri barcellonesi poterono concludere regolarmente il loro mandato. Poi, nella primavera del 2007, le elezioni per il rinnovo del consiglio e la costituzione di una nuova giunta, realmente operativi, come sempre accade, solo dopo la pausa estiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tolti i tempi tecnici per la stesura del piano particolareggiato e la lunga crisi che ha investito Palazzo Longano, i funzionari dell’ente hanno avuto meno di dieci mesi per visionare tavole ed elaborati. Complessità e vastità del progetto richiedevano ben altre analisi e la G.d.m. avrebbe dovuto mostrare meno ansia e più tolleranza. Il Parco commerciale di Barcellona, con i suoi 184.000 metri quadri di estensione è trentasei volte più grande degli ipermercati con marchio Carrefour che il gruppo gestisce nel sud Italia. Sembrano fatti tutti con lo stampino: spazi espositivi e vendita di 5.000 metri quadri ritagliati nel cuore dei nuovissimi Shopping Center di Reggio Calabria (“Porto Bolaro”), Castrofilippo, Agrigento (“Le Vigne”), San Cataldo, Caltanissetta (“Il Casale”), Modica, Ragusa (“La Fortezza”) e finanche a Milazzo, comune limitrofo a Barcellona Pozzo di Gotto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’inatteso ritiro della G.d.m. appare forse più comprensibile alla luce di certe dichiarazioni che è possibile leggere sulla stampa locale e che avrebbero meritato maggiore attenzione da parte di consiglieri e forze politiche e sociali. In un articolo apparso il 24 dicembre 2008 sul settimanale Centonove che cita come fonte l’assessore comunale al commercio e all’artigianato in carica dal 2007, Nicola Marzullo, si afferma ad esempio che la società calabrese sarebbe stata condizionata dalla «bocciatura» del piano particolareggiato da parte della commissione edilizia perché «prevedeva la costruzione della megainfrastruttura in un’area di contrada Siena di 18 ettari prettamente agricola». «Il progetto – si legge ancora - sarebbe passato solo con una variante al piano regolatore che avrebbe permesso di trasformare la zona in questione in area commerciale. Ma a Barcellona, come fa notare l’assessore, un area commerciale esiste già: è quella in prossimità dello svincolo autostradale, dove sorgeranno il centro Famila superstore e il supermercato Lidl, ed è perfettamente in grado di ospitare anche un parco di grandi dimensioni. “Il fatto che la G.d.m. non abbia fatto ricorso contro la decisione dell’ufficio tecnico – dice Nicola Marzullo – mi fa pensare che abbia dovuto fare i conti con problemi interni che ne hanno condizionato le strategie”».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sempre nello stesso articolo si spiega che «a certificare questa brusca frenata è anche una relazione redatta dal Comune sullo sviluppo della rete commerciale barcellonese relativo al periodo 1988-2003. Solo una settantina i negozi aperti negli ultimi 15 anni: una crescita minima, pari allo 0,52% annuo, al di sotto della media regionale che, per i comuni con più di 35.000 abitanti, si attesta invece introno al 2%». Vengono delineate infine ben altre priorità di sviluppo da parte dell’assessore comunale competente: «l’approvazione di piani particolari per la creazione di mini-aree commerciali in zone antiche della città come la vecchia pescheria» e la «realizzazione della “zona artigianale”, i cui lotti sono stati assegnati dieci anni fa a ditte che non hanno mai costruito». Ricapitolando, il piano G.d.m. sarebbe stato bocciato dalla commissione edilizia perché ultradimensionato e incompatibile con i piani di sviluppo agricolo e commerciale dell’amministrazione barcellonese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di fronte a valutazioni così nette, chiunque avrebbe fatto dietrofront. Invece accade il grande colpo di scena: il 5 gennaio 2009, a 12 giorni dalla pubblicazione delle dichiarazioni dell’assessore Marzullo, si fa avanti la Dibeca che presenta al Comune una domanda di cambio di titolarità della richiesta di concessione edilizia per l’identico piano particolareggiato, valendosi di quella che sostiene essere una «continuità soggettiva, atteso che la nuova istanza viene dai proprietari di quei terreni che davano sostanza alla richiesta della G.d.m.». La discesa in campo della famiglia Cattafi muta improvvisamente i pregressi scenari: i primi di agosto la commissione urbanistica approva il piano e il mese successivo giunge l’imprimatur della III commissione consiliare. Il piano approda così in consiglio comunale e, il 16 novembre, con 22 voti favorevoli e un solo astenuto, arriva il sigillo definitivo al megaparco commerciale. Con buona pace della G.d.m. che mai avrebbe creduto al repentino ripensamento di Palazzo Longano e degli antichi proprietari dei terreni di contrada Siena, disfattisi per poche centinaia di migliaia di euro di un’area trasformatasi d’incanto nel pozzo di san Patrizio.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scelta altrettanto poco felice quella di posizionarsi in un’altra area siciliana ad alta presenza mafiosa, la provincia di Agrigento. A Castrofilippo, lo scorso anno, è stato inaugurato in pompa magna il centro commerciale “Le Vigne”, 110.000 metri quadri di superficie, un centinaio di attività commerciali di grandi, medie e piccole dimensioni e l’immancabile ipermercato Carrefour-G.d.m.. Neanche il tempo di festeggiare che il 5 dicembre 2008, su ordine del Tribunale di Palermo, il megastore di Castrofilippo veniva sottoposto a sequestro preventivo nell’ambito dell’inchiesta sulle operazioni finanziarie “coperte” del boss mafioso Giuseppe Falsone di Campobello di Licata, ritenuto il numero uno di Cosa nostra in provincia di Agrigento e fra i 30 ricercati più pericolosi d’Italia. Stando alle risultanze delle indagini e grazie anche alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Beniamino Di Gati, uomini appartenenti alle cosche locali (tra cui Gerlando Morreale e Calogero Costanza, originari di Favara, e Calogero Di Caro di Canicattì), avrebbero realizzato ingenti investimenti nei lavori edili, partecipando proprio alla progettazione e realizzazione del centro commerciale agrigentino. Una società di Canicattì riconducibile a persone “vicine” a Cosa nostra aveva acquistato i terreni in contrada Cometi, avviando contestualmente le pratiche per la concessione edilizia. Successivamente la società aveva venduto per 4 milioni di euro le autorizzazioni e parte dei terreni alla Sercom di Catanzaro, azienda specializzata nella realizzazione di centri commerciali. Fu la Sercom ad avviare i lavori, a cui, secondo la Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, avrebbero partecipato pure alcune imprese in mano a Costanza, Di Caro e Morreale. Da qui l’ordine di sequestro del centro commerciale poi annullato a fine dicembre 2008 dal Tribunale della libertà per «l’estraneità della Sercom alle indagini dell’inchiesta “Agorà” e del legale rappresentante Rosario Russo, ascoltato solo come “persona informata sui fatti”». Il provvedimento ha consentito la riapertura delle attività de “Le Vigne”, senza ulteriori pregiudizi per gli esercizi commerciali ivi ospitati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Della Sercom di Catanzaro, presente accanto a G.d.m. pure nei centri commerciali siciliani di San Cataldo e Modica, si parla nella già citata relazione prefettizia sul presunto condizionamento mafioso di Barcellona Pozzo di Gotto. «Questa Commissione – vi si legge - ha proceduto in data 30 giugno 2006 all’audizione della dottoressa Sebastiana Caliri, dirigente del VI Settore del Comune deputato alla gestione dei servizi relativi allo sviluppo economico, turismo, fiere e mercati, attività produttive, annona, rapporti comunitari, alloggi popolari, la quale ha dichiarato di aver rigettato una richiesta di licenza alla Sercom S.p.A., per la quale è in corso il provvedimento di diniego, perchè non c’è conformità sulla base urbanistica».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«A seguito di accertamenti esperiti dall’Arma dei Carabinieri – aggiunge la Commissione prefettizia - sarebbero emerse gravi anomalie nella gestione dell’attività amministrativa di rilascio delle varie tipologie di licenze commerciali». Relativamente alle autorizzazioni comunali per medie e grandi strutture, si cita in particolare quella emessa il 13 giugno 2005 a favore della “G.D.C. Grande Distribuzione Catanese S.p.A.” per uno store in contrada S. Antonio - svincolo autostradale. La “G.D.C.” appartiene all’imprenditore Roberto Abate, titolare del maggiore centro commerciale realizzato sino ad oggi in Sicilia (Etnapolis). Sul potente operatore economico di Paternò, sempre secondo la Commissione d’indagine della Prefettura di Messina, «sono state accertate in Banca Dati Forze di Polizia le seguenti vicissitudini giudiziarie: associazione per delinquere, commercio di sostanze nocive, altri reati contro la salute pubblica nel settore alimentare, in concorso con altre persone; reati commessi con frode; violazioni del T.LL.SS.».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2760705183938039695-2973768507919655228?l=stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/feeds/2973768507919655228/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/11/le-zone-grigie-dellaffaire-commerciale.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/2973768507919655228'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/2973768507919655228'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/11/le-zone-grigie-dellaffaire-commerciale.html' title='Le zone grigie dell’affaire commerciale di Barcellona PG'/><author><name>di emanuele davide scimone</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_DzybZet8Ls0/SSbwPfQ8_-I/AAAAAAAAAbc/up3wNztd5mw/S220/e.d.scimone+2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2760705183938039695.post-4340429881514023186</id><published>2009-10-08T11:26:00.000-07:00</published><updated>2009-10-08T11:28:09.988-07:00</updated><title type='text'>US Air Force: “Difettosa la manutenzione degli F-16 di Aviano”</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;di Antonio Mazzeo&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Gravi gli errori commessi durante i lavori di manutenzione dei motori dei cacciabombardieri F-16 di stanza nella base aerea di Aviano (Pordenone). È il giudizio della commissione nominata dal Comando dell’US Air Force in Europa per indagare sulle cause dell’incidente avvenuto il 24 marzo scorso, quando il pilota di un F-16 del 31st Fighter Wing sganciò volontariamente due serbatoi sul villaggio di Tamai di Brugnera, prima di effettuare un atterraggio d’emergenza ad Aviano. Un atto che poteva benissimo generare una tragedia: uno dei due serbatoi, del peso di circa mezza tonnellata, finì infatti su una casa colonica sfondando il tetto e distruggendo un’utilitaria. Il secondo serbatoio cadde invece tra due abitazioni, a pochi metri dal cortile dove stavano giocando dei bambini. Fortunatamente &lt;span&gt;&lt;span&gt;i serbatoi riuscirono pure a reggere l’urto con il suolo e a non incendiarsi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Secondo quanto ammesso dal Comando dell’aeronautica militare USA, il motore del cacciabombardiere avrebbe ceduto a causa di una “grossa perdita di carburante dal punto di connessione tra il tubo di scarico esterno e quello principale”. “Il sigillo di questa connessione – prosegue l’US Air Force - ha ceduto per cause di ordine tecnico, poiché la connessione non era stata correttamente controllata dal personale che deve eseguire e verificare le attività di manutenzione dei motori”. &lt;span&gt;&lt;span&gt;Nonostante le gravi responsabilità attribuite al personale del &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;31st Maintenance Group&lt;/i&gt; (lo specifico gruppo addetto alla manutenzione dei caccia di stanza ad Aviano), nel rapporto stilato dalla commissione d’inchiesta non si fa però riferimento ad eventuali azioni disciplinari. L’US Air Force fa sapere che il colonnello David B. Coomer, comandante del reparto al tempo dell’incidente, non è più in forza alla base italiana. Encomio invece per il pilota del cacciabombardiere che ha “eseguito in modo appropriato le procedure e ha sganciato i serbatoi nell’area relativamente meno popolata”. In caso contrario, il pilota “avrebbe perso il controllo dell’aereo e non sarebbe potuto rientrare ad Aviano”&lt;span&gt;&lt;span&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Quello di Tamai di Brugnera è stato solo l’ultimo di una lunga serie di incidenti che hanno visto protagonisti i velivoli USA che operano dalla grande base aerea friulana. Solo negli ultimi due anni, due di essi si sono schiantati al suolo in zone prossime ai centri abitati. Il 18 settembre 2007, un caccia F-16 del 510º Squadrone aereo precipitò sulla montagna che sovrasta la frazione di Soramae, nel comune di Zolto Alto (Belluno), con il pilota che riuscì a salvarsi lanciandosi dal velivolo qualche attimo prima dell’impatto. I risultati dell’inchiesta, resi pubblici il 19 gennaio 2008, individuarono in un’impressionante serie di fattori, le possibili cause dell’incidente. “Le pessime condizioni atmosferiche, una parte mal funzionante del velivolo e un errore del pilota sono alla base dell’evento”, si legge nel rapporto pubblicato dal Comando dell’US Air Force. In particolare, “l’anello del dispositivo che segnala all’aereo la sua traiettoria si è gelato quando il velivolo è transitato dentro il temporale che stava investendo l’area prossima alla base di Aviano”. Di conseguenza i computer di bordo “continuarono a ricevere la stessa informazione, nonostante l’aereo viaggiasse ad un’altitudine maggiore e avesse perduto velocità”, e il pilota non fu in grado di correggere la rotta in tempo. Sempre secondo il rapporto, il problema all’anello era stato individuato prima dall’US Air Force in altri tre incidenti accaduti agli F-16, al punto che fu deciso di contrattare una società aerea privata per avviare il ridisegno dello strumento di bordo.&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Sotto accusa per l’incidente di Soramae di Zolto Alto anche la cattiva gestione delle informazioni sulle condizioni del tempo da parte dei meteorologi statunitensi. Essi avrebbero informato il pilota solo della presenza di “vuoti d’aria alla navigazione”, mentre l’aereo avrebbe incontrato invece “forti temporali ed un muro di nuvole che rendeva inutilizzabile lo spazio aereo”. Secondo quanto ricostruito dalla commissione d’inchiesta, i meteorologi italiani avevano previsto con largo anticipo le reali condizioni climatiche, ma “l’informazione non fu condivisa con i piloti”. Anche il comportamento del conduttore del cacciabombardiere è stato fortemente censurato. Egli, infatti, avrebbe “subito una distorsione spaziale perdendo il suo orientamento rispetto al terreno”; non si sarebbe “allontanato dal temporale in corso” e non avrebbe “preso alcuna misura quando si era reso conto che il velivolo stava volando troppo alto e a velocità ridotta”. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Una missione nata certamente sotto una cattiva stella quella del caccia F-16 del 510th Fighter Squadron di Aviano. L’aereo doveva partecipare ad una simulazione di combattimento aria-aria con altri cacciabombardieri di Aviano. Il pilota era stato destinato ad un altro caccia che però era stato fatto rientrare alla base a causa del cattivo funzionamento del pannello regolatore dell’ossigeno. Dopo il suo trasferimento su un altro jet, furono individuati problemi con il radar e al suo sistema di navigazione inerziale, che “furono rapidamente risolti dal personale di terra addetto alla manutenzione dei velivoli”, secondo quanto affermato dai commissari dell’US Air Force.&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Il 9 novembre 2007 era un elicottero UH–60 “Black Hawk” a precipitare ed incendiarsi sulle rive del fiume Piave, tra le città di Treviso e Conegliano, causando la morte di sei membri dell’equipaggio e il ferimento di altri dieci militari statunitensi. L’elicottero apparteneva al 1º Battaglione del 214º Reggimento Aereo dell’US Army con sede a Mannheim, Germania, ma era stato assegnato alla “Compagnia G” del 52º Reggimento, una piccola unità dell’esercito di stanza ad Aviano a cui è affidata il trasporto d’alti ufficiali e dei loro familiari, il supporto generale all’aviazione e l’addestramento dei piloti d’elicotteri da guerra. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;In questo caso l’inchiesta delle forze armate USA non riuscì ad accertare le cause dell’incidente, anche perché, inspiegabilmente, “non c’era un &lt;i&gt;flight-data recorder&lt;/i&gt; a bordo del velivolo”. “L’errore del pilota e fattori ambientali potrebbero aver giocato un ruolo tra le cause dell’incidente”, si legge nella nota emessa dal Comando dell’US Army in Europa. “L’evidenza suggerisce l’interferenza di un oggetto esterno che ha inceppato i controlli o che non funzionarono una parte dei controlli di volo”. Gli investigatori si sarebbero pure soffermati su un congegno posto all’interno della cabina di volo, che avrebbe evidenziato un deterioramento avvenuto probabilmente prima dell’incidente. Il congegno, noto come &lt;i&gt;bell crank&lt;/i&gt;, era responsabile del controllo del cosiddetto “pedale di sinistra”. In precedenza alcuni piloti avevano reclamato per “l’esplosione” di questi particolari pedali del Black Hawk, ma i meccanici credevano di aver risolto il problema durante la manutenzione di routine effettuata all’inizio del 2007. “Gli investigatori e il personale addetto alla manutenzione hanno cercato di riprodurre le condizioni che potrebbero aver causato il deterioramento del congegno, ma non sono riusciti a farlo, e problemi similari non sono stati mai notati in nessuno dei Black Hawk schierati in Europa”.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2760705183938039695-4340429881514023186?l=stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/feeds/4340429881514023186/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/10/us-air-force-difettosa-la-manutenzione.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/4340429881514023186'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/4340429881514023186'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/10/us-air-force-difettosa-la-manutenzione.html' title='US Air Force: “Difettosa la manutenzione degli F-16 di Aviano”'/><author><name>di emanuele davide scimone</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_DzybZet8Ls0/SSbwPfQ8_-I/AAAAAAAAAbc/up3wNztd5mw/S220/e.d.scimone+2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2760705183938039695.post-6693941591627567428</id><published>2009-09-28T02:00:00.000-07:00</published><updated>2009-09-28T02:01:14.248-07:00</updated><title type='text'>Al via l’AGS, il nuovo sistema di spionaggio NATO</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;di Antonio Mazzeo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Lo sviluppo dell’AGS (Alliance Ground Surveillance), il nuovo sistema di sorveglianza terrestre della NATO, ha generato divisioni insanabili all’interno dell’Alleanza Atlantica. Alla firma del Programme Memorandum of Understanding (PMOU) che segna i confini legali, organizzativi e finanziari del sistema d’intelligence, si sono presentati infatti solo 15 dei paesi membri dell’organizzazione nord-atlantica. Si tratta di Bulgaria, Canada, Danimarca, Estonia, Germania, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia e Stati Uniti d’America. Per la gestione e il coordinamento delle attività di sviluppo e implementazione dell’AGS, le nazioni aderenti al PMOU hanno dato vita a due nuove agenzie, la NATO AGS Management Organisation (NAGSMO) e la NATO AGS Management Agency (NAGSMA). Il Comando Supremo Atlantico di Bruxelles ha inoltre comunicato che la piena capacità del sistema di sorveglianza terrestre sarà raggiunta entro il 2012, anticipando di un anno i tempi previsti.&lt;br /&gt;Nel corso della riunione dei Ministri della Difesa della NATO di Cracovia, il 19 e 20 febbraio 2009, è stata formalizzata la scelta della stazione aeronavale di Sigonella quale “principale base operativa” dell’AGS. “Abbiamo scelto questa base dopo un’attenta valutazione e per la sua centralità strategica nel Mediterraneo che le consentirà di concentrare in quella zona le forze d’intelligence italiane, della NATO e internazionali”, ha dichiarato il Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Vincenzo Camporini. Nella grande infrastruttura militare siciliana saranno ospitati i sistemi di comando e di controllo del’AGS, centralizzando le attività di raccolta d’informazioni ed analisi di comunicazioni, segnali e strumentazioni straniere. Sigonella si trasforma così in un’immensa centrale di spionaggio, un “Grande Orecchio”, della NATO capace di spiare, 24 ore al giorno, un’area che si estende dai Balcani al Caucaso e dall’Africa al Golfo Persico.&lt;br /&gt;La stazione aeronavale ospiterà inoltre la componente di volo del sistema di sorveglianza, costituita da sei sofisticati velivoli senza pilota (UAV). In un comunicato stampa del 25 settembre scorso, gli alti comandi NATO hanno spiegato che “il segmento aereo dell’AGS Core sarà basato sulla versione Block 40 dell’aereo “RQ-4B Global Hawk” di produzione statunitense, dotato di un’autonomia di volo superiore alle 30 ore ed in grado di raggiungere i 60.000 piedi di altezza, in qualsiasi condizione meteorologica”. Gli UAV saranno equipaggiati con un sensore radar di sorveglianza del suolo multi-piattaforma (MPRIP Multi-Platform Radar Insertion Program) e con un sistema di trasmissione dati a banda larga. Mediante l’impiego di questi sensori tecnologicamente avanzati, l’AGS Core scoprirà e “traccerà” oggetti in movimento nell’area osservata e fornirà immagini radar di oggetti stazionari. Il segmento terrestre, che sarà sviluppato dalle industrie militari canadesi ed europee, distribuirà i dati ad i molteplici utenti operativi all’interno e fuori dal teatro delle operazioni belliche, e funzionerà come un’interfaccia tra l’AGS Core ed un’ampia gamma di sistemi d’Intelligence, Sorveglianza e Riconoscimento (IRS), nazionali e NATO. Il segmento di terra dell’AGS includerà i sistemi dedicati al supporto della missione, dislocati presso la Main Operating Base di Sigonella, e le stazioni terrestri, anche in configurazione trasportabile e mobile, per la pianificazione ed il controllo delle operazioni di volo degli UAV.&lt;br /&gt;“Grazie all’Alliance Ground Surveillance, la NATO acquisirà una considerevole flessibilità nell’impiego della propria capacità di sorveglianza di vaste aree di territorio in modo da adattarla alle reali necessità operative”, ha dichiarato Peter C. W. Flory, vicesegretario generale per gli Investimenti alla difesa dell’Alleanza Atlantica. “L’AGS è essenziale per accrescere la capacità di pronto intervento in supporto delle forze NATO per tutta le loro possibili future operazioni. L’AGS sarà un elemento chiave per assicurare l’assunzione delle decisioni politiche dell’Alleanza e la realizzazione dei piani militari”. Il nuovo sistema non è però un mero mezzo di intercettazione e di spionaggio. Come è stato riconosciuto dal Capo di Stato Maggiore italiano, generale Camporini, nella base di Sigonella sarà allestito un “più avanzato sistema SIGINT”. Il SIGINT, acronimo di Signals Intelligence, è lo strumento d’eccellenza di ogni “guerra preventiva” e ha una funzione determinante per scatenare il “first strike”, convenzionale o nucleare che sia. Una delle articolazioni SIGINT è la cosiddetta ELINT – Electronic Intelligence, che si occupa in particolare d’individuare la posizione di radar, navi, strutture di comando e controllo, sistemi antiaerei e missilistici, con lo scopo di pianificarne la distruzione in caso di conflitto.&lt;br /&gt;Nonostante l’accelerazione inferta al piano di sviluppo dell’AGS, il Comando NATO di Bruxelles ha chiesto un maggiore impegno collettivo ai paesi membri. “La partecipazione al programma resta aperto agli altri Alleati interessati”, ha dichiarato il vicesegretario Peter C. W. Flory, invitando apertamente i partner dell’Europa occidentale e la Polonia a rientrare nell’AGS. Originariamente, il piano di sviluppo del sistema di sorveglianza vedeva associate 23 nazioni. Il 16 aprile 2004, la NATO attribuì al consorzio “Trans-Atlantic Industrial Proposed Solution” (TIPS) la ricerca e la progettazione delle apparecchiature terrestri e aeree. Al consorzio partecipavano le statunitensi Northrop Grumman e General Dynamics, la European Aeronautic Defense and Space Company – EADS (gruppo aerospaziale a cui aderiscono società tedesche, francesi ed olandesi), la francese Thales, la spagnola Indra e l’italiana Galileo Avionica. L’accordo prevedeva la realizzazione di una flotta di aerei senza pilota a composizione “mista” (i Global Hawk USA e gli europei Airbus A321). Nel novembre 2007, Washington annunciò però l’abbandono di questa soluzione e la milionaria commessa dei velivoli spia fu affidata in esclusiva alla Northrop Grumman. La delusione e la rabbia degli alleati europei fu incontenibile e, uno dopo l’altro, Belgio, Francia, Ungheria, Olanda, Portogallo, Grecia e Spagna ritirarono il proprio appoggio finanziario ed industriale all’AGS. La diserzione alleata ebbe come prima conseguenza l’aumento dell’onere finanziario a carico dell’Italia per la realizzazione delle attrezzature e delle infrastrutture del sistema di sorveglianza, circa 150 milioni di euro, pari al 10% del piano finanziario del programma.&lt;br /&gt;Le autorità spagnole, che in un primo tempo avevano candidato lo scalo di Zaragoza come “principale base operativa” dell’AGS, hanno deciso di ritirarsi non solo per motivi di ordine economico-industriale. “L’installazione a Zaragoza dei velivoli senza pilota presentava molti inconvenienti al normale funzionamento del vicino aeroporto della città”, ha dichiarato il portavoce del governo Zapatero. “Dato che le aeronavi della NATO voleranno continuamente per catturare le informazioni, si potevano generare restrizioni al traffico aereo, saturazione nello spazio aereo e problemi durante gli atterraggi e i decolli”. Una valutazione dei rischi per la sicurezza dei sei milioni di passeggeri in transito dallo scalo di Catania-Fontanarossa (ad una decina di chilometri da Sigonella), che né il governo Prodi né quello Berlusconi si sono sentiti di fare. Eppure durante l’ispezione compiuta il 31 marzo 2008 nella base siciliana dal parlamentare di Sinistra Critica-PRC, Salvatore Cannavò, l’allora comandante del 41° Stormo dell’Aeronautica militare, colonnello Antonio Di Fiore, aveva negato l’ipotesi d’insediamento a Sigonella dei Global Hawk in quanto “la gestione di quel tipo di aerei senza pilota non è compatibile col traffico civile del vicino aeroporto civile Fontanarossa”.&lt;br /&gt;Con l’AGS, inevitabilmente, sarà dato nuovo impulso ai processi di militarizzazione del territorio siciliano. Per il funzionamento degli aerei senza pilota e della nuova supercentrale di spionaggio, il ministro della difesa Ignazio La Russa ha annunciato l’arrivo nell’isola di un “NATO Force Command di 800 uomini, con le rispettive famiglie”. È prevedibile che saranno presto avviati i lavori per realizzare nuovi complessi abitativi per il personale in forza alla stazione aeronavale. I consigli comunali di Motta Sant’Anastasia (Catania) e Lentini (Siracusa) hanno già adottato quattro progetti di variante ai piani regolatori per l’insediamento di residence e villaggi ad uso esclusivo dei militari statunitensi e NATO.&lt;br /&gt;Dovrebbe essere ormai questione di giorni l’arrivo a Sigonella del plotone di 4-5 velivoli RQ-4B “Global Hawk” dell’US Air Force, destinati ad operare in Europa, Medio oriente e nel continente africano. Nella base siciliana sarà pure realizzato il Global Hawk Aircraft Maintanance and Operations Complex, il complesso per le operazioni di manutenzione degli aerei senza pilota. Il progetto, da finanziare con il budget 2010 dell’Air Force Military Construction, Family Hosusing and base Realignment and Closure Programs, è stato definito di “alto valore strategico” da Kathleen Ferguson, vicesegretaria della Difesa, in occasione della sua audizione davanti al Congresso, il 3 giugno 2009. Il programma dell’US Air Force ha però lasciato perplessi i congressisti che hanno chiesto di posticipare l’installazione del nuovo hangar di supporto ai Global Hawk. “La marina USA possiede a Sigonella facilities di volo che attualmente sono sotto-utilizzate e possono pertanto ospitare a breve termine le necessità che deriveranno dall’arrivo dei primi Global Hawk nell’ottobre 2009”, ha dichiarato il portavoce del Comitato per le installazioni militari del Congresso. “Raccomandiamo pertanto di deferire l’investimento in facilities di volo aggiuntive a NAS Sigonella sino a quando il Rapporto Quadriennale della Difesa non informi sul futuro dei programmi del velivolo di pattugliamento marittimo P-8 e dei sistemi senza pilota UAV dell’US Navy, nonché su quanto verrà deciso relativamente all’installazione di questi programmi a Sigonella”.&lt;br /&gt;Lo scorso anno, il Pentagono ha assegnato alla Northrop Grumman il piano di sviluppo dei nuovi velivoli senza pilota che saranno utilizzati dalle forze navali. Con la prima tranche del programma, a partire del 2015 saranno forniti 68 “Global Hawk” in versione modificata rispetto a quelli già operativi con l’US Air Force. Spesa prevista 1,16 miliardi di dollari. “Una quarantina di questi velivoli UAV saranno dislocati in cinque siti: Kaneohe, Hawaii; Jacksonville, Florida; Sigonella, Italia; Diego Garcia, Oceano Indiano, e Kadena, Okinawa”, hanno dichiarato i portavoce del Dipartimento della Difesa. “Ad essi, nelle differenti missioni navali in tutte le aree del mondo, si affiancheranno i velivoli con pilota P-8 Multi-Mission Maritime Aircraft (MMA), che stanno sostituendo i P-3 Orion in servizio dal 1962”. L’US Navy ha già preannunciato che le “front lines” per la dislocazione dei nuovi P-8 saranno le stazioni aeronavali di Diego Garcia, Souda Bay (Grecia); Masirah (Oman); Keflavik (Islanda), Roosevelt Roads (Porto Rico) e l’immancabile Sigonella.&lt;br /&gt;Intanto, in vista del rilancio delle iniziative contro i nuovi programmi di guerra USA e NATO in Sicilia, il movimento “no war” si è dato appuntamento per mercoledì 30 settembre, ore 16,30, nella facoltà di Lingue dell’Università di Catania (Monastero dei Benedettini) per un incontro-dibattito dal titolo: “Dal potenziamento di Sigonella alla costruzione del MUOS a Niscemi. I pericoli della militarizzazione e della guerra”. Parteciperanno, tra gli altri, Alfonso Di Stefano (Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella), Valerio Marletta (consigliere provinciale del Prc), Gianni Piazza (docente della facoltà di Scienze Politiche) e Santi Terranova (legale dell’Associazione bambini leucemici “Manuele e Michele” di Lentini).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2760705183938039695-6693941591627567428?l=stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/feeds/6693941591627567428/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/09/al-via-lags-il-nuovo-sistema-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/6693941591627567428'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/6693941591627567428'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/09/al-via-lags-il-nuovo-sistema-di.html' title='Al via l’AGS, il nuovo sistema di spionaggio NATO'/><author><name>di emanuele davide scimone</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_DzybZet8Ls0/SSbwPfQ8_-I/AAAAAAAAAbc/up3wNztd5mw/S220/e.d.scimone+2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2760705183938039695.post-1054038731242221296</id><published>2009-09-14T01:11:00.000-07:00</published><updated>2009-09-14T01:13:33.636-07:00</updated><title type='text'>Africom pianta le tende alle Seychelles</title><content type='html'>&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;di Antonio Mazzeo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center; font-weight: bold;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;Il Comando generale delle forze armate per il continente africano, Africom, mobilita uomini e mezzi per proteggere dalla pirateria l’industria turistica delle Seychelles. E a difesa dei turisti a cinque stelle non saranno lesinati i più sofisticati sistemi di guerra. Così, dal prossimo mese di ottobre, un numero imprecisato di velivoli senza pilota UAV “Reaper” sarà trasferito nell’arcipelago che dista più di 1.000 miglia dalle coste dell’Africa meridionale. “Le Seychelles hanno un ruolo è importante per assicurare la libertà di navigazione a beneficio di tutte le nazioni”, ha dichiarato Vince Crawley, portavoce del Comando Africom di Stoccarda. “Sono una piattaforma ideale per osservare i vasti corridoi marittimi dell’Oceano Indiano ed assistere i nostri sforzi contro la pirateria”. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;I “Reaper” saranno utilizzati in missioni d’intelligence, sorveglianza e riconoscimento. Con una lunghezza di 20 metri, questi velivoli possono volare per 30 ore consecutive ad una velocità di oltre 440 chilometri all’ora, con un raggio operativo di 4.800 chilometri. Dotati di sofisticate telecamere e numerosi sensori per captare qualsiasi oggetto si muova nell’oceano, i “Reaper” sono guidati a distanza utilizzando stazioni terrestri e satellitari. Utilizzati per la prima volta nel conflitto afgano, gli MQ-9 “Reaper” dell’US Air Force continuano ad operare dalla base aerea di Kandahar per missioni di spionaggio e attacco con missili e bombe a caduta libera. Il Comando di Africom assicura comunque che i velivoli senza pilota destinati alle Seychelles non saranno armati. “I Reaper saranno ospitati presso l’aeroporto internazionale di Mahe, la capitale”, ha spiegato Vince Crawley. “E saranno in un numero sufficiente per avere costantemente un aereo in volo a copertura del centinaio di isole che compongono l’arcipelago”. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;A supporto della missione degli UAV giungeranno a Mahe 75 militari statunitensi. Il Comando per le operazioni navali in Europa ed Africa, “NAVEUR NAVAF”, con sede nella città di Napoli, ha pure deciso di dislocare a tempo indeterminato nelle Seychelles due velivoli da pattugliamento marittimo P-3 Orion, attualmente operativi nelle stazioni aeronavali di Sigonella e Diego Garcia. “Il trasferimento dei nostri &lt;span&gt;P-3 Orion&lt;/span&gt; rafforzerà notevolmente la conduzione delle operazioni di sorveglianza delle acque territoriali delle Seychelles da parte degli aeri senza pilota”, ha dichiarato il generale &lt;span&gt;William Ward&lt;/span&gt;, comandante di Africom.&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;La presenza militare USA è stata richiesta dalle autorità governative locali dopo gli attacchi pirati ai danni di alcune imbarcazioni in navigazione tra le isole. Lo scorso mese di aprile, il presidente delle Seychelles, James Michel, aveva interrotto una visita ufficiale in Giappone dopo che due unità nazionali erano state sequestrate a largo delle isole Comoros. Qualche giorno dopo, la nave da crociera MSC “Melody”, in rotta da Durban (Sud Africa) verso Genova con oltre 1.000 passeggeri e 550 membri d’equipaggio, veniva avvicinata da un’imbarcazione pirata che però veniva individuata e prontamente bloccata da una fregata spagnola. “Simili incidenti – ha dichiarato il presidente Michel - sono pericolosi non solo perchè sono atti di terrorismo, ma perchè potrebbero spingere le navi da crociera fuori dalle nostre acque territoriali e ferire gravemente il turismo nazionale”. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;La dipendenza del paese dalla valuta straniera è totale. Incapaci di pensare a qualsivoglia forma di sviluppo autocentrato o perlomeno ad una diversificazione delle fonti d’ingresso economico, per le autorità di governo la difesa del turismo di lusso diviene vitale, a costo di accelerare il trasferimento di isole ed isolotti ai privati e dare il via alla militarizzazione USA dell’arcipelago. Già un anno prima della crisi legata ai pirati somali, il tasso di occupazione del settore alberghiero aveva subito una flessione del 60-65 per cento. A favore delle Seychelles è intervenuto il Fondo monetario internazionale con un credito di emergenza, mentre il Club di Parigi ha annullato il 45% di un debito di 215 milioni di euro.&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;In funzione anti-pirati, le Seychelles hanno dotato la propria Guardia Coste di due moderne imbarcazioni veloci. Hanno inoltre chiesto a diversi paesi di trasferire loro unità militari a presidio delle acque territoriali. L’autorità legislativa ha già approvato un patto di “cooperazione militare” con le forze armate USA, mentre il Dipartimento della Difesa ha stanziato a favore del paese 300.000 dollari per il triennio 2008-2010 nell’ambito del programma di addestramento “IMET International Military Educations and Training”. Consiglieri militari e personale specializzato del “Combined Joint Task Force – Horn of Africa (CJTF-HOA)”, il reparto interforze USA di stanza a Gibuti, operano a fianco dei militari locali sin dal 2005. Nel maggio 2009, gli uomini del Comando Africom di Stoccarda hanno tenuto un ciclo settimanale di conferenze ed incontri con le autorità civili e militari locali in vista del “miglioramento delle procedure di controllo del traffico aereo” e di un “rafforzamento dell’impegno bilaterale a favore della sicurezza e dell’intelligence e ridurre l’attività criminale nell’Oceano Indiano”. Il mese successivo nei principali porti delle Seychelles hanno fatto una lunga sosta operativa le unità da guerra della Combined Task Force (CTF) 151, la forza multinazionale attivata dal comando della 5^ Flotta USA in Bahrein per pattugliare le acque dell’Oceano Indiano e del Golfo di Aden.&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;A fianco delle imbarcazioni militari delle Seychelles opera pure da qualche tempo una nave portaelicotteri della Marina indiana, armata di cannoni “Bofors” da 40 mm.. Sessanta marines francesi sono invece a bordo di una decina di grandi unità per la pesca del tonno che resteranno nelle acque delle Seychelles sino alla fine di ottobre.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2760705183938039695-1054038731242221296?l=stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/feeds/1054038731242221296/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/09/africom-pianta-le-tende-alle-seychelles.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/1054038731242221296'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/1054038731242221296'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/09/africom-pianta-le-tende-alle-seychelles.html' title='Africom pianta le tende alle Seychelles'/><author><name>di emanuele davide scimone</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_DzybZet8Ls0/SSbwPfQ8_-I/AAAAAAAAAbc/up3wNztd5mw/S220/e.d.scimone+2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2760705183938039695.post-5064061786271771058</id><published>2009-09-10T04:37:00.000-07:00</published><updated>2009-09-10T04:38:45.487-07:00</updated><title type='text'>I parà USA di Vicenza in Afghanistan.  Con blindati e velivoli senza pilota</title><content type='html'>&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;di &lt;i&gt;Antonio Mazzeo&lt;/i&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:14pt;"  &gt; &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:14pt;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:14pt;"  &gt;Sarà la 173^ Brigata Aviotrasportata di stanza a Vicenza la punta di diamante della campagna d’autunno dell’esercito USA in Afghanistan. Lo ha confermato il Comando delle forze armate statunitensi in Europa a conclusione di una esercitazione tenutasi il mese scorso nelle colline di Hohenfels (Germania), a cui hanno partecipato 75 militari del Combat Team provenienti dalla base vicentina di Camp Ederle. Nello specifico, gli uomini hanno partecipato al primo corso per “operatori MRAP - Mine Resistant Ambush Protected”, i sistemi blindati che il Pentagono ritiene fondamentali per difendere le truppe da attacchi terroristici, imboscate ed esplosioni di bombe e mine. Per l’esercitazione di Hohenfels, sono stati trasferiti via nave dal Kuwait una quarantina di blindati leggeri MRAP utilizzati normalmente in ambienti urbani ed in operazioni antiguerriglia. La 173^ Brigata Aviotrasportata è stata la prima unità terrestre USA di base in Europa ad essere addestrata all’uso di questi veicoli. Un secondo ciclo di esercitazioni alla guida dei superblindati è previsto subito dopo il suo trasferimento in Afghanistan, in una località non ancora rivelata dal Pentagono.&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:14pt;"  &gt;L’US Army e l’US Marine Corps utilizzano &lt;span&gt;i veicoli &lt;/span&gt;MRAP dal 2003. Si tratta di mezzi diversi in peso (da 7 a 22 tonnellate) e capacità di trasporto (da 6 a 12 militari per unità), in grado però di transitare agilmente nei terreni più accidentati. Il programma di sviluppo degli MRAP è considerato di altissima priorità dal Dipartimento della Difesa: nell’anno fiscale 2007 il segretario Robert Gates ha stanziato 1,1 miliardi di dollari per l’avvio della costruzione di veicoli blindati anti-mine di seconda generazione. E a fine giugno 2009, le forze armate statunitensi hanno commissionato alla Oshkosh Defense Corporation la produzione di 2.244 veicoli MRAP M-ATV (All-Terrain), da destinare alle unità impegnate in Afghanistan ed Iraq. I primi modelli M-ATV saranno consegnati il prossimo mese di ottobre ai reparti della 173^ Brigata Aviotrasportata di Vicenza che raggiungeranno il teatro afgano e si affiancheranno agli MRAP “Dash”, un modello più pesante e meno manovrabile. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:14pt;"  &gt;Nonostante l’ingente impegno finanziario per ammodernare i sistemi di trasporto blindati (l’intero programma MRAP dovrebbe costare a Washington 17,6 miliardi di dollari), sono numerose le critiche sulla loro reale efficacia e sostenibilità militare. Le ridottissime velocità nei trasferimenti per le impervie montagne afgane e le difficoltà di mobilità nel passaggio per grandi arterie stradali e centri urbani accentuano l’esposizione dei blindati agli attacchi di sorpresa o agli attentati. Gli MRPA consumano inoltre grandi quantità di carburante, sono difficilmente trasportabili dagli aerei cargo e dalle navi anfibie e comunque con costi proibitivi. Lo US Transportation Command ha stimato una spesa di 750.000 dollari per il trasferimento di ogni singolo veicolo con i C-17 e i C-130, i giganteschi mezzi aerei in dotazione alle forze armate USA. Il Dipartimento della Difesa è stato così costretto a commissionare alcuni cargo russi “Antonov An-124”, già operativi presso la base aerea di Charleston, South Caroline, dove vengono stazionati i nuovi MRAP prodotti dalla Oshkosh Corporation. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:14pt;"  &gt;Oltre che sugli M-ATV, per la nuova missione in Afghanistan gli uomini della 173^ Brigata Aviotrasportata potranno contare sugli aerei senza pilota “Shadow 200”, recentemente assegnati ai reparti d’elite dell’esercito USA di stanza in Germania e a Vicenza. Con un raggio massimo d’azione di 125 chilometri ed un’autonomia di volo per circa 12-14 ore, i velivoli possono volare a grandi altitudini, tra gli 8.000 e i 10.000 piedi d’altezza in condizioni di luminosità e tra i 6.000 e gli 8.000 piedi durante la notte. Equipaggiati con sofisticati sensori e telecamere, gli “Shadow 200” vengono utilizzati per le operazioni di riconoscimento diurno e notturno, sorveglianza, acquisizione dei target e danneggiamento dei sistemi di comando di guerra avversari. Il nuovo sistema d’arma viene impiegato poi per dirigere le operazioni di combattimento terrestre e i raid aerei e fornire assistenza alle attività di ricerca e riscatto del personale disperso nei campi di battaglia. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:14pt;"  &gt;Per i paracadutisti della 173^ Brigata USA si tratta della quarta missione di guerra in Afghanistan dal 2003. Nel marzo del 2004 al Southern European Task Force SETAF di Vicenza (oggi SETAF/ US Army Africa) fu pure affidato il comando delle operazioni alleate. L’ultima campagna militare si è invece sviluppata nelle aree meridionali del paese tra il maggio 2007 e il luglio 2008 e ha visto impegnati 3,400 militari. Nei quindici mesi di violenti combattimenti in cui non sono state risparmiate le popolazioni civili, ci sono state alcune vittime tra i reparti USA. Secondo dati ufficiali, sarebbero già 35 i militari della brigata che hanno perso la vita in Afghanistan, 4 dei quali in occasione di un incidente di volo ad un CH-47 precipitato nell’aprile 2005 nella zona di Ghazni, a circa cento miglia a sudovest di Kabul. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:14pt;color:black;"   &gt;I reduci della 173^ Brigata sono stati sottoposti a cure psichiatriche intensive e a programmi di “recupero” in centri di villeggiatura in compagnia dei propri familiari. Intanto certi operatori economici veneti e friulani starebbero fiutando il business che potrebbe svilupparsi attorno alle attività di “riabilitazione” specie quando si completerà il trasferimento presso l’aeroporto Dal Molin di Vicenza delle unità della 173^ Brigata attualmente ospitate in Germania. A Tonezza del Cimone, ad esempio, dove sino a qualche tempo fa sorgevano due postazioni dell’Aeronautica militare italiana (la prima sul Monte Toraro e l’altra sul Passo Coe a Malga Zonta, sul Passo Coe), il sindaco Amerigio Dalla Via si è fatto portavoce della richiesta di riconversione delle infrastrutture in “centri di villeggiatura e riabilitazione” per i soldati americani di Vicenza che “rientrano dall’Afghanistan o dall’Iraq”. Secondo &lt;i&gt;Il Giornale di Vicenza&lt;/i&gt;, la proposta sarebbe già stata discussa in ambienti governativi e sarebbero perfino stati effettuati alcuni sopralluoghi a Tonezza per studiarne la fattibilità. Attualmente l’unico “centro di recupero” in Europa per i reduci di guerra statunitensi si trova a Garmisch, in Germania.&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:14pt;"  &gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:14pt;"  &gt;Intanto il Comando SETAF/US Army Africa conferma che al Dal Molin i lavori per la nuova installazione USA procedono speditamente. “I contractor italiani rappresentati dalla Cooperativa Muratori Cementisti di Ravenna e dal Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna hanno impiantato 800 palificazioni per sostenere le fondamenta di alcuni edifici polivalenti”, ha dichiarato Susan Wong, senior project manager dell’Ufficio di trasformazione e costruzione dell’Us Army. “Gli edifici serviranno come uffici e caserme per i 1.200 militari dei quattro battaglioni attualmente di base a Bamberg e Schweinfurt. Tutto procede secondo il programma e le nuove costruzioni dovrebbero essere completate entro l’estate del 2012. Sono già state demolite tutte le palazzine che dovevano essere demolite, così come una parte della pista di volo che il governo italiano aveva designato per l’uso da parte degli Stati Uniti d’America. La parte restante della pista ricadente nella installazione rimane intatta, ma non è abbastanza lunga per essere utilizzata”. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:14pt;"  &gt;Sempre secondo Susan Wong, al Dal Molin lavorerebbero attualmente 145 operai che diventeranno 550 quando sarà avviata la costruzione degli edifici. Considerato che la commessa per le aziende della Lega delle Cooperative è di oltre 245 milioni di euro, non si può certo dire che la nuova base di Vicenza abbia significative ricadute occupazionali. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2760705183938039695-5064061786271771058?l=stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/feeds/5064061786271771058/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/09/i-para-usa-di-vicenza-in-afghanistan.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/5064061786271771058'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/5064061786271771058'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/09/i-para-usa-di-vicenza-in-afghanistan.html' title='I parà USA di Vicenza in Afghanistan.  Con blindati e velivoli senza pilota'/><author><name>di emanuele davide scimone</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_DzybZet8Ls0/SSbwPfQ8_-I/AAAAAAAAAbc/up3wNztd5mw/S220/e.d.scimone+2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2760705183938039695.post-1052013327134025645</id><published>2009-04-27T00:22:00.000-07:00</published><updated>2009-04-27T00:23:34.981-07:00</updated><title type='text'>Acqua con arsenico per i militari USA di Napoli e Caserta</title><content type='html'>&lt;meta equiv="Content-Type" content="text/html; charset=utf-8"&gt;&lt;meta name="ProgId" content="Word.Document"&gt;&lt;meta name="Generator" content="Microsoft Word 11"&gt;&lt;meta name="Originator" content="Microsoft Word 11"&gt;&lt;link rel="File-List" href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5Cutente%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtml1%5C01%5Cclip_filelist.xml"&gt;&lt;o:smarttagtype namespaceuri="urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" name="metricconverter"&gt;&lt;/o:smarttagtype&gt;&lt;o:smarttagtype namespaceuri="urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" name="PersonName"&gt;&lt;/o:smarttagtype&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt; 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&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;In Campania, l’acqua di diverse abitazioni presenta “un rischio inaccettabile” per i militari che operano nelle basi USA della regione. Ad affermarlo il Comando dell’US Navy di Napoli che ha presentato la sintesi generale di uno studio sanitario realizzato lo scorso anno in un’area di circa &lt;st1:metricconverter productid="395 miglia" st="on"&gt;395 miglia&lt;/st1:metricconverter&gt; quadrate, comprendente lo scalo aereo di Capodichino, la base NATO di Bagnoli, la stazione di ricezione satellitare di Gricignano e il complesso ricreativo e sportivo di Carney Park che sorge in un cratere vulcanico a pochi chilometri da Napoli. “Le analisi hanno riscontrato componenti organiche volatili (VOC), con livelli superiori ai limiti consentiti, in un terzo delle abitazioni controllate”, dichiarano i militari USA. “Si tratta di 40 abitazioni su 130, dove gli occupanti sono sottoposti ad un rischio inaccettabile”.&lt;/span&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;Come ha spiegato l’US Naval Hospital in una nota distribuita al personale USA operante in Campania, “le componenti organiche volatili sono sostanze chimiche che evaporano facilmente alla temperatura ambiente. In certe condizioni, i VOC possono spostarsi dal sottosuolo all’interno delle abitazioni attraverso un processo noto come “intrusione di vapore”. A Napoli, la principale causa di esposizione è generata dall’acqua proveniente da pozzi a serbatoi (in cui si mescolano acque di pozzo e quelle distribuite dagli acquedotti delle città). L’assorbimento umano delle componenti organiche volatili avviene attraverso l’ingestione dell’acqua contaminata, per inalazione e per via cutanea”.&lt;/span&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;Il principale composto chimico organico riscontrato in quantità allarmanti  nelle abitazioni del personale USA (nei comuni di Arzano, Marcianise e Villa Literno) è il Tetracloroetene, anche noto come tetracloroetilene o PCE, particolarmente utilizzato nella produzione di solventi. L’“esposizione al tetracloretene può deprimere il sistema nervoso centrale e produrre sintomi simili a quelli dell’ubriacatura da alcolici”, avvertono le autorità sanitarie del Comando US Navy. “Generalmente gli effetti immediati del PCE possono includere irritazione di occhi, naso e gola; nausea, indebolimento della memoria e disordini visivi. L’esposizione a grandi percentuali di solventi volatili organici clorati può causare giramenti di testa, ridurre la capacità di concentrazione e causare un irregolare battito cardiaco. Si possono compromettere le capacità di risposta immunitaria e, nel caso di una gravidanza, il corretto sviluppo del feto. Esposizioni prolungate possono condurre al danneggiamento dei tessuti epatici, renali e del sistema nervoso centrale. Gli studi indicano che l’esposizione prolungata a grandi quantità di alcuni solventi clorati VOC può essere cancerogena”. Per i medici statunitensi l’inquinamento sarebbe legato principalmente alla combustione illegale dei rifiuti nelle strade e nelle discariche della Campania.&lt;/span&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;Il rilevamento di pericolose quantità di componenti chimiche nell’acqua e nel suolo di alcuni comuni, era stato preannunciato dal Comando USA già nell’autunno 2008 sul settimanale &lt;i&gt;Panorama&lt;/i&gt; distribuito tra il personale militare. Sembra invece che della questione non siano state informate le autorità sanitarie italiane, e gli amministratori locali si sarebbero guardati bene dal richiedere copia dei dati dell’indagine. Una gravissima novità compare però nel rapporto finale sulla campagna di analisi: la presenza di “accresciute concentrazioni di arsenico nel suolo e nell’acqua in comparazione ai Livelli Regionali di Osservazione stabiliti dall’Agenzia per &lt;st1:personname productid="la Protezione" st="on"&gt;la Protezione&lt;/st1:personname&gt; dell’Ambiente degli Stati Uniti”. L’arsenico è un pericolosissimo veleno utilizzato in agricoltura come pesticida, erbicida ed insetticida. &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;La giovane moglie di un ufficiale statunitense in forza al Comando di Napoli-Capodichino, Maria Ortiz, era stata la prima a rompere il silenzio imposto dalle autorità sanitarie sull’esistenza nell’area di eccessive quantità  di arsenico. “Nella primavera del 2008 – ha raccontato ad un quotidiano USA - il Comando di Napoli aveva comunicato verbalmente a mio marito che i test effettuati nella nostra residenza a Villa Literno avevano evidenziato la presenza di “alti livelli di arsenico e altri pericolosi agenti chimici. I valori di arsenico dispersi nel suolo nella mia abitazione erano 40 volte più grandi di quelli che l’Agenzia per &lt;st1:personname productid="la Protezione" st="on"&gt;la Protezione&lt;/st1:personname&gt; dell’Ambiente considera come una minaccia potenziale in caso di un periodo espositivo di trent’anni. I risultati delle analisi dell’acqua erano ancora peggiori. L’arsenico eccedeva il limite di ben 180 volte”. Le autorità USA prima negarono, poi ammisero di aver riscontrato arsenico in solo una delle abitazioni controllate. Adesso si riconosce la presenza generalizzata del veleno anche se si tenta di ridimensionare l’allarme con una nota interna in cui si afferma che “l’arsenico è comunque una sostanza che si trova dappertutto nella crosta terrestre e che può essere rilasciato nell’ambiente durante alcune attività naturali, come l’erosione delle rocce, gli incendi delle foreste e l’azione vulcanica, come l’eruzione del Vesuvio nel caso dell’area di Napoli”.  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;È però così grande la preoccupazione per la contaminazione di acqua e suolo nella regione, che il Comando dell’US Navy ha deciso di avviare una seconda fase di analisi che interesserà altre 210 abitazioni del personale statunitense sparse tra la provincia di Napoli e quella di Caserta. La lista dei comuni sotto osservazione è lunghissima: oltre ai due capoluoghi, compaiono Melito, Arzano, Casoria, Afragola, Qualiano, Mugnano, Quarto, Casalnuovo di Napoli, Cercola, Massa di Somma, Sant’Antimo, Frattamaggiore, Cardito, Pomigliano d’Arco, San Sebastiano al Vesuvio, Grumo Nevano, Volla, Acerra, Casavatore, Casandrino, Sant’Anastasia, Pollena Trocchia,&lt;b&gt; &lt;/b&gt;Frignano, Parete, Teverola, Casaluce, Trentola-Ducenta, San Marcellino, Aversa, Lusciano,&lt;b&gt; &lt;/b&gt;Santa Maria Capua Vetere, San Tammaro, Curti, Macerata Campania, San Prisco, Casagiove e Casapulla. &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;L’esito dei test di laboratorio è previsto per la fine del 2009.&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2760705183938039695-1052013327134025645?l=stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/feeds/1052013327134025645/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/04/acqua-con-arsenico-per-i-militari-usa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/1052013327134025645'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/1052013327134025645'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/04/acqua-con-arsenico-per-i-militari-usa.html' title='Acqua con arsenico per i militari USA di Napoli e Caserta'/><author><name>di emanuele davide scimone</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_DzybZet8Ls0/SSbwPfQ8_-I/AAAAAAAAAbc/up3wNztd5mw/S220/e.d.scimone+2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2760705183938039695.post-1263225535791301873</id><published>2009-03-18T02:51:00.000-07:00</published><updated>2009-03-18T02:53:44.511-07:00</updated><title type='text'>Replica di Robert Papalia ad Antonio Mazzeo</title><content type='html'>Al signor Antonio Mazzeo: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In referenza al suo articolo ‘Il Ponte Sullo Stretto e la Canadian Connection” &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Capitolo “Arriva L’Orso Bruno”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I Fratelli; Robert e Anthony Papalia non hanno mai operato congiuntamente con I Rizzuto o i Caruana-Cuntrera.&lt;br /&gt;I Fratelli Papalia sono onesti uomini di affairi, chè operano nei settori: minerario, technologico e finanziario da oltre 30 anni, è sono persone con massima onestà, integrità e visione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La societa dei Fratelli Papalia non ha mai messo in circolazione “titoli falsi”.&lt;br /&gt;I Rizzuto non hanno niente a che fare con le società dei Papalia, come falsamente riportato dai media con notizie false e senza fondamenta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nessuno società dei Papalia hà mai commesso alcuno truffa dope 30 anni di attività.&lt;br /&gt;Le accuse contro i Papalia di oggi non soni altro chè il proseguimento di una cospirazione messa in atto contro i Papalia; una cospirazione per derubare i Papalia dei loro beni: Riserve aurifere ed altri metalli tra le più grande al mondo; una cospirazione che è in atto da oltre 30 anni.&lt;br /&gt;Lei, Signor Antonio Mazzeo in questo suo articolo non hà fatto del giornalismo, ma hà accetato cecamente menzogne, falsità, e fantasie di altri; e le hà ripetute nella stessa maniera in cui le ha sentire – non voglio offenderla mà questa e la verità.&lt;br /&gt;Lei, Signor Mazzeo da giornalista dovrebbe sapere; che avete un grosso potere sull’opinione publlica; è per questa ragione avete delle grande responsabilità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come giornalista la sua funzione più utile è di scoprire le verità, e combattere le mengogne ed ingiustizie.&lt;br /&gt;È un suo dovere investigare analizzare nei dettagli, è in modo imparziale ed onesto prima di scrivere e pubblicare delle cose che causano infelicità; causano Danni e distrugono la reputazione di un essere umano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scivere e pubblicare della falsità, menzogne e fantasie e un atto meschino e inperdonabile.&lt;br /&gt;Signor Mazzeo è un suo dovere fare del vero giornalismo per la verità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Signor Mazzeo, trovi il corraggio di cercare la verità; attinga alla sua onestà e a quello chè si chiama comportamento morale, cioè un comportamente che rispetta il diretto degli altri alla felicità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Signor Mazzeo, trovi il coraggio di essere un paladino di verità e guistizia. Guardi all cause di eventi, non solo agli e effetti di essi; non faccia come quelli chè conscientamente o inconscientamente sono usati, programmati, o a servizio di questi criminali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Gli esseri umani hanno la capacità di riflettere a pensare; Ne faccia buon uso, &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;esiste anche una giustizia suprema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Robert Papalia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.robertpapalia.com"&gt;www.robertpapalia.com&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2760705183938039695-1263225535791301873?l=stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/feeds/1263225535791301873/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/03/replica-di-robert-papalia-ad-antonio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/1263225535791301873'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/1263225535791301873'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/03/replica-di-robert-papalia-ad-antonio.html' title='Replica di Robert Papalia ad Antonio Mazzeo'/><author><name>di emanuele davide scimone</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_DzybZet8Ls0/SSbwPfQ8_-I/AAAAAAAAAbc/up3wNztd5mw/S220/e.d.scimone+2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2760705183938039695.post-453145116645451792</id><published>2009-03-14T01:37:00.000-07:00</published><updated>2009-03-14T01:41:49.062-07:00</updated><title type='text'>Gli imprenditori messinesi e la Commissione Antimafia: Vincenzo Vinciullo.</title><content type='html'>&lt;meta equiv="Content-Type" content="text/html; 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Legato al boss di Villafranca Tirrena &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Santo Sfameni&lt;/span&gt; ed al figlio Antonino Sfameni (questi, a loro volta, in rapporti d’affare con Filippo Battaglia nella realizzazione di attività immobiliari tra Rometta e Saponara Marittima), il Vinciullo, secondo &lt;st1:personname productid="la Commissione Parlamentare" st="on"&gt;la &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Commissione Parlamentare&lt;/span&gt;&lt;/st1:personname&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; Antimafia&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;“rivestirebbe un ruolo di sicuro rilievo nelle sponde imprenditoriali di Cosa Nostra, rientrando in quel novero di affaristi risultati a disposizione – personalmente e con le loro strutture aziendali e societarie – degli interessi di gruppi mafiosi, permettendo il comodo reinvestimento in attività apparentemente lecite di capitali di provenienza illecita”&lt;/span&gt;[1]. L’inserimento di Vincenzo Vinciullo nelle dinamiche economiche delle cosche siciliane trova un riscontro documentale nell’informativa Grande Oriente del 30 luglio 1996, scaturita dalle confidenze rese dal mafioso &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Luigi Ilardo&lt;/span&gt;, il cugino del boss &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Giuseppe “Piddu” Madonia&lt;/span&gt;, ucciso poco prima di formalizzare la sua collaborazione con la giustizia, anche in relazione ai pizzini inviati da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Provenzano&lt;/span&gt; e con i quali il boss impartiva le sue disposizioni. Il nome del rappresentante di prodotti siderurgici compare proprio in una delle missive consegnate da Provenzano ad Ilardo, in ordine alla soluzione di uno scontro fra Cosa Nostra catanese e quella palermitana per le ingenti somme (circa cinquecento milioni di vecchie lire) provenienti dall’estorsione in danno delle Acciaierie Megara di Catania. Nelle lettere si faceva riferimento ai contatti tenuti dal clan con Vincenzo Vinciullo, il professionista incaricato ad eseguire i pagamenti per conto dell’industria etnea. Pare tuttavia che la quota parte dell’estorsione fosse stata trattenuta per intero dagli uomini del clan nisseno dei Madonia e ciò aveva spinto i catanesi a lamentarsi con Bernardo Provenzano. “Mi dicono che il Vinciullo ci dici, che i Catanesi, avevano presi alcuni impegni poi, non mantenuti – scriveva il boss latitante - è cioè i Sindacati per non fare sciopero, ecc. e non è stato mantenuto, è stato molestato, con telefonate, persone che, non si comportano bene, sciacalli, ecc. e ha questo punto il Vinciullo dice, che le cose ci sono andate mali”. Il Vinciullo, cioè, si era lamentato che i catanesi non avevano mantenuto l’impegno di controllare i sindacati della Megara, per cui vi erano stati scioperi, minacce telefoniche e tentativi di estorsioni da parte di altre persone. Ciononostante l’imprenditore si era dichiarato disponibile a dare il denaro richiesto. Vinciullo necessitava però, da quel momento, di un contatto stabile per ogni eventualità; ai catanesi il compito di indicare l’entità delle somme da estorcere. Per dirimere i contrasti, Provenzano delegò i fratelli Leonardo e Nicolò Greco per i contatti con il messinese, mentre &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Francesco Tusa&lt;/span&gt;, genero del Greco e nipote di Giuseppe “Piddu” Madonia, fu invitato a “seguire” i catanesi.[2] La vicenda ebbe un epilogo di sangue con il duplice efferato omicidio, il 31 ottobre 1990, di Francesco Vecchio e Alessandro Rovetta, dirigenti dell’industria etnea. Scrive in merito il relatore dei gruppi di minoranza della scorsa Commissione Parlamentare Antimafia, on. &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Beppe Lumia&lt;/span&gt;: “È significativo che la vicenda dell’estorsione alle Acciaierie Megara, oggetto dell’interlocuzione Ilardo-Provenzano, abbia coinvolto le “famiglie” di Cosa Nostra di Bagheria, di Caltanissetta e di Catania, tutte sotto l’egida di Provenzano, il cui nipote Carmelo Gariffo, è solo il caso di ricordare, socio della Edil Gamma Srl di Corleone, in atto detenuto per associazione mafiosa, riciclaggio e altro, ha operato nel medesimo campo imprenditoriale in sintonia con gli uomini di Leonardo Greco, titolare di altra impresa, &lt;st1:personname productid="la ICRE" st="on"&gt;la ICRE&lt;/st1:personname&gt;, attiva nello stesso settore. Si vede in trasparenza, cioè, il profilo di un assetto interno a Cosa Nostra che potremmo definire come “mafia del ferro” e che, non a caso, interloquisce felicemente, oltre che con lo stesso Michelangelo Alfano, con uomini, come Vincenzo Vinciullo, strettamente legati ad Alfano”[3]. Con buona pace di chi ha esorcizzato il rischio mafia nei lavori del Ponte, il ciclo delle materie base (acciaio e cemento) per la costruzione del “mostro dello Stretto” è interamente in mano ai padrini dell’isola.&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;[1] Commissione Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata mafiosa o similare, Relazione conclusiva, cit..&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;[2] Tribunale di Palermo, Ordinanza di custodia in carcere nei confronti di Provenzano Bernardo + 20, denominata “Grande Oriente”, Palermo, 6 novembre 1998, pp. 105-112.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;[3] Commissione Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata mafiosa o similare, Relazione finale di minoranza, cit..&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;C’è poi un altro passaggio ancora più interessante: Tra gli interessati ad avviare programmi di insediamento urbanistico nelle aree prossime ai cantieri del Ponte non poteva mancare l’industriale-costruttore Vincenzo Vinciullo. Nell’ambito delle indagini espletate nel 2000 dal ROS dei Carabinieri sulla vocazione imprenditoriale della “famiglia” di Barcellona Pozzo di Gotto, è stato accertato l’interessamento di presunti prestanome della cosca tirrenica all’acquisto di un fondo ricadente su una superficie di quarantacinque mila metri quadrati (dei quali almeno diciottomila sul lato mare nei pressi di Mortelle e il resto sulla collina), in cui erano presenti diversi immobili, parte in costruzione e parte già ultimati. A condurre la trattativa l’avvocato Francesco Allia (agente marittimo e titolare di numerose agenzie turistiche a Messina e Milazzo, nonché proprietario di un imponente patrimonio immobiliare in tutto il messinese); Mario Aquilia (definito dagli inquirenti “personaggio dalle straordinarie doti imprenditoriali, in grado di districarsi senza alcun problema nel mondo politico”, vicino ai boss barcellonesi Giuseppe Gullotti e Salvatore Di Salvo); l’imprenditore Cirino “Gino” Di Pane (gestore di residence ed abitazioni estive nell’isola di Vulcano e nel Comune di Capo d’Orlando).[1] Nell’ottobre del 2000 Allia, Aquilia e Di Pane venivano intercettati dalle forze dell’ordine mentre si recavano a visitare i terreni di Mortelle. Nel corso di un lungo colloquio Cirino Di Pane spiegava ai due interlocutori che era necessario accelerare i tempi per l’acquisto “se no si rischia di non fare più nulla”. L’imprenditore accennava pure ad un quarto “amico” da informare sull’esito della trattativa. L’avvocato Allia lo interrompeva raccontando che in passato a rilevare la proprietà ci aveva tentato tale Sicari. “Sicari mi ha fregato e mi ha fatto fare una brutta figura nell’operazione propostami dal senatore Germanà“, replicava Cirino Di Pane. Il Germanà in questione è il parlamentare forzista Basilio, amico personale di Marcello Dell’Utri e dell’on. Francesco Stagno d’Alcontres, infaticabile assertore dell’utilità del Ponte di Messina.[2] “Dopo che avevo concluso l’operazione con il proprietario – aggiungeva l’imprenditore - Sicari non si è fatto più vivo né con me né con il senatore che aveva fatto da tramite. Lascialo perdere a Sicari, perché è una persona della quale non ci si può fidare”. Dopo aver visionato le planimetrie, Di Pane si congedava con i presenti, non prima di essersi impegnato a portare delle persone seriamente interessate a condividere l’operazione finanziaria. “Sì, però devi far presto – lo incalzava l’avvocato Allia – perchè potrebbero sorgere dei problemi che mi ha prospettato un assessore comunale”. “Massimo tre o quattro giorni faccio tutto” rispondeva Di Pane. “Ti porto direttamente le offerte delle persone interessate. Ci sono persone che dovresti conoscere, come il Vinciullo….” La conferma che si tratti del noto industriale del ferro citato nei pizzini di Bernardo Provenzano, gli inquirenti la ottengono il giorno successivo, quando l’imprenditore orlandino raggiungeva telefonicamente Mario Aquilia per raccontargli di essere stato in compagnia di Vincenzo Vinciullo. “Con lui ho cercato di chiudere la situazione Allia”, spiegava Di Pane. “Te lo racconto di persona più tardi. Pensa che sono stato nella sua villa. Non ti dico lo sfarzo in cui vive la famiglia. In casa lavorano dieci camerieri. Lunedì comunque ci ritorno per un altro discorso con il Vinciullo”.[3] INCHIESTA DI ANTONIO MAZZEO&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;[1] Nel corso delle indagini del ROS è stato accertato che Cirino Di Pane è in contatto con “influenti soggetti della politica attiva nazionale e locale, con faccendieri ed imprenditori di notevole spessore economico. Inoltre è direttamente coinvolto in affari inerenti sempre l’illecita acquisizione di appalti indetti dalla pubblica amministrazione e in speculazioni edilizie in aree sottoposte a vincoli e tutele particolari. Sempre con Aquilia Mario ha avviato iniziative comuni tendenti ad acquisire lavori pubblici”. Cfr.: Raggruppamento Operativo Speciale - Arma dei Carabinieri, Comunicazione di notizia di reato inerente le risultanze investigative emerse sul conto di un aggregato mafioso noto con l’appellativo di “famiglia” di Barcellona Pozzo di Gotto, Nr. 51/32-2-1999 di Prot.llo, Messina, 18 maggio 2001, pp. 386-387.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;[2] Basilio Germanà, insieme ai forzisti siciliani &lt;st1:personname productid="La Loggia" st="on"&gt;La Loggia&lt;/st1:personname&gt;, Centaro, D’Alì e Schifani, è stato promotore nel novembre 1997 di un’interrogazione parlamentare contro l’allora ministro dei lavori pubblici Paolo Costa, reo di aver dichiarato in una trasmissione televisiva che il progetto del Ponte non avrebbe portato alcun vantaggio al traffico tra Calabria e Sicilia e che i costi erano eccessivi. Cfr.: &lt;st1:personname productid="La Loggia" st="on"&gt;La Loggia&lt;/st1:personname&gt; e altri, Interrogazione parlamentare Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dei lavori pubblici e per le aree urbane e dell’ambiente, n. 3-01382, Senato della Repubblica, Roma, 5 novembre 1997.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;[3] Raggruppamento Operativo Speciale, Comunicazione di notizia di reato inerente le risultanze investigative emerse sul conto di un aggregato mafioso noto con l’appellativo di “famiglia” di Barcellona Pozzo di Gotto cit., pp. 372-373.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2760705183938039695-453145116645451792?l=stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/feeds/453145116645451792/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/03/gli-imprenditori-messinesi-e-la.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/453145116645451792'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/453145116645451792'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/03/gli-imprenditori-messinesi-e-la.html' title='Gli imprenditori messinesi e la Commissione Antimafia: Vincenzo Vinciullo.'/><author><name>di emanuele davide scimone</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_DzybZet8Ls0/SSbwPfQ8_-I/AAAAAAAAAbc/up3wNztd5mw/S220/e.d.scimone+2.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2760705183938039695.post-7760513166685451918</id><published>2009-03-12T06:09:00.000-07:00</published><updated>2009-03-12T06:12:19.722-07:00</updated><title type='text'>L’INCHIESTA ESCLUSIVA DI A. MAZZEO: L’AFFARE PONTE, CHICCO TESTA, GLI APPETITI DI LINO SICLARI SULLA SMEB, LE PREGHIERE DEL BOSS PINNU PROVENZANO A ME</title><content type='html'>di Antonio Mazzeo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da www.enricodigiacomo.it&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosche sempre più potenti quelle alimentatesi dei mille affari nello Stretto. Le rivelazioni di un nuovo collaboratore di giustizia rischiano però di modificarne gli assetti specie per quello che riguarda la gestione delle opere pubbliche in cantiere. Antonino Giuliano, un imprenditore originario di Brolo, ha rilevato particolari inediti sulla latitanza nel messinese di Bernardo Provenzano. «Guardando il programma Chi l’ha visto?, il 7 marzo 2005 – ha esordito Giuliano – ho notato delle fotografie raffiguranti il soggetto incontrato a casa di Alfano, nel complesso Parnaso di Messina. Allorché egli era detenuto e in un periodo ricadente nel semestre precedente la sua scarcerazione, mi recai due volte a casa sua a distanza di una settimana per partecipare con i suoi familiari ad una preghiera (…). In entrambe le occasioni, oltre alla signora Alfano, incontrai questo signore che non mi fu presentato e che pure partecipò alle preghiere. Da allora non ho più visto quel signore che ora, dal raffronto con la fotografia in televisione, posso con certezza dire essere stato Provenzano». (1)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I carpentieri della Zona falcata&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il superboss si nascondeva dunque a Messina, sotto la protezione della famiglia di sangue del capomafia originario di Bagheria. Ma non è solo su Bernardo Provenzano che il racconto di Antonino Giuliano può fornire piste d’indagini determinanti. L’imprenditore, ad esempio, è stato al centro di importanti operazioni immobiliari. Come indicato dagli investigatori dell’Arma, Giuliano ha avuto in subappalto dalla SITAT dei costruttori Giostra, Siracusano e Pagano, lavori edili nei cantieri di via Umberto Bonino, dove sono stati realizzati locali ad uso commerciale, poi utilizzati per ospitare uffici e scuole pubbliche.[2] L’imprenditore brolese è pure stato coinvolto nel progetto “Valleverde”, un residence con 250 appartamenti da realizzare a Minissale nei terreni che Antonello Giostra ha acquistato da don Santo Sfameni, dall’ex sindaco di Messina Antonio Andò (figlio dell’ex presidente della Stretto di Messina, Oscar) e da Nicolò Ripa, uno dei personaggi arrestati nell’ambito dell’operazione Gioco d’Azzardo.[3] Ovviamente le rivelazioni di Giuliano non potevano trascurare gli appetiti dell’imprenditoria siciliana esplosi con l’approssimarsi dei lavori di realizzazione dell’infrastruttura di collegamento stabile nello Stretto. Un estratto del verbale rilasciato dal collaboratore il 15 giugno 2005 è finito agli atti del processo che ha visto imputata per abuso d’ufficio l’ex assessore regionale all’Industria Marina Noè, esponente di punta dell’Udc di Totò Cuffaro.[4] Oggetto del procedimento, il fallimento della Smeb di Messina, storica società operante nel settore cantieristico. Più specificatamente Antonino Giuliano ha raccontato dell’interessamento di una cordata imprenditoriale-politica “vicina” alla Noè nella ventilata costruzione del Ponte. E si è soffermato su una cena in un noto ristorante sui laghi di Ganzirri, in una sera di fine primavera - inizio estate 2003. Con lui, a tavola, siedevano due personaggi “eccellenti” (il loro nome è coperto da omissis) e l’architetto Lino Siclari, presidente ed amministratore delegato di Aicon, impresa specializzata nella cantieristica di lusso.[5] «Lino mi disse che aveva anche una partecipazione in una società di Augusta con altri e con istituti di credito», ha verbalizzato Antonino Giuliano. «Mi disse anche di avere numerosi amici politici. Aggiunse che lui si poteva incontrare con il Presidente della Regione Cuffaro e che non ci sarebbero stati problemi per l’approvazione di progetti. Siclari disse anche di essere in rapporti con…omissis… Con quest’ultimo, infatti, andammo a cena al ristorante Anselmo, cena che si tenne dopo le elezioni comunali, ed infatti era presente anche…omissis… Nel corso della cena Lino Siclari diceva che doveva prendersi l’area della Smeb per la costruzione di imbarcazioni, e doveva parlare con…omissis… per ottenere il necessario appoggio a Messina. Lino Siclari parlava anche dell’Assessore regionale Noè, che doveva aiutarlo per la Smeb. Si disse che era importante la zona della Smeb perché si potevano fare importanti lavori con quella struttura industriale in occasione della costruzione del Ponte. Siclari mi disse che poteva far venire Cuffaro presso la mia impresa ed agevolarmi nell’approvazione del progetto delle cliniche…».[6] Alcune di queste dichiarazioni hanno trovato riscontro nell’indagine della Procura della Repubblica di Messina. Nell’ordinanza che dispone il rinvio a giudizio di Marina Noè si legge infatti che l’imprenditrice «avrebbe omesso di astenersi dal trattare il caso Smeb in presenza di un interesse proprio e di prossimi congiunti». «L’obbligo di astensione – si legge ancora – sarebbe dovuto derivare anche dal fatto che la Divisione Navali Noè risulta socio in quote uguali con la Aicon Spa, una società di costruzioni navali che presentò un progetto di riqualificazione dell’area Smeb all’assessorato all’Industria al di fuori di formali procedure ed in costanza di vigenza del rapporto concessorio tra l’Ente autonomo Porto di Messina e la Smeb (…). Così facendo la Noè avrebbe innescato una serie di conseguenze, tra le quali un vantaggio al suo cantiere di Augusta dove vennero dirottate le navi delle Ferrovie e della Tourist-Caronte in servizio nello Stretto di Messina, che prima venivano riparate in cantiere Smeb».[7] In realtà l’area occupata dal bacino Smeb nella zona falcata di Messina faceva gola un po’ a tutti. La gestione della società, oberata da debiti per circa trentotto milioni di euro, era stata affidata dal Tribunale di Messina alla curatela di un legale. Così si erano fatti avanti alcuni gruppi economici: la Aicon di Lino Siclari; un consorzio costituito dalle imprese Syrio, Savena e Vimas degli industriali messinesi Enzo Siracusano, Gianfranco Romano e Alfredo Schipani; i Cantieri Navali Rodriquez in mano alla Rodriquez Spa (tra gli azionisti Santino Pagano e Antonio Caligiore, fratello di Roberto) ed alla Comecam - Compagnia Mediterranea per la Cantieristica e l’Ambiente degli imprenditori Mobilia, Franza, Cuzzocrea e Morace.[8] Differenti erano le visioni strategiche dei concorrenti sul futuro industriale della Smeb. Gli allora manager della Rodriquez, ad esempio, puntavano al rilancio della cantieristica militare, affidandosi a Filippo Battaglia, rientrato in Sicilia qualche mese prima della provvidenziale assoluzione del tribunale di Catania al processo per la vendita di armi pesanti ad Arabia Saudita e Marocco.[9] Così nell’estate del 2003 Battaglia avviava per conto della Rodriquez una trattativa con il governo di Hugo Chavez per la realizzazione di acquastrada e pattugliatori guardiacosta in joint venture con Dianca, l’azienda navale della Marina da guerra venezuelana. Ma all’orizzonte c’erano soprattutto i lavori per la realizzazione del Ponte di Messina. È un articolo comparso sulla Gazzetta del Sud il 4 luglio 2003 a fornire un utile riscontro alle dichiarazioni del collaboratore Giuliano. «Il futuro della Smeb legato pure alla costruzione del Ponte sullo Stretto», esordiva il quotidiano. «Si fa avanti l’ipotesi di utilizzare il bacino cantieristico della zona falcata come polo di carpenteria pesante. E l’assemblea dei soci potrebbe definire nel dettaglio questa strategia di rilancio. È prevista la sottoscrizione dell’aumento di capitale di 5 milioni di euro da parte di nuovi partner e non è escluso che gli stessi siano interessati proprio a questa futura attività. Il presidente e amministratore delegato della società, Renzo Bissoli, da mesi impegnato a portare avanti un piano industriale che già prevede un accordo con una consortile che si occupa di carpenteria, non esclude questa strada (…). Bissoli evidenzia come “l’area del cantiere sia l’unica in città da poter utilizzare in questo senso, con grandi potenzialità e con i requisiti necessari”. Da qui anche il possibile interessamento di nuovi imprenditori, non solo italiani.».[10]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Smeb? Colpita e affondata&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ipotesi di convertire parte delle attività della Smeb in funzione pro-Ponte matura dunque all’interno del management dell’azienda e appare da subito una soluzione praticabile anche in vista del suo salvataggio finanziario. Ma le cose improvvisamente si complicano. La pressione dei potenziali neoazionisti si fa ossessiva, mentre a Palermo c’è chi ha già deciso la fine della Smeb. A questo punto è proprio l’architetto Lino Siclari a giocare tutte le sue carte. Il 6 settembre 2003, la “Gazzetta del Sud” dà notizia di un interessamento della Aicon di Giammoro per creare nell’area Smeb uno dei principali centri nautici del Sud Italia ove progettare, costruire e commercializzare imbarcazioni da diporto. Trapelano le prime indiscrezioni sull’ambizioso progetto: investimenti per circa nove milioni di euro e creazione di due grandi corpi di fabbrica su una superficie di circa 80 mila metri quadri.[11] Qualche giorno dopo è lo stesso Siclari a presentare alla stampa il piano Aicon. Oltre al preannunciato cantiere navale, si prevede d’insediare nell’area uno yachting club, parcheggi pubblici ed un parco alberato. Siclari promette l’assunzione di duecento unità in tre anni ed investimenti – stavolta – per dieci milioni di euro, con il coinvolgimento di «altri partner», rigorosamente tenuti segreti. Più che un piano industriale sembra una riproposizione del centro polifunzionale proposto anni addietro dal gruppo Franza, da sempre interessato ad estendere il proprio controllo sulla zona falcata e sulla superficie occupata dalla vicina stazione ferroviaria, infrastruttura che con l’avvio dei lavori del Ponte verrebbe trasferita nella zona sud di Messina.[12] La reazione dell’amministratore delegato Smeb, Renzo Bissoli, non si fa attendere. Pur ammettendo di aver firmato proprio con Siclari un protocollo preliminare per il potenziamento delle attività Smeb (evidentemente anche quelle finalizzate al Ponte), Bissoli dichiara di non condividere il piano industriale di Siclari perché troppo sbilanciato verso la nautica da diporto e la mera speculazione immobiliare.[13] A dare una mano al progetto Aicon ci pensa però l’assessore Noè. Il 28 ottobre 2004 convoca a Palermo un incontro con gli amministratori messinesi e i vertici dell’azienda di Giammoro in cui viene sancita la trasformazione dell’area in un «polo d’eccellenza per la nautica da diporto ed un centro di competenza per i trasporti marittimi».[14] Il successivo 4 novembre si registra un secondo colpo di scena: il commissario ad acta dell’Ente Porto, Pietro Valenti, nominato tre mesi prima dalla giunta Cuffaro, dichiara di aver avviato la procedura di «anticipata decadenza» della concessione dell’area alla Smeb. «Questo su preciso mandato scritto dell’assessore all’Industria Marina Noè – spiega Valenti – sul presupposto che la Smeb sia inadempiente al mandato originale per la gestione dell’area».[15] Ovviamente scoppia lo scandalo. «L’indebolimento del settore cantieristico a Messina rientra in una scelta politica e strategica di questo Governo», denuncia il consigliere provinciale di Rifondazione comunista, Peppe Previti, rilevando l’anomala presenza di una cugina di Marina Noè, tale Lucia Noschese, nel consiglio d’amministrazione dell’Ente Porto, su nomina in quota all’assessorato regionale all’Industria.[16] Giovanni Ferro, capogruppo di Sicilia 2010 all’Assemblea regionale, presenta un’interpellanza urgente chiedendo a Cuffaro di censurare l’assessore Noè, la cui posizione «sarebbe stata viziata dalla sua qualità di imprenditore nel settore della cantieristica navale, proprietaria dei cantieri Navali Noè di Augusta proprio accanto a quello dell’Aicon». Ferro tira una bordata anche contro la società amministrata da Siclari: «Appare impossibile che l’assessore non sia a conoscenza del fatto che i vertici della Aicon risultano rinviati a giudizio dal Gip di Barcellona Pozzo di Gotto perché devono rispondere dell’accusa di truffa nei confronti dello Stato e di false fatturazioni per avere ottenuto o consentito la concessione delle agevolazioni finanziarie previste dalla legge n. 498 del 1992 per l’incremento dello sviluppo delle iniziative imprenditoriali nel Mezzogiorno con l’emissione e la presentazione di fatture ritenute false per un miliardo e 400 milioni».[17] Il deputato regionale segnala infine che già nel febbraio 2000, l’allora presidente della Commissione parlamentare antimafia, Giuseppe Lumia, aveva chiesto un’indagine conoscitiva sull’Aicon ai Ministri del lavoro, dell’industria e delle finanze per presunte elusioni alla legge sulla contrattazione collettiva di lavoro e violazioni alle normative concernenti gli sgravi contributivi ed i finanziamenti pubblici alle imprese.[18] Quattro giorni dopo la dichiarazione del commissario dell’Ente Porto, il Tribunale di Messina, presidente Giuseppe Suraci, dichiarava il fallimento della Smeb.[19] Significativo uno dei passaggi delle sentenza: «Si deve prendere atto del mutato atteggiamento sia del sistema bancario sia delle organizzazioni sindacali (…). Gli istituti di credito hanno sì confermato la fiducia nell’impresa e nella possibilità di positiva attuazione del prospettato piano industriale, condizionandola tuttavia espressamente alla chiarezza e certezza sia in ordine al rinnovo della concessione demaniale, al fine di garantire nel tempo la detenzione delle aree portuali, sia all’esito del deliberato aumento di capitale…».[20] Il progetto di rilancio della Smeb era pertanto credibile e sostenibile, ma l’anticipata decadenza della concessione dell’area, unilateralmente decretata dall’assessore Noè, aveva reso impraticabile ogni ipotesi di salvataggio. Gli strateghi dell’affondamento della Smeb potevano avventarsi sulla vittima sacrificale. Lo stesso giorno in cui veniva reso noto il fallimento della società, la “Gazzetta del Sud” preannunciava la preferenza dell’assessore Noè verso il piano di riconversione presentato dal gruppo Aicon. La partita si chiudeva formalmente il 18 febbraio 2004 con un vertice a Palermo tra Regione, istituzioni locali e sindacati in cui veniva siglato un protocollo per ospitare nella zona falcata di Messina il «Distretto della cantieristica navale», cioè una serie di «siti produttivi specializzati nella costruzione e nella riparazione navale», così come proposto da Lino Siclari. A bloccare l’occupazione della zona falcata proprio quando ormai era cosa fatta, l’avviso di garanzia (e conseguenti dimissioni dalla giunta Cuffaro) per la signora Noè. Con buona pace, pure, per il progetto di realizzazione di un polo di carpenteria pesante per i lavori del Ponte. Fallita l’operazione Smeb e fiutate le possibilità di crisi della cantieristica, Lino Siclari ha deciso di diversificare i suoi investimenti e nel 2007 ha fatto ingresso in Boostt, finanziaria in cui sono presenti la Vag Holding del manager israeliano Oozi Cats e l’ex presidente Telecom Italia ed odierno vicepresidente di Rotshild Europe, Franco Bernabè. Boostt controlla a sua volta il 28% del capitale della società di telecomunicazioni Telit, particolarmente attiva nel mercato dei moduli di cellulare e nei Pos wireless. Con stabilimenti a Trieste, Cagliari, Romania e Malta, Telit Communications è presente pure in Stati Uniti, Corea del Sud, Israele, Cina, India e Giappone. La società ha mantenuto una “marca” prevalentemente israeliana: amministratore delegato di Telit è Oozi Cats; direttore finanziario è Michael Galai, già portavoce dell’Israeli Securities Authority di Tel Aviv; senior manager Yossi Moscovitz e Yarif Dafna. Del consiglio d’amministrazione fanno invece parte, tra gli altri, Amir Scharf, già consigliere generale della compagnia aerea El Al Israele Airlines Ltd e vicedirettore del dipartimento legale della Israeli Securities Authority; Massimo Testa, direttore ed azionista di Techvisory SA; il fratello Enrico “Chicco” Testa, già presidente di Legambiente, ACEA ed ENEL S.p.A. ed odierno Chariman of the board di Telit. Nel Cda della società di telecomunicazioni compariva sino al 16 febbraio 2009 l’ex ministro delle Telecomunicazioni ed odierno presidente del Popolo della Liberta al Senato, Maurizio Gasparri (An). Da Telit - attraverso la società svizzera Satyricon Services - Gasparri ha ricevuto un contributo di 19 mila e 900 euro per la campagna elettorale delle Politiche 2008.[21] Ma le sorprese non finiscono qui. L’“ambientalista” Chicco Testa, ad esempio, è contestualmente presidente del consiglio d’amministrazione di Roma Metropolitane (la compagnia che sta eseguendo la nuova linea sotterranea della capitale); vicepresidente di Intecs - Informatica e Tecnologia del Software S.p.A. (impegnata, tra l’altro, nei programmi avionici militari EFA, Aermacchi M346, Tornado e NH-90); amministratore di Banca Rothschild e Lloyd Adriatico; consigliere di Greenenergy Capital S.p.A., Techvisory, Zero SGR, FB Group S.r.l., FB Net Holding B.V. e… Aicon S.p.A.. L’ingresso di Chicco Testa nel Cda della società che aveva tentato d’inserirsi nel grande business del Ponte risale al 15 dicembre 2006.[22] Due anni più tardi, il nome della società di cui è presidente Siclari e consigliere Testa, è finito nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dalla Procura di Messina contro 90 presunti “emergenti” della criminalità organizzata operante tra Barcellona Pozzo di Gotto e Milazzo (Operazione Pozzo). Gli inquirenti riportano le dichiarazioni rese nel 2007 dal collaboratore di giustizia Ariel Mroczhowsky, che nell’indicare i soggetti affiliati alla struttura criminale operante nel territorio di Barcellona, ha affermato che «numerosi tra essi erano impiegati alle dipendenze di una ditta di Giammoro», indicata con il nome di “Laicon”, «che si occupa della costruzione e ristrutturazione delle barche». Sempre secondo il collaboratore, il boss Carmelo Vito Foti sarebbe «direttamente o indirettamente collegato al deposito di barche di Giammoro». L’autorità giudiziaria ha poi accertato che il cantiere-deposito era proprio di quello di proprietà della “Aicon Yachts S.p.A.”. Il 10 ottobre 2007, i magistrati avevano pure escusso l’imprenditore Rosario Antonino Iannello, consulente della “Cable System Scarl” di Patti, società che a partire dal gennaio dello stesso anno, aveva instaurato un rapporto di collaborazione con l’Aicon per la costruzione di interni per yacht. «Conoscendo l’ambiente in quanto originario di Barcellona Pozzo di Gotto, ho sempre cercato di distanziarmi da alcuni soggetti per me controindicati; non volevo avere io rapporti in prima persona con la ditta Aicon», dichiarava Iannello. «Per questo aveva preferito delegare i contatti con i responsabili della società di Giammoro ad alcuni miei collaboratori». Tra il marzo e l’aprile del 2007, due di essi, i fratelli Dario e Luca Mancuso, furono avvicinati da Carmelo Mazza (uno dei personaggi che la Procura ritiene essere al centro del sistema estorsivo controllato dalla criminalità barcellonese). «Mazza fece una richiesta estorsiva per un importo di 700 euro al mese per poter continuare in tranquillità i lavori per conto della ditta Aicon», aggiunge Iannello. «Dopo ho detto al mio collaboratore che non era nostra intenzione lavorare in quel luogo. All’epoca erano ancora in corso i lavori che la mia ditta faceva per conto dell’Aicon. Non mi risulta che il Mazza formalmente abbia un ruolo in questa ditta, ma mi dicono che di fatto ne abbia la disponibilità». I magistrati messinesi nella loro ordinanza concludono che «taluni momenti delle risultanze intercettative permettono, poi, di cogliere la disponibilità dei responsabili della società Aicon Yachts S.p.A. ad assumere congiunti di taluno tra gli indagati».[23] ANTONIO MAZZEO DA ‘I PADRINI DEL PONTE. AFFARI DI MAFIA NELLO STRETTO’&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[1] Cfr. A. Serio, Parla Alfa, Messina trema, “Centonove”, 3 giugno 2005. Antonino Giuliano, nel corso del suo interrogatorio del 30 agosto 2005, ha raccontato al Pm Vincenzo D’Agata di aver fornito allo stesso Bernardo Provenzano copia di una preghiera che gli era stata consegnata venticinque anni prima da un «vecchio prete di Giardini Naxos». «Quest’ultimo – continua Giuliano – mi spiegò come dovevano essere recitate per ottenere la grazia richiesta e sottolineandone la grande efficacia, allorché le stesse venivano distribuite ai Generali prima di andare in battaglia, perché non subissero danni alla persona. In sostanza, mi spiegò il prete, a chi recitava nella giusta maniera quelle preghiere, non poteva accadere nulla di male a lui e ai suoi familiari (…) Alla moglie di Alfano e a Provenzano, in due diverse circostanze, ho consegnato la preghiera personalmente perché era importante spiegare come doveva essere recitata, ed era, altresì, condizione essenziale che chi pregava dicesse la verità».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[2] Tribunale di Reggio Calabria, Ordinanza di applicazione di misure cautelari nei confronti di Siracusano Salvatore + 22, cit., p. 789.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[3] “Centonove”, 3 giugno 2005.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[4] Marina Noè ha ricoperto dal 1994 al 2001 il ruolo di presidente della Cantieri Navali Noè Spa, per poi fare ingresso nella giunta Cuffaro. Marina Noè ha pure ricoperto il ruolo di vicepresidente della Banca Popolare di Augusta (dal 1993 al 1997) e di vicepresidente di Confindustria Sicilia (1991-96). Nel 1992 la Noè fu protagonista dell’acquisto dei Cantieri Navali di Trapani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[5] Fondata nel 1999, l’Aicon vanta un fatturato annuo di cinquanta milioni di euro ed una presenza commerciale in Europa, Stati Uniti e Medio Oriente. La società possiede cantieri operativi a Giammoro, Villafranca Tirrenica, Augusta e Punta Cugno (Siracusa) e sedi commerciali a Miami e Shangai. Da alcuni anni è quotata in Borsa, ma a partire del dicembre 2007 le azioni hanno registrato il progressivo deprezzamento a seguito dei rilievi formali mossi al bilancio dalla società di revisione PriceWaterhouseCoopers che ha informato la Consob. Quest’ultima, nella primavera 2008, ha notificato al Tribunale di Milano un atto di citazione in cui ha chiesto che la Procura accerti la non conformità ai principi contabili internazionali Ias del bilancio consolidato (Cfr. “Centonove”, 25 luglio 2008.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[6] Procura Distrettuale della Repubblica - Messina, Dichiarazioni rese dal collaboratore Giuliano Antonino, 15 giugno 2005.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[7] Cfr. “Gazzetta del Sud”, 30 ottobre 1994.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[8] Nel maggio 2004, i Cantieri Navali Rodriquez sono stati trasferiti ad una holding finanziaria che vede al suo interno la Immsi di Roberto Colannino, un fondo di Banca Intesa ed il colosso statunitense General Electric.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[9] A fine gennaio 2007, Filippo Battaglia è stato invece condannato ad un anno e otto mesi di reclusione per abusivismo edilizio: aveva realizzato su una collina della Panoramica dello Stretto di Messina una villa-fortino di 350 metri quadrati di superficie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[10] I. Cammaroto, La Smeb vuole cambiar pelle?, “Gazzetta del Sud”, 4 luglio 2003.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[11] Centro megayacht del gruppo Aicon, “Gazzetta del Sud”, 6 settembre 2003.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[12] Prima di fare ingresso nel settore cantieristico, Lino Siclari ha ricoperto dal 1983 al 1992 la carica di amministratore delegato di Studio Nova S.n.c e successivamente di direttore commerciale di Arredamenti Commerciali, industria del terziario avanzato con sede a Giammoro operante nel settore alberghiero e della ristorazione. La società ha firmato i lavori di ristrutturazione del self service L’Ancora, di proprietà della famiglia Franza. Siclari ricopre attualmente la carica di Presidente del consiglio d’amministrazione di Aicon Yachts S.p.A e, dal 2002, è socio unico di Airon S.A..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[13] I. Cammaroto, Smeb, un progetto faraonico e tanti dubbi, “Gazzetta del Sud”, 13 settembre 2003.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[14] Nuovo Soldo, News del 28 ottobre 2003, www.nuovosoldo.it..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[15] “Gazzetta del Sud”, 7 novembre 2005.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[16] “Gazzetta del Sud”, 5 novembre 2003.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[17] G. Ferro, Interpellanza urgente al Presidente della Regione, Resoconto stenografico 170a seduta, Palermo, 6 novembre 2003. Per questa vicenda Lino Siclari fu rinviato a giudizio con l’accusa di truffa e false fatturazioni. Dopo una condanna in primo grado a due anni di reclusione e 800 euro di multa, nel novembre 2006 Siclari è stato assolto in appello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[18] Cfr. On. G. Lumia, Interrogazione a risposta scritta ai Ministri del lavoro e della previdenza sociale, dell’industria, del commercio e dell’artigianato e delle finanze, Camera dei deputati, Roma, n. 4/28606 del 24 febbraio 2000.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[19] Per il fallimento della SMEB, nel febbraio 2009 sono stati rinviati a giudizio, tra gli altri, l’ex amministratore delegato della società, Renzo Bissoli,, e l’odierno assessore comunale di Messina alle Politiche del mare e alla manutenzione delle strade, Pippo Isgrò, ex membro del Cda della società ed instancabile sostenitore del Ponte sullo Stretto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[20] N. Anselmo, La sentenza: 38 milioni di debiti e garanzie insufficienti, “Gazzetta del Sud”, 11 ottobre 2003.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[21] P. Di Nicola, M. Lillo, Chi paga i partiti, “L’Espresso”, 10 aprile 2008.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[22] Gli altri membri del consiglio d’amministrazione di Aicon S.p.A., sono Tiziano Lazzaretti (ex manager Fiat e di Snia, società operante pure nel settore militare); Antonino Parisi (noto commercialista messinese, già vicepresidente del Banco di Sicilia ed ex consulente di Santavaleria Finanziaria, Raggio di Sole, Gerolimich e Cantieri Navali Rodriquez); Marco Saltalamacchia (ex manager di Merloni Elettrodomestici, Fininvest, Fiat, Bmw e Renault Italia); Giovanni Stella (internal auditor del gruppo ENI e socio di Fb Group che detiene e gestisce partecipazioni azionarie di società operanti nel settore delle telecomunicazioni e delle energie rinnovabili; ex amministratore delegato di Enichem Finance, Agip Petroli Internacional, Franco Bernabé &amp;amp; C. e Banca Rothschild; ex consigliere di TIM e Sirti).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[23] Tribunale di Messina - Sezione dei giudici per le indagini preliminari, Ordinanza su Richiesta di Applicazione di Misura Cautelare Personale nei confronti di Abate Paolo+89, Messina, 19 gennaio 2009, pp. 52-53.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2760705183938039695-7760513166685451918?l=stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/feeds/7760513166685451918/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/03/linchiesta-esclusiva-di-mazzeo-laffare.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/7760513166685451918'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/7760513166685451918'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/03/linchiesta-esclusiva-di-mazzeo-laffare.html' title='L’INCHIESTA ESCLUSIVA DI A. MAZZEO: L’AFFARE PONTE, CHICCO TESTA, GLI APPETITI DI LINO SICLARI SULLA SMEB, LE PREGHIERE DEL BOSS PINNU PROVENZANO A ME'/><author><name>di emanuele davide scimone</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_DzybZet8Ls0/SSbwPfQ8_-I/AAAAAAAAAbc/up3wNztd5mw/S220/e.d.scimone+2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2760705183938039695.post-9120766182646358444</id><published>2009-03-11T02:12:00.000-07:00</published><updated>2009-03-11T02:13:25.039-07:00</updated><title type='text'>L’Italia alla crociata anti-pirati per conto dei mercanti d’armi</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;di Antonio Mazzeo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha raggiunto le acque somale il pattugliatore della Marina militare italiana “Comandante Bettica”, per operare a fianco della flotta navale dell’Unione europeaimpegnata nella campagna internazionale contro la pirateria nel Golfo di Aden. A coordinare l’operazione denominata “Atalanta”, il quartier generale operativo UE di Northwood, Gran Bretagna, mentre il comando del dispositivo aeronavale in acque africane è stato affidato al commodore greco Antonios Papaioannu.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Si tratta di un’attività tesa a rafforzare la cooperazione con le Marine dei paesi visitati e svolgere attività di presenza e sorveglianza marittima”, recita la nota emessa dallo Stato maggiore della Difesa. Il “Comandante Bettica” è un’unità della nuova classe “combattenti” assegnata al COMFORPAT, il Comando delle Forze da Pattugliamento per la Sorveglianza e la Difesa Costiera di Augusta (Siracusa). Ha un equipaggio di 78 uomini ed è comandato dal capitano di fregata Lorenzo Agnarelli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è questa la prima missione anti-pirateria di un’unità da guerra italiana. Il primo intervento nelle acque del Corno d’Africa risale al 2005, con la partecipazione del cacciatorpediniere “Granatiere” all’operazione “Mare Sicuro”. A fine 2008, il cacciatorpediniere “Durand de La Penne” ha invece fatto parte della prima spedizione navale NATO in Somalia, sotto il comando del contrammiraglio Giovanni Gumiero. La flotta NATO ha poi passato il testimone alla task force dell’Unione europea, ma già a partire dai prossimi giorni una nuova spedizione dell’Alleanza Atlantica raggiungerà le acque somale per affiancarsi, e non sostituire stavolta, le navi dell’operazione “Atalanta”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il pattugliatore “Bettica”, invece, tornerà in Sicilia già a fine mese. Una presenza brevissima e più che simbolica quella italiana alla odierna crociata anti-pirateria (sono più di 50 le navi da guerra che s’incrociano nelle acque del Golfo di Aden). L’unità aveva però lasciato Augusta lo scorso 4 febbraio. Che ha fatto in tutto questo tempo? Nulla di più che da testimonial dei sistemi d’arma prodotti dal complesso militare industriale nazionale. Il “Bettica” ha infatti raggiunto l’emirato di Abu Dhabi ed è rimasto ormeggiato nel molo realizzato di fronte la grande aerea espositiva che dal 22 al 26 febbraio ha ospitato il salone internazionale della difesa IDEX 2009. Sulla nave italiana hanno fatto buona mostra di sé i cannoni Oto Melara da 76/62 millimetri “super rapidi” e le mitragliatrici OtoBreda-Oerlikon KBA, più un elicottero per la lotta antinavale ed antisommergibile AgustaWestland Bell AB-212.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di fronte la nave-vetrina gli stand con le maggiori aziende d’armi del gruppo Finmeccanica, ancora in buona parte sotto il controllo del ministero del Tesoro. All’appuntamento dei mercanti di morte c’era così Alenia Aeronautica che ha tentato di piazzare gli aerei antisommergibile e anti-nave ATR-72-ASW, i velivoli da trasporto tattico C-27J Spartan e il nuovo “dimostratore tecnologico” Sky-Y per gli aerei senza pilota della classe MALE (Medium Altitude, Long Endurance). E Alenia Aermacchi con gli addestratori M-311 ed M-346; Agusta Westland, con gli elicotteri da combattimento AW-119 Koala, AW-101/US, AW-129, Super Lynx 300 ed NH-90; Oto Melara, con i cannoni navali di ultima generazione, i blindati “medi” Vbm e “da combattimento” Centauro; Drs Technologies, con il “Distant Sentry Reconnaissance System”, un sistema di rilevamento e sorveglianza già trasferito ad alcuni paesi nordafricani per la lotta contro i migranti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora più variegata e micidiale l’offerta di Selex Communications, Selex Galileo e e Selex Sistemi Integrati, che hanno presentato i sofisticati sistemi d’intercettazione e gestione di operazioni terrestri, navali ed aeree “Elettra Commander; il sistema “Guardan” che “emette segnali di disturbo Rcied (Radio Controlled Improvised Explosive Device); i centri “integrati” per le guerre elettroniche ed i sistemi di “comando, controllo, sorveglianza e ricognizione” (C4ISR); le reti radar integrate Vtms e RAT-31 DL. A chiudere il catalogo espositivo delle produzioni di guerra italiane, i sistemi di telecomunicazioni spaziali e satellitari di Telespazio e Thales Alenia Space.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per IDEX 2009, sono arrivati nell’emirato arabo rappresentanti del governo con tanto di alti ufficiali al seguito. Il pattugliatore “Comandante Bettica” e gli stand di Finmeccanica hanno ricevuto la visita, tra gli altri, del Sottosegretario alla Difesa, Guido Crosetto e del Capo di Stato Maggiore, generale Vincenzo Camporini. Ospite d’onore il ministro del Turismo di Abu Dhabi, sceicco Sultan Bin-Tahnoon, membro della famiglia reale, insignito il 4 febbraio scorso - non si sa per quali meriti - dell’onorificenza di Grande Ufficiale Ossi della Repubblica italiana. Madrina la sottosegretaria al Turismo, Michela Brambilla, fedelissima berlusconiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ingente mobilitazione di risorse e denaro dei contribuenti italiani per essere presenti alla grande feria delle armi ha prodotto ben poco. Appena l’annuncio del governo degli Emirati Arabi di “aver avviato la fase negoziale” per l’acquisizione di 48 velivoli da addestramento avanzato e “air combat support” M-346 Master di Alenia Aermacchi. Una mera dichiarazione d’intenti che ha però scatenato l’entusiasmo del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che ha emesso un comunicato ufficiale felicitandosi con i manager di Finmeccanica per il “grande successo dell’industria italiana della difesa”. Italiana sino a un certo punto dato che è prevista la costituzione di una joint venture tra Alenia Aermacchi e Mubadala Development Company (Mubadala) per lo sviluppo, negli Emirati Arabi, di una linea di assemblaggio finale dell’M-346. Un accordo simile era stato sottoscritto qualche tempo fa da Finmeccanica e Mubadala per la realizzazione ad Abu Dhabi di “aerostrutture in materiali compositi per il settore civile”, mentre la controllata Selex Sistemi Integrati è entrata nel programma navale “Baynunah” per l’installazione di sistemi di gestione combattimenti a bordo delle nuove corvette costruite da un operatore locale. Ben poco d’italiano ha pure l’Aermacchi M-346 Master che sarà venduto agli emiri mediorientali. Esso nasce infatti dal prototipo dello YAK-AEM130, un addestratore progettato “in collaborazione” con la Yakovlev Design Bureau di Mosca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie al pre-accordo con Finmeccanica, Mubadala Development Company si conferma come uno degli attori finanziari più attenti a ciò che resta del “made in Italy”. Nel luglio 2005, quella che è la maggiore società d’investimenti del governo di Abu Dhabi, ha acquisito il 5% del pacchetto azionario della prestigiosa scuderia automobilistica Ferrari, controllata in parte da Gemina-Fiat. Successivamente Mubadala ha rilevato il 35% della Piaggio Aereo Industry, storico gruppo produttore di velivoli civili e militari. Mudabala è oggi uno dei principali protagonisti nella produzione di sistemi di guerra in Medio oriente; solo qualche tempo fa ha sottoscritto un accordo di cooperazione a 360° con il colosso dell’industria bellica statunitense Lockheed Martin.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2760705183938039695-9120766182646358444?l=stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/feeds/9120766182646358444/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/03/litalia-alla-crociata-anti-pirati-per.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/9120766182646358444'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/9120766182646358444'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/03/litalia-alla-crociata-anti-pirati-per.html' title='L’Italia alla crociata anti-pirati per conto dei mercanti d’armi'/><author><name>di emanuele davide scimone</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_DzybZet8Ls0/SSbwPfQ8_-I/AAAAAAAAAbc/up3wNztd5mw/S220/e.d.scimone+2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2760705183938039695.post-2998109795624644059</id><published>2009-03-10T02:14:00.000-07:00</published><updated>2009-03-10T02:16:51.104-07:00</updated><title type='text'>Prime deportazioni per i “pirati” somali catturati dai militari USA</title><content type='html'>&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;di &lt;i&gt;Antonio Mazzeo&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Dopo 25 giorni di detenzione nelle angustie celle ricavate a bordo dell’unità navale &lt;i&gt;USNS Lewis and Clark&lt;/i&gt;&lt;span&gt;, vera e propria “Guantanamo galleggiante”, la US Navy ha deportato in Kenya &lt;/span&gt;i sette presunti “pirati” somali catturati l’11 febbraio nel Golfo di Aden dopo un dilettantesco tentativo di abbordaggio del mercantile “Polaris”, battente bandiera delle Isole Marshall. Lo ha reso noto nel corso di un’audizione al Congresso degli Stati Uniti, il sottosegretario per la sicurezza internazionale, Stephen Mull.&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Le autorità keniane hanno assunto la custodia dei pirati con il fine di processarli rapidamente nel tribunale di Mombasa”, ha dichiarato Mull. “La US Navy li ha consegnati nell’ambito dell’accordo sottoscritto a gennaio tra il Dipartimento di Stato e il Kenya. Si tratta del primo tentativo della task force internazionale attivata nelle acque somale di condurre i sospettati di pirateria di fronte una corte regionale. Anche la Gran Bretagna ha un simile accordo con il Kenya”.&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Il sottosegretario Stephen Mull, auspicando la costituzione in tempi rapidi di una corte internazionale per giudicare gli autori di atti di pirateria, ha informato i congressisti sull’intenzione dell’amministrazione Obama di estendere ad altri paesi africani la richiesta di processare e incarcerare i “pirati” che verranno catturati dalle unità militari USA e della coalizione alleata che incrociano il Golfo di Aden. Un accordo simile a quello sottoscritto con il Kenya starebbe per essere firmato con la Tanzania. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“La libertà di navigazione e la sicurezza marittima sono priorità dell’amministrazione Obama”, ha aggiunto il rappresentante del Dipartimento di Stato. “La strategia degli Stati Uniti d’America per sopprimere gli attacchi dei pirati prevede lo sviluppo della cooperazione multilaterale, lo sforzo per potenziare le autorità legali internazionali, la stretta collaborazione con le società di navigazione, il tentativo politico e diplomatico per ridare una maggiore sicurezza e stabilità alla Somalia”. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;All’audizione con i congressisti ha partecipato pure il vice-ammiraglio William Gortney che ha fornito l’elenco ufficiale dei paesi che collaborano attivamente con la Combined Task Force 151 attivata sotto il comando della 5^ Flotta dell’US Navy con base in Bahrein. Alla crociata anti-pirateria partecipano con gli Stati Uniti, le navi da guerra di Arabia Saudita, Canada, Cina, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, India, Italia, Malesia, Olanda, Regno Unito, Russia, Spagna e Turchia, “alcune delle quali operanti come membri dell’alleanza e altre in ambito Nato”. “Presto – ha aggiunto Gortney – si aggiungeranno unità militari di Svezia, Belgio, Polonia, Giappone, Giordania, Singapore, Bahrain e Corea del Sud”. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Il Dipartimento di Stato ha fatto poi sapere che il 16 e 17 marzo si terrà in Egitto il secondo incontro del &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Gruppo di Contatto sulla Pirateria (GCP), costituito a New York nel gennaio 2009 e a cui partecipano una trentina di nazioni (tra cui l’Italia) e 5 organizzazioni internazionali (Segretariato dell’ONU, International Maritime Organization, NATO, Unione Africana e Unione Europea).&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt; All’ordine del giorno &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;la pianificazione delle future strategie d’intervento politico-militare in Somalia e lo sviluppo di “nuovi meccanismi giuridici per contrastare i tentativi di assalti nelle acque somale”. Al Gruppo di Contatto, oltre ai &lt;span&gt; &lt;/span&gt;paesi sopracitati, partecipano l’esautorato Governo di Transizione Nazionale della Somalia, Arabia Saudita, Australia, Belgio, Cina, Corea del Sud, Emirati Arabi Uniti, Francia, Germania, Giappone, Gibuti, Grecia, India, Kenya, Lega Araba, Olanda, Oman, Norvegia, Portogallo, Russia, Spagna, Svezia, Turchia e Yemen.&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;I rappresentanti dell’amministrazione Obama hanno invece omesso di notificare al Congresso il rilascio avvenuto lo scorso 4 marzo di altri nove cittadini somali catturati dalla marina Usa nel Golfo di Aden a metà febbraio, perché sospettati di aver tentato l’assalto ad un mercantile indiano. Nonostante i marines avessero dichiarato di aver trovato a bordo dell’imbarcazione in cui furono fermati “armi ed equipaggiamento comunemente usato negli attacchi di pirateria”, il Comando della CTF-151 si è dovuto arrendere di fronte all’inesistenza dei pur minimi elementi di prova per giustificare l’estensione della loro detenzione nel carcere galleggiante &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;USNS Lewis and Clark&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt; e una successiva deportazione in Kenya. I nove sono stati consegnati ad una motovedetta della Guardia Coste della regione nordorientale somala del Puntland, dichiaratasi unilateralmente “autonoma” da Mogadiscio. Una pessima figura per i militari USA e la coalizione “anti-pirati” su cui le grandi agenzie di stampa internazionali hanno scelto il silenzio. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt; &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2760705183938039695-2998109795624644059?l=stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/feeds/2998109795624644059/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/03/prime-deportazioni-per-i-pirati-somali.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/2998109795624644059'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/2998109795624644059'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/03/prime-deportazioni-per-i-pirati-somali.html' title='Prime deportazioni per i “pirati” somali catturati dai militari USA'/><author><name>di emanuele davide scimone</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_DzybZet8Ls0/SSbwPfQ8_-I/AAAAAAAAAbc/up3wNztd5mw/S220/e.d.scimone+2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2760705183938039695.post-8386197758220196295</id><published>2009-03-09T10:55:00.000-07:00</published><updated>2009-03-09T10:56:25.207-07:00</updated><title type='text'>Potenziate le basi dell’esercito USA in Europa</title><content type='html'>&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;di &lt;i&gt;Antonio Mazzeo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Uno stop al piano di riduzione delle forze terrestri USA in Europa. Lo ha chiesto il comandante dell’US Army nel vecchio continente, generale Carter F. Ham, in occasione della sua recente visita a Washington dove ha incontrato gli alti comandi dell’esercito e del Dipartimento della difesa. Ham ha raccomandato che il numero dei militari in forza al comando USAREUR, venga congelato al suo livello odierno di 42,000 unità, bloccando il programma che prevede il ridimensionamento ad un massimo di 32,000 soldati entro il 2012-13. Nello specifico, il Pentagono ha programmato la riduzione della presenza in Europa da quattro a due brigate pesanti (la 2^ Stryker Brigade a Vilseck, Germania e la 173^ Brigata Aviotrasportata a Vicenza, Italia). &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Il generale Ham ha spiegato che il commando USAREUR ha bisogno di una forza maggiore per “rispondere efficacemente alle richieste operative in Iraq, Afghanistan, nei Balcani e dove sarà necessario”, e per condurre simultaneamente “l’ambizioso programma di addestramento con gli alleati, particolarmente con le nuove nazioni appartenenti alla NATO e con quelle che hanno fatto richiesta di entrare nell’organizzazione”. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Negli ultimi anni, il Pentagono ha chiuso in Europa 43 tra basi e piccole installazioni dell’US Army, richiamando negli Stati Uniti 11.000 militari. Il piano di riduzione prevede adesso il ritiro della 172^ Brigata di fanteria (oggi di stanza nelle città tedesche di Schweinfurt e Grafenw&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; color: black;"&gt;ö&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;hr) e della 1^ Divisione Corazzata di Baumholder (ancora in Germania), destinata a Fort Bliss, Texas. La richiesta formalizzata dal generale Carter F. Ham potrebbe tuttavia condurre a una modificazione di questo scenario.&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;L’US Army punta intanto a centralizzare i suoi reparti di guerra in cinque grandi centri “hub”, quattro in Germania (Ansbach, Grafenw&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; color: black;"&gt;ö&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;hr, Kaiserslautern e Wiesbaden), ed uno in Italia, per l’appunto Vicenza. Nel budget previsto per il 2009 dall’amministrazione USA per il potenziamento delle basi militari all’estero, è prevista una spesa di 349 milioni di dollari per le infrastrutture e le postazioni ospitate in questi “hub” europei dell’esercito. Una fetta consistente (252 milioni di dollari) è stata destinata a &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Wiesbaden, dove sono partiti i lavori di ristrutturazione ed ampliamento dei vecchi quartier generali di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;USAREUR e del 5° Corpo d’Armata per ospitare il nuovo centro di comando, controllo e comunicazioni della 7th Army (anche detta “United States Army Europe”), da cui dipendono le brigate terrestri presenti nel vecchio continente. Quando il nuovo comando della 7th Army sarà completato, verranno chiuse alcune delle infrastrutture dell’esercito USA esistenti ad Heidelberg, Mannheim e Darmstadt. Sempre a Wisbaden è prevista la costruzione di 326 unità abitative destinate al personale dell’armata. Un grande Centro d’Intelligence e un “Network Warfare Center” saranno invece realizzati a partire dal 2010. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Altra area dove sono in corso importanti opere di miglioramento delle infrastrutture militari è quella di Grafenw&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; color: black;"&gt;ö&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;hr-Vilseck-Hohenfels, in Baviera, dove esiste attualmente la maggior concentrazione di militari USA in Europa. A Vilseck è presente il 2° Reggimento di Cavalleria, Hoehenfels è sede del Centro di addestramento multinazionale dell’US Army (&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; color: black;"&gt;il “Joint Multinational Training Centre”)&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;, mentre Grafenw&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; color: black;"&gt;ö&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;hr ospita la 172^ Brigata di Fanteria, l’unità che il generale Carter F. Ham vuole assolutamente mantenere in Germania. Qualunque sarà la decisione finale del Pentagono, Grafenw&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; color: black;"&gt;ö&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;hr continuerà ad essere una località chiave nei piani di ammodernamento delle forze armate statunitensi. Il piano finanziario approvato dal Congresso ha destinato alla base bavarese 19 milioni di dollari per realizzare le facilities di supporto per le attività di addestramento dei velivoli senza pilota “Shadow 200” in dotazione all’esercito. Recentemente, il &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; color: black;"&gt;colonnello Tim Touzinsky, comandante del centro di addestramento di Grafenwöhr, ha annunciato l’attivazione di tre plotoni “Shadow”, il primo presso la 172^ Brigata di Fanteria di Grafenwöhr, il secondo presso il 2° Reggimento di Cavalleria di Vilseck e il terzo presso la 173^ Brigata Aviotrasportata di Vicenza.&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Quarantotto milioni di dollari sono stati stanziati &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;dalla Defense Logistics Agency per la costruzione di un megadeposito munizioni e di un complesso logistico a Germersheim, in Renania-Palatinato, per rispondere alle necessità operative future del Comando USA in Europa &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;e del Comando Centrale strategico CENTCOM, la cui area d’intervento comprende l’Egitto, il Medio Oriente e l’Asia Centrale. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Una grande attenzione è stata riservata dagli strateghi dell’esercito statunitense per la “Main Operating Base – MOB” di Vicenza, dove grazie ad una spesa di 30 milioni di dollari (che si aggiungono ai 46 milioni stanziati con il bilancio 2008), s’intendono avviare i lavori per ospitare, nel vecchio aeroporto Dal Molin, la 173^ Brigata Aviotrasportata, reparto d’elite dell’US Army ripetutamente inviato nei teatri di guerra d’Iraq e Afghanistan. “Con questo programma – ha dichiarato il generale Ham – la comunità militare del nord Italia si espanderà per ospitare, alla fine, l’intera brigata di 3,800 uomini, le famiglie al seguito e gli impiegati civili presso la Caserma Ederle e il Dal Molin”. Il comandante supremo di USAREUR ha pure sottolineato il ruolo assunto dalle forze terrestri di Vicenza con la costituzione del nuovo comando per le operazioni USA nel continente africano, Africom. “Sino allo scorso dicembre, la Caserma Ederle era la sede della Southern European Task Force (SETAF), un’organizzazione che è stata trasformata in US Army Africa, il comando della componente terrestre di Africom”, ha spiegato Carter F. Ham. “Attualmente US Army Africa non ha a disposizione molti militari, ma sarà prontamente organizzato con militari provenienti da altri comandi, principalmente quelli dell’US Army Europe, in modo da poter rispondere alle richieste operative”.&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Oggi non è prudente assegnare truppe direttamente ad US Army Africa”, ha concluso Ham. “Se togliessimo le unità logistiche, d’intelligence e di comunicazione che supportano Africom dal Comando dell’US Army in Europa e le utilizzassimo come entità separate, avremmo bisogno di altri quartieri generali per assicurarne il comando e il controllo e ciò probabilmente non sarebbe possibile per motivi economici”. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Il comando di Africom, dunque, resta per ora a Stoccarda, mentre al nuovo US Army Africa di Vicenza sono stati trasferiti dalla Germania 300 militari. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2760705183938039695-8386197758220196295?l=stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/feeds/8386197758220196295/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/03/potenziate-le-basi-dellesercito-usa-in.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/8386197758220196295'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/8386197758220196295'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/03/potenziate-le-basi-dellesercito-usa-in.html' title='Potenziate le basi dell’esercito USA in Europa'/><author><name>di emanuele davide scimone</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_DzybZet8Ls0/SSbwPfQ8_-I/AAAAAAAAAbc/up3wNztd5mw/S220/e.d.scimone+2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2760705183938039695.post-1775980063474700670</id><published>2009-03-05T00:55:00.000-08:00</published><updated>2009-03-05T00:56:34.346-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='armamenti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='pacifismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='guerra'/><title type='text'>La guerra a microonde delle basi USA in Sicilia</title><content type='html'>di Antonio Mazzeo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si aggiungono nuovi tasselli alla vicenda relativa all’installazione a Niscemi, Caltanissetta, del terminal terrestre del sistema di telecomunicazioni satellitari MUOS (Mobile User Objective System). Archiviata la straordinaria manifestazione di popolo (oltre 15.000 persone) che sabato 28 febbraio ha percorso le vie della città siciliana per gridare “No” al pericolosissimo impianto militare delle forze armate USA, trapelano inquietanti indicazioni su quello che è stato l’iter del progetto. Notizie che confermano le connivenze e il cinismo dei governi succedutisi in Italia negli ultimi anni e la scarsissima considerazione che le autorità siciliane nutrono per la salute e la sicurezza delle popolazioni dell’isola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I consiglieri comunali del Partito democratico di Niscemi hanno denunciato che l’Assessorato Territorio ed Ambiente della Regione siciliana era a conoscenza del progetto d’installazione del MUOS nella base dell’US Navy di Niscemi sin dal 24 gennaio 2007. “La relativa documentazione è rimasta in mano dell’allora assessore sino al 10 aprile 2008 e per tutto questo tempo avvolta nel silenzio”, affermano i consiglieri. “Né sono state effettuate misure di monitoraggio preventivo nella zona già interessata da emissioni elettromagnetiche per le antenne già esistenti nella base della Marina militare statunitense”. Presidente della Regione siciliana era l’Udc Totò Cuffaro, assessore l’avvocata Rossana Interlandi, esponente dell’Mpa di Raffaele Lombardo ed ex consigliere d’amministrazione dell’Università di Catania. Nessuno a Palermo avrebbe fatto caso alle possibili violazioni amministrative ed ambientali del progetto, né che l’area prescelta per l’installazione del terminal terrestre si trovava all’interno della Riserva naturale orientata “Sughereta”, area protetta della Regione siciliana. Un comportamento decisamente censurabile quello dei funzionari dell’assessorato guidato dalla dottoressa Interlandi, già attivista del WWF ed originaria proprio di… Niscemi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All’assessorato vige l’omertà&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma torniamo alla data del 24 gennaio 2007, quando cioè sarebbe stata presentata la richiesta alla Regione per installare il MUOS in contrada Ulmo di Niscemi. Presidente del consiglio era Romano Prodi, ministro della difesa, Arturo Parisi. Entrambi omisero d’informare il parlamento sull’accordo sottoscritto con Washington per ospitare in Italia il nuovo sistema per le guerre stellari, mentre l’Australia, altro paese straniero sede di una delle quattro stazioni terrestri previste, aveva reso pubblico e subito, i contenuti del programma militare. Ciononostante, nella primavera del 2007, furono due organi di stampa siciliani (Centonove e L’isola possibile) con il sito internet Terrelibere.org a rivelare il nuovo piano d’insediamento militare. Con un’“imprecisione” involontaria, però, quella cioè che il MUOS sarebbe giunto alla base di Sigonella. Il riferimento alla stazione aeronavale alle porte di Catania era contenuto in alcuni documenti dell’US Navy. Tra gli allegati, c’era pure uno studio sull’impatto delle onde elettromagnetiche del sistema satellitare, elaborato dall’AGI - Analytical Graphics, Inc., importante società con sede a Exton, Pennsylvania, in collaborazione con la Maxim Systems di San Diego, California. Lo studio, denominato “Sicily RADHAZ Radio and Radar Radiation Hazards Model”, aveva elaborato un modello di verifica dei rischi di irradiazione elettromagnetica sui sistemi d’armi, munizioni, propellenti ed esplosivi (“HERO - Hazards of Electromagnetic to Ordnance”) ospitati a Sigonella. La simulazione informatica aveva verificato l’incompatibilità del MUOS all’interno della base (“le fortissime emissioni elettromagnetiche possono avviare la detonazione degli ordigni presenti”), suggerendo “di trovare una nuova destinazione”. Un’ulteriore ricerca sugli “Hazards of Electromagnetic Radiation to Ordnance” permise alla “Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella” di entrare in possesso dei manuali di prevenzione incidenti adottati dalla Marina USA. In uno di essi si riportava testualmente che “l’esposizione all’energia derivante dai sistemi radio di sufficiente intensità e frequenze comprese tra i 3 kilohertz (kHz) ed i 300 GHz possono avere effetti negativi su personale, sistemi d’arma e carburanti”. Nel “Federal Standard 1037C” del governo degli Stati Uniti venivano elencati i principali rischi RADHAZ: “induzione o associazione di correnti e/o voltaggi di grande magnitudine sufficienti ad avviare i meccanismi di auto-esplosione di armi, munizioni e altri sistemi esplodenti; generazione di effetti dannosi o nocivi all’uomo e all’ambiente; creazione di scintille di sufficiente grandezza da infiammare miscele di materiali trattate nelle aree colpite”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ai rischi delle onde elettromagnetiche del MUOS, la redazione di RAI News dedicò uno speciale dal titolo “Base USA di Sigonella, il pericolo annunciato”, trasmesso il 22 novembre 2008. L’opinione pubblica siciliana restò sconcertata e i parlamentari Mauro Bulgarelli (Verdi) e Severino Galante (Pdci) presentarono due interrogazioni al governo, la prima il 28 novembre, la seconda il 5 dicembre. Prodi e Parisi fecero come gli struzzi. All’Assessorato Regionale all’Ambiente e Territorio di Palermo venne invece mantenuto il più assoluto riserbo sull’alternativa proposta per insediare il terminal terrestre, la stazione di telecomunicazione di Niscemi. Poi, senza attendere il parere della Regione, i militari statunitensi diedero un colpo di acceleratore al programma e il 19 febbraio 2009, in occasione della visita all’impianto di contrada Ulmo del direttore del Mobile User Objective Program della Marina USA, Wayne Curls, vennero avviate le prime opere di perimetrazione e movimentazione terra per predisporre le piattaforme per le antenne e le torri radio del sistema di comunicazione satellitare. Nel silenzio (assenso?) di Palazzo dei Normanni, il Comando di Sigonella affidò ad un consorzio d’imprese costituito ad hoc (“Team Niscemi Muos”), i lavori di realizzazione del nuovo impianto militare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le imprese iniziarono ad operare nel mese di maggio, quando la niscemese Rossana Interlandi venne sostituita alla guida dell’assessorato da Giuseppe Sorbello, per poi rientrare alla Regione Siciliana, lo scorso 26 febbraio, in qualità di dirigente generale del dipartimento…. “Territorio e Ambiente”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Miscele esplosive di radio-frequenze&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La stazione di telecomunicazioni della Marina USA di Niscemi è attiva dal 1991, ma né i militari statunitensi e italiani, né gli amministratori locali e regionali, hanno mai pensato di eseguire un’analisi sulle emissioni delle 41 antenne radio esistenti. Se ne sono accorti i tecnici dell’ARPA, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, chiamati dal neoassessore Sorbello a predisporre quattro centraline di rilevamento dell’inquinamento elettromagnetico nel comune siciliano. Eppure le onde emesse dalle antenne della base coprono tutto lo spettro compreso tra le UHF e le VHF (Ultra and Very High Frequency – ultra e altissime frequenze, dai 30 MHz ai 3000 MHz, utilizzate per le comunicazioni radio con aerei  e satelliti), alle ELF – VLF – LF (Extremely and Very Low Frequency – frequenze estremamente basse e bassissime, dai 300 Hz a 300kHZ), queste ultime in grado di penetrare in profondità le acque degli oceani e contribuire alle comunicazioni con i  sottomarini a capacità e propulsione nucleare di Stati Uniti e partner NATO. A partire dalla fine degli anni ’90, le stazione di Niscemi è stata pure dotata del sistema di trasmissione VLF/LF “AN/FRT-95”, che ha consentito alle forze navali USA di accrescere la copertura nelle regioni del Nord Atlantico e del Nord Pacifico. Il trasmettitore AN/FRT-95A opera tra i 24 ed i 160 kHz con una potenza compresa tra i 280 kW e i 500 kW, ma il sistema permette l’estendere in caso di necessità sino ai 2,000 kW.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A seguito della chiusura della stazione di Keflavik (Islanda), a Niscemi è stato installato nel settembre 2006 un “addizionale” Sistema di Processamento e Comunicazione Automatico e Integrato con i Sottomarini (ISABPS). La base ha così assunto tutte le funzioni di collegamento in bassa frequenza con i sottomarini strategici operanti nella regione atlantica (Atlantic Low Frequency Submarine Broadcast). Come enfaticamente sottolineato dal comunicato del Comando dell’US Navy, emesso in occasione del trasferimento delle installazioni di telecomunicazione dall’Islanda alla Sicilia, “la missione della stazione navale sarà quella di garantire i servizi di comunicazione agli utenti di NAS Sigonella come le forze di Stati Uniti, Nato e delle forze di coalizione che operano nell’Atlantico, nel Mediterraneo, nel sud-est asiatico e nelle regioni del’Oceano indiano. Come parte della FORCEnet vision della Marina militare USA, la Stazione di Niscemi connetterà sensori, comandi e piattaforme di controllo, organi decisionali, combattenti e sistemi d’arma per assicurare ulteriori progressi nella Guerra Globale al Terrorismo”. La FORCEnet vision è l’architettura strategica per le operazioni delle unità navali, aeree e spaziali nel XXI secolo, con l’obiettivo dichiarato di assicurare alle forze armate USA la “superiorità nella conoscenza e nelle capacità di comando e accrescere la potenza di combattimento in guerra”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla produzione del cocktail micidiale di radiazioni elettromagnetiche, non potevano restare assenti a Niscemi gli impianti di trasmissione a microonde, come sono denominate le onde molto corte comprese tra i 300MHz e i 300 GHz di frequenza, utilizzate per le trasmissioni spaziali e satellitari  (come saranno ad esempio quelle del MUOS), nella telefonia cellulare e nei famigerati “forni a microonde”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A provare l’esistenza di specifiche antenne a microonde nella base della marina statunitense di Niscemi e in altre basi USA in Sicilia, la copia di un bando della Defense Information Systems Agency, pubblicato il 29 maggio 2008, relativo alla “fornitura ed installazione di tre siti di comunicazioni a microonde (“microwaves”) Line-of-Sight (LOS)”, il primo a Niscemi, il secondo a Sigonella e il terzo nella base navale USA di Augusta (Siracusa), utilizzata quest’ultima per l’approdo e il rifornimento di armi e carburante delle unità da guerra, comprese le portaerei e i sottomarini atomici. Il contratto è stato sottoscritto con i fornitori il successivo 7 aprile e ha previsto la conclusione dei lavori entro l’1 ottobre 2008 e la manutenzione degli impianti per la durata di un anno con la possibilità di proroga sino al 30 settembre 2012.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Opportuno riportare alcuni dei passaggi del bando: “NAVCOMTELSTA (NCTS) Sicily richiede la sostituzione dei due sistemi radio a microonde esistenti “COTS” che hanno concluso il loro ciclo vitale. Il nuovo sistema fornirà la connessione a microonde di 155MB 21 tra l’NCTS Sicily, ospitato presso la Naval Air Station di Sigonella (NAS II), il Fleet Logistic Support Site nella baia di Augusta e il Naval Radio Transmitter Facility di Niscemi”. E ancora: “Il contractor fornirà tutti i materiali, le apparecchiature, le strutture e i servizi per rendere pienamente funzionante il collegamento LOS tra ognuno dei sistemi a microonde. Il contractor dovrà fornire quanto necessitano i ripetitori di segnale, i sistemi d’allarme elettronici e anti-intrusione, le torri o le strutture di supporto, le antenne, gli alimentatori, gli UPS e le attrezzature di controllo. Il sistema a microonde supporterà 2-wire telephone, bidirezionali 4-wire voice, così come i circuiti richiesti per la trasmissione dati ad un velocità di 64kb ed oltre”. Al contractor privato sono infine affidati tutti gli interventi in caso di cattivo funzionamento del sistema di comunicazione, “entro due ore dalla notifica di richiesta del governo statunitense”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chissà se una valutazione “HERO” dei rischi elettromagnetici emessi dalle nuove stazioni a microonde sia mai stata fatta dall’US Navy per Sigonella, scalo aeroportuale dove quotidianamente vengono movimentate quantità rilevantissime di armi e carburante. O per la baia di Augusta, area al centro del “triangolo della morte” Augusta – Priolo - Melili (di quest’ultimo comune è sindaco Giuseppe Sorbello, assessore all’Ambiente della regione siciliana), dove impianti petrolchimici, cementifici, raffinerie, ecc. convivono con una delle principali basi navali della Marina da guerra italiana e della NATO, e dove sono presenti due grandi depositi carburante a Punta Cugno e San Cusumano più un sospetto deposito munizioni a Cava Sorciaro, a disposizione delle forze armate USA e dei partner atlantici.        &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Sicilia forse c’è già chi ha sperimentato sulla propria pelle le esercitazioni militari a suon di microonde. Sono gli abitanti della piccola frazione di Canneto di Caronia, nella costa tirrenica della provincia di Messina, che dal gennaio all’aprile del 2004 assistettero ad una lunga serie di diabolici fenomeni di autocombustione di elettrodomestici e impianti elettrici, di smagnetizzazione di bussole, ecc.. Un rapporto top secret redatto tre anni più tardi dal gruppo di studio interistituzionale creato dalla presidenza del Consiglio, ha avanzato l’ipotesi che all’origine degli “incidenti” ci sarebbero stati “test militari segreti o esperimenti alieni”. Intervistato dal settimanale L’Espresso (26 ottobre 2007), il coordinatore del gruppo Francesco Mantegna Venerando ha fatto riferimento ad “una origine artificiale dei fenomeni”, come “emissioni elettromagnetiche impulsive”, capaci di generare “una grande potenza concentrata in frazioni di tempo estremamente ridotte”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si sarebbe trattato cioè di “fasci di microonde a ultra high frequency compresi nella banda tra 300 megahertz e alcuni gigahertz, applicazioni sperimentali di tecnologie industriali, non escludendo quelle finalizzate a recenti sistemi d’arma a energia elettromagnetica”. Nuove e terrificanti tecnologie militari a servizio dei signori delle guerre stellari, dunque. Proprio come il MUOS che si vorrebbe installare a Niscemi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2760705183938039695-1775980063474700670?l=stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/feeds/1775980063474700670/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/03/la-guerra-microonde-delle-basi-usa-in.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/1775980063474700670'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/1775980063474700670'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/03/la-guerra-microonde-delle-basi-usa-in.html' title='La guerra a microonde delle basi USA in Sicilia'/><author><name>di emanuele davide scimone</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_DzybZet8Ls0/SSbwPfQ8_-I/AAAAAAAAAbc/up3wNztd5mw/S220/e.d.scimone+2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2760705183938039695.post-750271956850962543</id><published>2009-02-28T01:59:00.000-08:00</published><updated>2009-02-28T02:00:50.119-08:00</updated><title type='text'>Troppe malformazioni tra i neonati del personale militare USA di Napoli</title><content type='html'>di Antonio Mazzeo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nuovo allarme tra i militari USA di stanza in Campania. Sono stati resi noti i risultati di uno studio scientifico sul numero di bambini malformati che sono nati tra il gennaio 2000 e il dicembre 2005, la cui madre è militare o sposa di un militare operante nelle installazioni dell’US Navy di Napoli. Ogni 100 nati, 3,13 sarebbero i portatori di malformazioni. “Si tratta di una percentuale maggiore del valore medio di 2,35 malformati ogni 100 bambini nati che è stato registrato in altre basi estere della US Navy, ma più basso del tasso generale di 3,6 di tutte le installazioni della Marina, come evidenziato dalla ricerca condotta dal Naval Health Research Center di San Diego”, si legge nel rapporto firmato dal dottor Timothy Halenkamp (specialista in medicina del lavoro e dell’ambiente presso il Comando della Marina Militare USA di Napoli), rivelato dal quotidiano delle forze armate statunitensi in Europa, Star and Stripes. Su 894 nascite registrate a Napoli, 28 sono stati casi di neonati con malformazioni; inoltre ci sono stati 35 parti prematuri. “In generale, queste analisi non suggeriscono una crescita statistica significativa nel tasso delle malformazioni di bambini i cui primi tre mesi di gestazione sono avvenuti nell’area di Napoli, in comparazione con i bambini la cui gestazione è avvenuta in altre aree estere della US Navy”, continua il rapporto. Tutto sotto controllo, allora? Neanche a parlarne, dato che l’estensore dello studio spiega che per “una maggiore tranquillità, una sorveglianza addizionale continuerà nella regione in modo di poter valutare ulteriormente l’effetto di specifiche esposizioni potenzialmente influenzate dalla situazione relativa ai rifiuti così come all’aria  e all’acqua”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo studio non è riuscito ad accertare quali siano state le possibili cause dell’insorgenza delle malformazioni, nonostante uno degli obiettivi della ricerca fosse proprio quello di comprendere se le malformazioni tra i bambini statunitensi nati in Campania fossero “significativamente differenti” da quelli nati da madri che vivevano in altre facilities straniere. Non è stata pure specificata la tipologia delle malformazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello relativo ai neonati con malformazioni è uno dei tre studi epidemiologici che il Navy and Marine Corps Public Health Center ha eseguito tra il personale militare statunitense di stanza a Napoli. Nell’ottobre 2008, si è conclusa una ricerca durata 20 mesi per chiarire le cause della crescita del numero di persone affette d’asma e dell’aumento della gravità con cui si manifesta questa malattia. Gli esperti del Centro hanno preso sotto esame 581 pazienti asmatici che erano ricorsi alle cure dell’ospedale dell’US Navy tra l’1 ottobre 2006 e il 30 giugno 2008. “Questo studio non è stato in grado di identificare un trend significativo che potrebbe essere associato all’accresciuta esposizione al fumo derivante dalla pratica di bruciare i rifiuti”. Cresce il numero dei malati d’asma, dunque, ma le cause restano ignote. Come del resto quelle delle malformazioni neonatali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il terzo studio epidemiologico ha preso il via da pochi mesi e tenterà di determinare se ci sono differenze nel tasso d’insorgenza del cancro tra il personale dell’US Navy e i familiari che vivono a Napoli rispetto a quanto si registra in generale tra il personale militare statunitense.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Per decenni – spiega Stars and Stripes – la regione Campania ha sperimentato numerose crisi ambientali causate dalla inadeguata raccolta della spazzatura, dal fatto che essa viene bruciata nelle strade e dalla presenza illegale di rifiuti pericolosi. Necessità sanitarie hanno suggerito la Marina a lanciare un anno fa un piano multimilionario per determinare se il vivere a Napoli determina un pericolo per la salute”. L’attenzione dell’US Navy per le reali condizioni ambientali di Napoli e comuni limitrofi è cresciuta pure a seguito dei “recenti studi condotti dal governo italiano che sembrano suggerire un aumento del rischio di cancro e delle malformazioni alla nascita tra i cittadini di quest’area”, come si legge in un successivo passaggio dello studio sui figli con malformazioni dei militari statunitensi in Campania.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Diversi studi – aggiunge il report – eseguiti sia dal sistema sanitario italiano che dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità identificano questioni sanitarie più grandi, si chiamino cancro, malformazioni e difetti alla nascita in “clusters” della regione Campania, con una predominate concentrazione delle percentuali nelle province di Caserta e Napoli, dove la maggior parte del personale USA e NATO vive e lavora, e dove esistono siti dove vengono depositati senza controllo rifiuti tossici illegali”. Doveroso interrogarsi se gli inquietanti risultati delle ricerche delle strutture sanitarie nazionali e dell’OMS siano mai stati messi a disposizione delle autorità locali e quali interventi siano stati eventualmente adottati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di certo nulla è stato fatto in Campania dopo che l’autunno scorso il Comando US Navy ha reso i risultati ancora più sconcertanti delle analisi sulle risorse idriche distribuite nelle abitazioni prese in affitto dal personale militare statunitense. Altissime concentrazioni di componenti organiche volatili sono state individuate nell’acqua di undici abitazioni del comune di Casal di Principe, mentre “quantità inferiori” di tetracloroetene (anche noto come tetracloroetilene o PCE), sono state rintracciate in abitazioni occupate dai militari USA ad Arzano, Marcianise e Villa Literno. In un campione prelevato, il laboratorio di analisi dell’US Navy ha pure individuato quantità allarmanti di diossina e finanche arsenico, pericolosissimo veleno utilizzato in agricoltura come pesticida, erbicida ed insetticida.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Comando navale statunitense ha prontamente disposto l’allontanamento del proprio personale dagli alloggi riforniti con acqua contaminata, decretando altresì la sospensione di tutti i nuovi contratti d’affitto nei comuni a rischio. Uomini, donne e bambini campani continuano invece a bere le acque “off limits” per i militari.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2760705183938039695-750271956850962543?l=stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/feeds/750271956850962543/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/02/troppe-malformazioni-tra-i-neonati-del.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/750271956850962543'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/750271956850962543'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/02/troppe-malformazioni-tra-i-neonati-del.html' title='Troppe malformazioni tra i neonati del personale militare USA di Napoli'/><author><name>di emanuele davide scimone</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_DzybZet8Ls0/SSbwPfQ8_-I/AAAAAAAAAbc/up3wNztd5mw/S220/e.d.scimone+2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2760705183938039695.post-2733563213251660684</id><published>2009-02-25T07:42:00.000-08:00</published><updated>2009-02-25T07:43:32.088-08:00</updated><title type='text'>Gli emiri, il Milan, l’Inter, la Juve e il Ponte sullo Stretto</title><content type='html'>La notizia dei 500 milioni di euro offerti dall’Abu Dhabi United Group for the Development and Investment (ADGDI) per rilevare il 40% del pacchetto azionario del Milan calcio ha fatto il giro del mondo, mettendo in fibrillazione azionisti, scommettitori e tifosi. Il presidente del Consiglio e proprietario della blasonata squadra italiana, Silvio Berlsuconi, ha smentito qualsivoglia trattativa di cessione, ma ci sono troppe strane coincidenze per poter archiviare frettolosamente l’intera vicenda. Innanzitutto perché dietro l’operazione ci sarebbe lo sceicco Mansour Bin Zayed Al Nayhan, membro della famiglia che governa l’emirato di Abu Dhabi, nonché proprietario del Manchester City, team inglese del solo qualche mese fa aveva chiesto di acquistare Kaká dal Milan, in cambio di 108 milioni di euro.&lt;br /&gt;Poi perché dal 10 agosto 2007, l’Abu Dhabi Investment Authority, il principale fondo degli Emirati Arabi Uniti, possiede il 2,04% del capitale di Mediaset, la cassaforte dell’impero Berlusconi e, secondo alcuni analisti economici, punterebbe a rastrellare un altro 3% delle azioni del biscione, sfruttando l’uragano finanziario che si è abbattuto sulle borse mondiali. Terzo, perché è sotto gli occhi di tutti la convergenza di politiche ed interessi economici tra il governo italiano e il piccolo emirato arabo. A fine gennaio, ad esempio, l’Abu Dhabi Tourism Authority (ADTA), l’autorità statale che dirige l’industria turistica, ha aperto due uffici di rappresentanza in Italia, uno a Roma e uno a Milano. Il 4 febbraio, la sottosegretaria al Turismo, Michela Brambilla, fedelissima berlusconiana, si è recata in Medio oriente per inaugurare il forum del turismo alberghiero Italia-Abu Dhabi ed insignire lo sceicco Sultan Bin Tahnoon Al Nahyan (stretto congiunto del titolare del Manchester) e presidente di ADTA, dell’onorificenza di Grande Ufficiale Ossi della Repubblica italiana.&lt;br /&gt;Il presidente del consiglio e il ministro della difesa Ignazio La Russa, sono andati ben oltre. Hanno inviato il pattugliatore d’altura Comandante Bettica per fare da ambasciatore del complesso militare industriale italiano al salone internazionale della difesa IDEX 2009 organizzato ad Abu Dhabi dal 22 al 26 febbraio 2009. All’appuntamento dei mercanti di guerra, il gruppo Finmeccanica, in buona parte proprietà del Tesoro, si è presentato al gran completo: la controllata Alenia Aeronautica per piazzare aerei antisommergibile e anti-nave ATR-72-ASW ed i velivoli da trasporto tattico C-27J Spartan; Alenia Aermacchi, gli addestratori M-311 ed M-346; Agusta Westland, gli elicotteri da combattimento AW-119 Koala, AW-129, Super Lynx 300 ed NH-90; Oto Melara, i cannoni navali 76/62 e i blindati Centauro;&lt;br /&gt;Drs Technologies, i sistemi di rilevamento e sorveglianza utilizzati in mezzo mondo contro i migranti.&lt;br /&gt;C’è pure l’ombra di Abu Dhabi sui lavori del Ponte sullo Stretto di Messina, obiettivo strategico dell’esecutivo Berlusconi. Lo hanno scoperto i magistrati romani che indagavano su un anziano ingegnere italo-canadese, Giuseppe Zappia, che aveva partecipato alla fase di pre-qualifica per la progettazione e l’esecuzione dell’opera. Secondo la Procura capitolina che ne ha chiesto il rinvio a giudizio, il professionista si sarebbe mosso per conto del boss Vito Rizzuto (capo della criminalità organizzata del Canada e stretto alleato del clan Bonanno di New York), intenzionato ad investire nell’operazione Ponte un paio di milioni di dollari provenienti dal traffico di stupefacenti. Sempre secondo i magistrati romani, una parte del denaro per i lavori nello Stretto di Messina sarebbe dovuto arrivare dalla riscossione di una ingente somma in Medio oriente da parte dell’ingegnere Zappia e di alcuni associati del Rizzuto. In particolare, il professionista italo-canadese aspirava ad entrare in possesso di un miliardo e settecento milioni di dollari corrispondenti al valore di alcuni lavori realizzati ad Abu Dhabi dalla ZMEC - Zappia Middle East Company Ltd., società costituita nel paradiso fiscale delle Isole Vergini. Nell’emirato arabo, tra il 1979 e il 1982, mister Zappia aveva progettato un acquedotto di oltre quattrocento chilometri ed ottenuto ben otto contratti di costruzioni civili. Sorsero tuttavia dei contrasti con gli enti committenti e la vicenda finì davanti ad un tribunale civile degli Stati Uniti d’America.  &lt;br /&gt;Ottenute le commesse e avviati i lavori ad Abu Dhabi, intorno alla metà del 1982, la ZMEC si vide prima ritardare il pagamento di una tranche, poi ricevere comunicazione del blocco dei restanti pagamenti. Nel gennaio 1983, l’ingegnere Zappia fu costretto a chiedere un prestito alla Emirates Commercial Bank (ECB). L’istituto impose alla ZMEC di trasferire le commesse ad un’altra società internazionale. “Ho dovuto sottoscrivere quest’accordo perché mi minacciarono di mettermi in prigione”, ha dichiarato Giuseppe Zappia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Due anni più tardi, la ECB ed altre due banche dell’emirato furono ricapitalizzate e si fusero nell’Abu Dhabi Commercial Bank. Dopo aver chiesto ripetutamente alle autorità dell’emirato un congruo rimborso per le attrezzature della ZMEC che erano state sequestrate e cedute ad altre imprese, nel 1994 l’ingegnere citò di fronte alla giustizia americana l’Abu Dhabi Commercial Bank e l’Abu Dhabi Investment Authority, l’autorità statale che qualche anno più tardi avrebbe acquistato una consistente quota azionaria di Mediaset.&lt;br /&gt;Il giudice distrettuale di New York rigettò il ricorso e nel giugno del 2000 arrivò per l’italo-canadese una sentenza d’appello altrettanto sfavorevole. A questo punto, per ottenere l’ambito risarcimento dall’allora presidente del consiglio di Abu Dhabi, Sheikh Kalifa bin Zayed Al Nahyan, Zappia contattò inutilmente il generale in capo dell’esercito USA di stanza nell’emirato ed alcune delle maggiori autorità del mondo arabo, come il sovrano del Marocco, il presidente siriano, il re di Giordania e il presidente palestinese Yasser Arafat. L’ingegnere si affidò allora ad un mediatore d’affari franco-algerino, Hakim Hammoudi, personaggio che secondo la Procura di Roma stava seguendo per conto del boss Rizzuto alcuni affari in Europa e nel Golfo Persico. Alla vigilia della gara per i lavori del Ponte, Hammoudi comunicò a Zappia di essere riuscito a sbloccare il credito avanzato ad Abu Dhabi grazie alla collaborazione di un non meglio specificato “principe” della casa regnante in Arabia Saudita, anch’egli interessato ad entrare nel grande affaire dello Stretto. Il 19 luglio 2003, Zappia veniva intercettato mentre dialogava al telefono con Vito Rizzuto ed Hakim Hammoudi. “Penso che stiamo arrivando alla fine adesso, o no?!”, domandava Rizzuto. “Comunque loro, da come la vedo io, vogliono dare qualche cosa ma non è abbastanza. Vediamo se possiamo prendere di più”. Gli ordini di cattura emessi dalla Procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta&lt;br /&gt;Brooklin contro Zappia, Rizzuto e Hammoudi impedirono la conclusione della controversia finanziaria con le autorità statali di Abu Dhabi. &lt;br /&gt;A rendere piuttosto ingombranti amicizie e affari dell’establishment italiano con la famiglia che governa l’emirato non c’è solo però l’episodio che ha visto protagonisti Zappia e Rizzuto. Lo sceicco Kalifa bin Zayed Al Nahyan, padre dell’odierno emiro di Abu Dhabi, Khalifa bin Zayed bin Sultan Al Nahyan, sino alla sua morte avvenuta nel 2006 è stato strettamente legato alle organizzazioni dell’estremismo religioso islamico. Negli anni ’60, Sheikh Kalifa bin Zayed visitò il Beluchistan pakistano sotto la protezione di un anziano funzionario dei servizi segreti di quel paese, che lo mise in contatto con molti dervisci e mistici locali. Fu proprio grazie a questi contatti che l’emiro di Abu Dhabi incontrò l’uomo d’affari pachistano Agha Hassan Abedi, divenendone grande amico e collaboratore sul piano economico-finanziario. Agha Hassan Abedi è il fondatore della BCCI, la Bank of Credit and Commerce International, più nota come Criminal Bank, per anni il più importante centro di “lavaggio” del denaro proveniente dal narcotraffico, utilizzata dalla CIA per la conduzione di operazioni clandestine a favore dell’ex alleato Saddam Hussein, del dittatore pakistano Mohammed Zia, della Contra nicaraguese e della resistenza islamica all’occupazione sovietica dell’Afghanistan. Fu proprio grazie all’amicizia con il potente emiro Zayed Al Nahyan, che la BCCI ebbe la possibilità di aprire tre filiali negli Emirati Arabi Uniti.&lt;br /&gt;Il fervore religioso dell’ex capo di governo lo convinse a finanziare la realizzazione ad Abu Dhabi della più grande moschea del mondo, 500 mila metri quadrati di superficie. Il primo lotto dei lavori per un importo di 120 milioni di dollari, fu affidato nel 1996 a due imprese italiane, la Rizzani de Eccher di Udine ed Impregilo. Quest’ultima è oggi capofila della cordata general contractor per i lavori del Ponte di Messina. Attraverso la controllata Fisia Italimpianti, Impregilo ha pure realizzato ad Abu Dhabi sette dissalatori; recentemente ha sottoscritto con l’emirato un contratto per un nuovo dissalatore della capacità di cento milioni di galloni al giorno ed una centrale elettrica di 1.500 MW a Shuweihat, lungo la costa del Golfo Persico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma non finiscono qua i flirt interessi italiani con Abu Dhabi. Nel luglio 2005, la maggiore società d’investimenti del governo, la Mubadala Development Company, ha acquisito il 5% del pacchetto azionario della prestigiosa scuderia automobilistica Ferrari, controllata in parte da Gemina-Fiat, al tempo maggiore azionista d’Impregilo. Successivamente è arrivato l’acquisto del 35% della Piaggio Aereo Industry, storico gruppo produttore di velivoli civili e militari. Mubadala è oggi uno dei maggiori partner internazioni del colosso dell’industria bellica statunitense Lockheed Martin.&lt;br /&gt;Dopo l’automobilismo è arrivato il calcio. Dicevamo del Manchester City. Poi, a fine 2008, l’Abu Dhabi Sports Council, il ministero dello Sport nazionale, ha stipulato un accordo triennale con l’Inter Football Club di Milano per lo sviluppo del calcio giovanile nell’emirato e la formazione degli allenatori delle 5 squadre presenti sul suo territorio: Al Jazeera, Al Wahda, Al Ain, Baniyas, Al Dafra. È notizia di questi giorni il tentativo di scalata al Milan da parte dell’Abu Dhabi United Group for the Development and Investment.&lt;br /&gt;Come se ciò non bastasse, ci sono le cointeressenze “indirette” in un’altra grande squadra del calcio italiano. L’Abu Dhabi Investment Authority possiede il 25% dell’Arab Banking Corporation (ABC), istituto finanziario d’eccellenza in Nord Africa e Medio oriente,  con sede a Manama, Bahrain. Un altro 26% delle quote dell’ABC è in mano alla Central Bank of Lybia, la banca centrale dello stato nord africano. Partner strategico del governo di Gheddafi nell’implementazione del piano di privatizzazione di istituti finanziari ed imprese, l’Arab Banking Corporation detiene il 7,5% delle azioni della Juventus di Torino, più altri cospicui pacchetti di Unicredit, Fiat ed ENI.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gheddafi è un altro leader arabo super corteggiato da Berlusconi &amp;amp; C. I capitali generati dall’export petrolifero fanno gola a banche, assicurazioni, società di costruzioni e produttori d’armi. E chissà che fanta-campionato ci aspetta con emiri e colonnelli a contendersi squadre, calciatori, allenatori e presidenti…&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2760705183938039695-2733563213251660684?l=stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/feeds/2733563213251660684/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/02/gli-emiri-il-milan-linter-la-juve-e-il.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/2733563213251660684'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/2733563213251660684'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/02/gli-emiri-il-milan-linter-la-juve-e-il.html' title='Gli emiri, il Milan, l’Inter, la Juve e il Ponte sullo Stretto'/><author><name>di emanuele davide scimone</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_DzybZet8Ls0/SSbwPfQ8_-I/AAAAAAAAAbc/up3wNztd5mw/S220/e.d.scimone+2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2760705183938039695.post-947576719358812038</id><published>2009-02-25T05:27:00.001-08:00</published><updated>2009-02-25T05:27:51.116-08:00</updated><title type='text'>Università Cattolica di Milano con un cuore tutto per la NATO</title><content type='html'>di Antonio Mazzeo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La NATO ha bombardato e assassinato nei Balcani. La NATO bombarda e assassina in Afghanistan. La NATO, forse, bombarderà in Pakistan o in Somalia. E assassinerà. Tutto ciò sembra proprio non preoccupare una delle più prestigiose università private italiane, la Cattolica del Sacro Cuore di Milano, tanto cara agli ambienti del Vaticano e della Conferenza episcopale. Così, mentre il movimento internazionale no war si è dato appuntamento il prossimo 4 aprile a Strasburgo per chiedere lo scioglimento della North Atlantic Treaty Organization, l’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico, l’ateneo meneghino si prepara ad ospitare un convegno internazionale per analizzare - ed ovviamente sostenere - l’odierno processo di riorganizzazione e di potenziamento degli strumenti militari della NATO.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“1949-2009: Sessant’anni di Alleanza Atlantica fra continuità e trasformazione” è il titolo dell’evento organizzato nei giorni 12 e 13 marzo 2009 nell’Aula Magna della Cattolica dal Dipartimento di Scienze politiche con l’adesione, tra gli altri, del Comitato Atlantico Italiano, del Centro Alti Studi per la Difesa, della Divisione Diplomazia Pubblica della NATO e del Comando Militare Esercito Lombardia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo quanto si legge nella brochure-invito, “il convegno, che si inquadra nel progetto di ricerca La NATO tra globalizzazione e perdita di centralità, finanziato sui fondi D.3.2 dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, si inserisce in una tradizione consolidata di studi sulla sicurezza internazionale condotti dal Dipartimento di Scienze politiche e di collaborazione con gli organismi della NATO”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Il convegno si apre con un’analisi storica sulle ragioni di lunga durata che giustificano la permanenza, l’evoluzione e la trasformazione dell’Alleanza Atlantica dopo la fine della Guerra Fredda”, spiegano gli organizzatori. “L’attualità e il futuro dell’Alleanza saranno esaminati considerando la solidità e l’importanza della NATO per Europa e Stati Uniti, le relazioni tra NATO ed UE, il problema della “NATO globale”, il rapporto con la Russia e l’allargamento ad altri Stati un tempo appartenenti all’URSS, la questione dei compiti, strettamente legata a quella della trasformazione delle forze militari, con riferimento anche alle missioni in corso ed alla possibile approvazione di un nuovo Concetto Strategico”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra i temi di dibattito spiccano inoltre quello della relazione tra la “NATO e le armi nucleari”, e quello relativo alle operazioni “fuori aerea”, un tempo limite inviolabile del Trattato Nord Atlantico, oggi elemento cardine (o “primario”, secondo la Cattolica del Sacro Cuore) dell’organizzazione militare. Non mancherà nel corso del convegno una riflessione sul ruolo dell’Italia, “che, oggi come ieri, vede nell’Alleanza Atlantica il pilastro della sua politica estera e di difesa e svolge nella NATO un ruolo di primo piano”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La lista dei relatori invitati dalla Cattolica di Milano è lunga e variegata. Il personaggio più atteso è certamente l’ammiraglio Giampaolo Di Paola, odierno Presidente del NATO Military Committee, carica ricoperta nella storia dell’alleanza solo da un altro ufficiale italiano (Guido Venturoni). Di Paola, già comandante della portaeromobili “Giuseppe Garibaldi” e sino a qualche mese fa Capo di Stato Maggiore della Difesa, ha pure ricoperto in passato il ruolo di Direttore Nazionale degli Armamenti e di Capo di gabinetto del ministro della Difesa (anni 1998-2001). Nel curriculum professionale dell’ammiraglio c’è pure un lungo incarico presso il Supreme Allied Command Atlantic (SACLANT), uno dei due comandi supremi della NATO, con sede a Norfolk, Virginia, a cui è attribuito tra l’altro il compito di “protezione della deterrenza nucleare marittima della NATO”. Al SACLANT, Giampaolo Di Paola ha lavorato nel settore della pianificazione a lungo termine della guerra sottomarina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al Convegno NATO della Cattolica parteciperanno poi altri rappresentanti di vertice delle forze armate italiane, come il generale Vincenzo Camporini, odierno Capo di Stato Maggiore della Difesa; l’ammiraglio Marcantonio Trevisani, già comandante in capo del Dipartimento militare marittimo dell’Adriatico e presidente del Centro Alti Studi per la Difesa; il generale Camillo De Milato, comandante dell’Esercito in Lombardia; il colonnello Matteo Paesano, capo ufficio storico dello Stato Maggiore Difesa. Tra gli interventi programmati c’è poi quello dell’ammiraglio (ritirato) Ferdinando Sanfelice di Monteforte, già rappresentante presso i Comitati Militari della NATO e dell’Unione Europea, ex ufficiale di coordinamento tra l’ambasciata italiana a Washington e il Comando SACLANT, poi vice comandante del Supreme Headquarters Allied Powers Europe (SHAPE), il Comando Supremo delle forze alleate in Europa, poi ancora Comandante delle e Forze Navali NATO per il Sud Europa ed oggi docente della Cattolica del Sacro Cuore. Altro (ex) militare – relatore, il generale Giuseppe Cucchi, già rappresentante italiano presso NATO, UEO e UE, ex direttore del Centro Militare di Studi Strategici, fino al 1999 consigliere militare del Presidente del Consiglio dei Ministri durante il primo governo Prodi e il primo governo D’Alema, dal novembre 2006 segretario generale del CESIS, poi direttore del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS). Cucchi ha ricoperto quest’ultimo incarico sino allo scorso anno ed è stato sostituito dall’ex capo della Polizia, Giovanni De Gennaro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiude l’elenco degli invitati in grigioverde il generale Carlo Cabigiosu, ex Comandante del Centro operativo interforze di Roma, poi vicecomandante del Corpo d’armata di Reazione Rapida della NATO con sede in Germania (con tale incarico ha partecipato nel 1996 all’Operazione Joint Endeavour in Bosnia-Erzegovina), poi Capo di Stato Maggiore del Comando regionale delle Forze Alleate del Sud Europa ed infine comandante della Forza NATO in Kosovo (KFOR) dal 16 ottobre 2000 al 6 aprile 2001.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A riprova di come negli ultimi anni accanto alla privatizzazione del sistema universitario italiano si è pure assistito ad una “militarizzazione” di corsi e programmi di studio, il convegno sulla trasformazione della NATO prevede la partecipazione di cattedratici provenienti da importanti università italiane ed europee: i professori ordinari Massimo De Leonardis (Storia delle relazioni e delle istituzioni internazionali, Cattolica di Milano); Carla Meneguzzi Rostagni (Storia dell’organizzazione internazionale, Università di Padova); Francesco Perfetti (Storia contemporanea, LUISS “Guido Carli”); Federico Romero (Storia delle Americhe, Università di Firenze); Anton Giulio De Robertis (Storia dei trattati e politica internazionale, Università di Bari, nonché vicepresidente del Comitato Atlantico Italiano); Leopoldo Nuti (Storia delle relazioni internazionali, Università “Roma Tre”); Luc De Vos (Storia militare e relazioni internazionali, Katholieke Universiteit, Leuven); Antonio Marquina Barrio (Sicurezza e cooperazione internazionale, Universidad Complutense, Madrid); Laurent Cesari (Storia contemporanea, Université d’Artois, Arras).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiudono la lista dei partecipanti, due politici di centrodestra, l’on. Enrico La Loggia (Forza Italia), ex ministro per gli Affari regionali, oggi vice presidente del Popolo della Libertà alla Camera dei Deputati e presidente del Comitato Atlantico italiano; e il sen. Sergio De Gregorio (Italiani nel Mondo/Forza Italia), ex Presidente della Commissione Difesa del Senato, attualmente capo della delegazione italiana all’Assemblea parlamentare della NATO.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Enrico La Loggia (che è pure docente di Contabilità dello Stato nella facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Palermo), è figlio di Giuseppe, ex presidente della Regione Sicilia e cognato del politico democristiano Attilio Ruffini, ministro della Difesa a fine anni ’70 quando la NATO avviò la proiezione dei dispositivi di guerra vero il cosiddetto “Fronte Sud” (nord Africa e Medio oriente) e maturarono i programmi di potenziamento della base USA di Sigonella e l’installazione dei missili nucleari Cruise a Comiso (Ragusa). De Gregorio, invece, è noto per aver sfiduciato nel gennaio 2008 l’esecutivo Prodi contribuendo alla fine della breve legislatura di centrosinistra, e per essere finito qualche mese più tardi nel registro degli indagati della Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Le indagini dei magistrati sono ancora in corso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A dovere di cronaca, quello del 12 e 13 marzo non è  l’unico convegno internazionale pro-NATO promosso ed organizzato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Nel maggio 2008, si è tenuta a Milano una due giorni di studi su “L’Italia, la NATO e le Peace Support Operations”, dedicata in buona parte alle missioni realizzate dal nostro paese in alcuni teatri di guerra (Libano, Somalia, Kosovo, Afghanistan, ecc.). Anche allora, buona parte delle relazioni fu affidata ai vertici vecchi e nuovi delle forze armate, “strumento centrale della politica estera italiana”, secondo i compiacenti organizzatori dell’evento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“L’Università Cattolica contribuisce allo sviluppo degli studi, della ricerca scientifica e alla preparazione dei giovani e adempie a tali compiti attraverso una educazione informata ai principi del cristianesimo, secondo una concezione della scienza posta al servizio della persona umana e della convivenza civile, conformemente ai principi della dottrina cattolica e in coerenza con la natura universale del cattolicesimo e con le sue alte e specifiche esigenze di libertà”, recita l’articolo 1 dello Statuto dell’ateneo milanese i cui fondatori hanno giurato fedeltà alla Chiesa e ai suoi insegnamenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il quinto dei dieci comandamenti divini impone di “non uccidere”. Encicliche bandiscono la guerra, le spese militari e l’utilizzo di strumenti di morte come l’arma nucleare. Profeti e santi hanno predicato la pace e la non violenza. Ma la storia della Chiesa è anche fatta di guerre “sante” e di crociate promosse da papi e cardinali. Il cuore della Cattolica batte certamente per queste ultime.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2760705183938039695-947576719358812038?l=stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/feeds/947576719358812038/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/02/universita-cattolica-di-milano-con-un.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/947576719358812038'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/947576719358812038'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/02/universita-cattolica-di-milano-con-un.html' title='Università Cattolica di Milano con un cuore tutto per la NATO'/><author><name>di emanuele davide scimone</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_DzybZet8Ls0/SSbwPfQ8_-I/AAAAAAAAAbc/up3wNztd5mw/S220/e.d.scimone+2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2760705183938039695.post-4027742748100469059</id><published>2009-02-22T10:23:00.000-08:00</published><updated>2009-02-25T10:24:56.224-08:00</updated><title type='text'>Lotta ai pirati, a marzo la NATO tornerà in Somalia</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;di &lt;i&gt;Antonio Mazzeo&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt; &lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;Torna la NATO nella acque del Corno d’Africa per fare la guerra ai pirati. Una flotta militare composta da sei unità di Canada, Danimarca, Germania, Norvegia, Olanda, Portogallo, Spagna e Stati Uniti d’America sarà trasferita in Somalia sin dal prossimo mese di marzo. La decisione è stata assunta durante il recente summit dei ministri della Difesa dei paesi membri dell’Alleanza Atlantica, tenutosi nella città di Cracovia (Polonia). &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;Una missione analoga era stata effettuata dal 24 ottobre al 12 dicembre 2008, ed aveva sancito l’ennesimo salto di qualità negli interventi di pronto intervento e in scala planetaria della NATO. “La decisione di partecipare alla missione anti-pirateria ha rappresentato un prezioso precedente per la nostra alleanza”, dichiarò enfaticamente il generale John Craddock, &lt;i&gt;Supreme Allied Commander Europe&lt;/i&gt;, a conclusione del primo dispiegamento navale. “Con poco tempo per pianificare, la NATO ha completato con successo la sua missione, dimostrando di poter rispondere, velocemente, in caso di crisi.&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;Non potevamo avere miglior esempio del valore della NATO in un momento di trasformazione globale della sicurezza”. Nella ridefinizione delle strutture e dei compiti dell’Alleanza militare, la lotta alla pirateria navale è stata assunta come uno degli obiettivi strategici prioritari, e flotte armate potrebbero essere schierate in altre regioni “sensibili” per la navigazione, come ad esempio il Golfo di Guinea. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;Alla task force NATO impegnata lo scorso autunno nel pattugliamento delle acque somale, aveva partecipato una unità da guerra italiana, il cacciatorpediniere &lt;i&gt;Durand de la Penne&lt;span style="font-style: normal;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt; Ed&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt; italiano era pure il comandante della flotta, l’ammiraglio Giovanni Gumiero, uno dei più strenui sostenitori della necessità di “una presenza internazionale strutturata e coordinata nel Golfo di Aden”, per stroncare dal nascere i possibili tentativi di sequestro di navi mercantili e petroliere. “In questa zona è necessario che si assicuri un pattugliamento continuo”, ha dichiarato Gumiero alla vigilia del summit di Cracovia. “&lt;span&gt;&lt;span&gt;Un’attività di vigilanza permanente è l’unico modo per ottenere un vero effetto di deterrenza&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;. Importante, a questo fine, è la presenza di elicotteri imbarcati a bordo delle unità navali”. &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;A differenza di quanto accaduto lo scorso dicembre, quando la forza navale NATO è stata sostituita da una flotta attivata dall’Unione Europea (EU NAVFOR), non ci sarà nessun passaggio di consegne e le nuove unità di guerra si affiancheranno a quelle battenti bandiera UE. Una ulteriore conferma del sincretismo ideologico ed operativo delle due istituzioni che in aprile festeggeranno congiuntamente nella sede del parlamento europeo di Strasburgo, il sessantesimo anniversario della costituzione del’Alleanza Atlantica. In verità si tratta di una partnership in cui l’Europa mantiene una posizione del tutto subalterna a Washington. Nella lotta ai pirati nel Golfo di Aden, nel Mar Rosso e nell’Oceano Indiano, l’UE e la stessa NATO si trovano ad operare sotto il “coordinamento” della Combined Task Force (CTF) 151, una forza navale “multinazionale” attivata dal Comando della V Flotta USA che ha sede in Bahrein. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;Della CTF-151 fa pure parte la nave munizioni &lt;i&gt;USS Lewis and Clark &lt;/i&gt;del &lt;span&gt; &lt;/span&gt;Military Sealift Command, trasformata in una vera e propria piccola Guantanamo galleggiante per la detenzione dei sospettati di atti di pirateria. Nelle angustie celle ricavate nelle stive della &lt;i&gt;Lewis and Clark&lt;/i&gt; sono detenuti attualmente una ventina di somali che potrebbero essere presto deportati in Kenya. Un memorandum sottoscritto a gennaio dal Dipartimento di Stato con le autorità keniane, prevede che le persone catturate siano processate nel paese africano. Ma al vaglio dell’amministrazione USA ci sarebbero però altre opzioni. Secondo quanto dichiarato dal portavoce del Pentagono, Bryan Whitman, “il Kenya non è l’unico paese dove i processi potrebbero aver luogo. C’è pure la possibilità degli Stati a cui appartengono le vittime di questi attacchi”. Alle aberranti triangolazioni di prigionieri concorrono anche le marine militari dei paesi partecipanti alla grande crociata contro la pirateria internazionale. &lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;Il pattugliamento delle acque del Golfo di Aden non è l’unica attività NATO in Corno d’Africa. A partire del giugno 2007, l’alleanza militare cura il trasferimento di personale, armi ed equipaggiamenti della fallimentare missione di “peacekeeping” dell’Unione Africana in Somalia (AMISOM). In un primo tempo le operazioni di assistenza erano state autorizzate sino al 21 agosto 2007. Il North Atlantic Council ha poi prorogato di sei mesi in sei mesi l’impegno pro-AMISOM, e ancora oggi è operativo un ponte aereo NATO tra il Burundi e Mogadiscio. Bruxelles ha pure messo a disposizione dell’Unità di pianificazione e gestione strategica (SPMU) dell’Unione Africana alcuni “consiglieri militari” per coordinare le operazioni aeree in Somalia ed altre attività logistiche. La loro missione non si concluderà prima del luglio 2009.&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; color: black; font-family: Arial;"&gt;Anche l’Italia non farà mancare il proprio appoggio alle operazioni alleate. Il 4 febbraio 2009, il pattugliatore d’altura &lt;i&gt;Comandante Bettica&lt;/i&gt; è partito dalla Sicilia per una missione di due mesi nelle acque del Mar Rosso e del Golfo Persico. “Si tratta di un’attività che è tesa a rafforzare la cooperazione con le Marine dei paesi visitati, svolgere attività di presenza e sorveglianza marittima nelle aree di interesse, quale il Corno d’Africa, a tutela della marittimità nazionale, sostenere l’industria nazionale della difesa e concorrere a rendere visibile l’attività diplomatica all’estero del Paese”, si legge nella nota emessa dalla Marina Militare. L’unità appartiene al &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;COMFORPAT, il &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;Comando delle Forze da Pattugliamento per la Sorveglianza e la Difesa Costiera di Augusta (Siracusa), e dispone di un equipaggio di 78 uomini, di un elicottero per la lotta antinavale ed antisommergibile AgustaWestland Bell AB-212, e di sofisticati sistemi di puntamento (un cannone Oto Melara da 76/62 millimetri e due mitragliatrici OtoBreda-Oerlikon KBA). &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;Il &lt;i&gt;Comandante Bettica&lt;/i&gt; raggiungerà le acque somale solo a fine mese. Sino al 26 febbraio, infatti, il pattugliatore farà da testimonial del complesso militare industriale italiano &lt;span style="color: black;"&gt;al salone internazionale della difesa &lt;i&gt;IDEX 2009&lt;span style="font-style: normal;"&gt;, in&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt; corso ad Abu Dhabi, Emirati Arabi Uniti.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2760705183938039695-4027742748100469059?l=stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/feeds/4027742748100469059/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/02/lotta-ai-pirati-marzo-la-nato-tornera.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/4027742748100469059'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/4027742748100469059'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/02/lotta-ai-pirati-marzo-la-nato-tornera.html' title='Lotta ai pirati, a marzo la NATO tornerà in Somalia'/><author><name>di emanuele davide scimone</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_DzybZet8Ls0/SSbwPfQ8_-I/AAAAAAAAAbc/up3wNztd5mw/S220/e.d.scimone+2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2760705183938039695.post-5558910324961431171</id><published>2009-02-20T10:25:00.000-08:00</published><updated>2009-02-25T10:26:29.249-08:00</updated><title type='text'>Premiato Consorzio Team MUOS Niscemi</title><content type='html'>&lt;span style="font-size: 16pt; font-family: Arial;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;di &lt;i&gt;Antonio Mazzeo&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: 16pt; font-family: Arial;"&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt; &lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt; &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;Tre miliardi di dollari che alla fine potrebbero diventare sei. È quanto costerà il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari MUOS (Mobile User Objective System), che la Marina Militare degli Stati Uniti d’America prevede di realizzare entro la fine del 2012. È un programma ambiziosissimo, elemento chiave delle future strategie di guerra nello spazio e in ogni angolo del pianeta. Il MUOS assicurerà il trasferimento d’informazioni e dati ad una velocità mai raggiunta nella storia delle telecomunicazioni e consentirà alle forze armate statunitensi di rafforzare ulteriormente la propria superiorità militare. Perlomeno sulla carta, visto che tutta una serie d’imprevisti progettuali e tecnici ne stanno ritardo l’entrata in funzione. Intanto però il MUOS si è convertito in uno dei più lucrosi affari per i colossi dell’industria militare: la Lockheed Martin e la Boeing, che si occupano della costruzione e messa in orbita dei satelliti; la General Dynamics, che sta realizzando i quattro terminal terrestri; la Harris Corporation, che invece fornirà le potentissime antenne ad altissima frequenza (UHF), la cui incompatibilità con l’uomo e l’ambiente è cosa ormai accertata. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;Un business ad esclusivo appannaggio del made in USA, mentre i due paesi stranieri che hanno avuto l’ardire di ospitare le stazioni terrestri del sofisticato sistema satellitare (Australia e Italia) dovranno accontentarsi di qualche spicciolo (e delle radiazioni elettromagnetiche…). Per installare il terminal a Niscemi, in provincia di Caltanissetta, il Pentagono ha riservato un budget di “appena” 13 milioni di dollari. Nonostante l’inesistenza d’informazioni del governo Berlusconi e delle autorità statunitensi attorno all’infausto progetto militare, è possibile conoscere l’identità delle uniche imprese italiane chiamate ai lavori di esecuzione. Queste hanno scelto di darsi un nome non certo originale ma che perlomeno esplicita le finalità della loro azione: “Consorzio Team MUOS Niscemi”. Dal maggio 2008 curano presso la stazione di telecomunicazioni NRTF dell’US Navy di contrada Ulmo, la “realizzazione di un’infrastruttura preparatoria all’installazione di 3 antenne satellitari, comprensiva di opere di fondazioni e basamenti speciali, impianti idrici, elettrici, fognari e antincendio”, nonché i lavori di “prevenzione per l’erosione superficiale e il drenaggio”. Quando i lavori saranno completati, Niscemi ospiterà antenne circolari e torri radio che collegheranno i Centri di Comando e Controllo delle forze armate USA, i centri logistici e gli oltre 18.000 terminali militari radio esistenti, con i gruppi operativi in combattimento, i cacciabombardieri in volo e gli aerei senza pilota che opereranno dalla vicina base di Sigonella. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;La sede del Consorzio Team MUOS Niscemi ci porta lontano, nella città di Arcugnano, provincia di Vicenza. L’indirizzo, viale dell’Industria 2, è lo stesso della Gemmo S.p.A., società leader nell’installazione elettrica e nella progettazione e costruzione d’impianti civili, porti, aeroporti, strade, autostrade e tunnel. Anche al numero telefonico del “Team MUOS” rispondono a nome della Gemmo: “Sì, la nostra società fa parte del consorzio per i lavori a Niscemi, ma si tratta di una piccola commessa”. Va comunque bene lo stesso, non fosse altro che con l’appalto per il terminal terrestre, la Gemmo rafforza il proprio ruolo tra i contractor delle forze armate USA in Sicilia. Con un altro consorzio, il “Team Bos Sigonella”, la società di Arcugnano cura per conto dell’US Navy “l’esecuzione, la supervisione, il trasporto di armamenti, materiali ed attrezzature necessarie ai servizi operativi e di supporto”, la “gestione ed amministrazione dei servizi ambientali” e il “controllo delle sostanze nocive, la raccolta e il riciclaggio dei rifiuti” delle basi militari di Sigonella, Augusta, Niscemi e Pachino (Ragusa). Si tratta complessivamente una commessa di 16 milioni di dollari, che potrebbero &lt;span style="color: black;"&gt;diventare 96 se il Comando d’Ingegneria Navale della marina militare statunitense decidesse di prorogarne la durata sino al 2013. Partner della Gemmo S.p.A. nel Team Bos Sigonella, sono la Del-Jec Inc. (potente corporation statunitense operativa nel settore missilistico e nucleare) e la La.Ra. Srl., una piccola impresa di Motta Sant’Anastasia (Catania). &lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; color: black; font-family: Arial;"&gt;Siciliana è anche la socia d Gemmo nel Consorzio per il MUOS di Niscemi, la &lt;span style="color: windowtext;"&gt;LAGECO&lt;/span&gt;&lt;span style="color: windowtext;"&gt; (Lavori Generali Costruzioni) di Catania. Il suo campo di attività spazia dalle costruzioni edili e stradali, alla realizzazione d’impianti elettrici, idrico-sanitari e di riscaldamento, alla bonifica di siti contaminati. Anche in questo caso si tratta di una piccola impresa a gestione quasi familiare: titolare è la ragioniera Adriana Parisi, direttore tecnico il signor Giuseppe Leonardi. Piccola solo nelle dimensioni; il fatturato della LAGECO è infatti a parecchi zeri e viene quasi tutto da lavori effettuati per conto di vari organismi del Dipartimento della Difesa USA. Sei milioni, 315 mila e 470 dollari il valore delle commesse nel solo periodo 2000-2007. “Per scelta aziendale – recita la brochure illustrativa dell’azienda catanese – abbiamo deciso di rivolgere in special modo i nostri servizi verso la Aeronautica Militare Italiana e la US Navy (Marina Militare degli Stati Uniti d'America), di stanza a Sigonella e presso diverse altre basi militari dislocate sul territorio siciliano. Per tali organismi abbiamo realizzato, negli anni, una molteplicità di lavori relativi ai campi della ingegneria civile, meccanica ed elettrica”. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;Nella principale stazione aeronavale statunitense nel Mediterraneo, la LAGECO ha costruito un piazzale in conglomerato cementizio presso l’area di sosta e transito dei velivoli aerei e pavimentato strade e piste di volo. Sempre a Sigonella, l’azienda ha eseguito lavori d’impermeabilizzazione ed isolamento termico in vari edifici e magazzini ed opere di arredo urbano e verde pubblico. La LAGECO è poi una delle pochissime imprese italiane che ha operato all’estero per conto del Pentagono. Nel biennio 2002-2003, ad esempio, il Naval Facilities Engineering Command dell’US Navy ha affidato all’azienda la realizzazione di alcuni impianti elettrici nella base aeronavale di Rota-Cadice in Spagna&lt;span style="color: black;"&gt;. Sempre per conto della Marina militare statunitense la LAGECO ha recintato &lt;/span&gt;tutto il perimetro del Centro di trasmissione di Niscemi, oggi utilizzato per il collegamento in bassa frequenza con i sottomarini nucleari operanti nell’Oceano Atlantico, nel Mediterraneo e nel Golfo Persico. L’azienda catanese ha pure curato la manutenzione degli impianti di condizionamento, antincendio e di potabilizzazione della base USA di contrada Ulmo, eseguendo finanche misteriosi “lavori di bonifica ambientale del terreno contaminato a causa di un versamento di gasolio sullo stesso”. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;La stazione USA di Niscemi inquina dunque, indipendentemente dalle onde elettromagnetiche dei sui impianti di trasmissione e di quelle che saranno generate dal terminal terrestre del sistema MUOS. Ciononostante gli &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;amministratori locali hanno tenuto in scarsa considerazione in tutti questi anni l’impatto sul territorio e la salute dei cittadini degli impianti dell’infrastruttura militare. Solo in termini di consumi di gasolio (e in conseguenza di dispersione nell’ambiente di additivi chimici, fumi, ecc.), la base di Niscemi vanta parametri record. Stando ai dati forniti dal Pentagono, nel periodo compreso tra il 2003 e il 2005, il sito di trasmissione è stato rifornito di 2.100.000 litri di gasolio (tipologia DF2), pari ad un consumo di 700.000 litri l’anno. Negli stessi anni, il potente impianto di generazione elettrica per i sistemi radar di Napoli-Capodichino, ha richiesto appena 550.000 litri di gasolio DF2, mentre la stazione USA-NATO dell’isola di Tavolara, in Sardegna, anch’essa utilizzata per le comunicazioni LF con i sottomarini, ha divorato 300.000 litri, quantità sette volte inferiore a quella di Niscemi. Quanti di quei litri di carburante saranno finiti nelle falde acquifere del comune siciliano? &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt; &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2760705183938039695-5558910324961431171?l=stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/feeds/5558910324961431171/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/02/premiato-consorzio-team-muos-niscemi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/5558910324961431171'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/5558910324961431171'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/02/premiato-consorzio-team-muos-niscemi.html' title='Premiato Consorzio Team MUOS Niscemi'/><author><name>di emanuele davide scimone</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_DzybZet8Ls0/SSbwPfQ8_-I/AAAAAAAAAbc/up3wNztd5mw/S220/e.d.scimone+2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2760705183938039695.post-1195756378731737933</id><published>2009-02-16T10:27:00.000-08:00</published><updated>2009-02-25T10:27:59.875-08:00</updated><title type='text'>I siciliani si mobilitano contro l’ecomostro di Niscemi</title><content type='html'>&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;di &lt;i&gt;Antonio Mazzeo&lt;/i&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt; &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt; &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt; &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;Nonostante quanto affermi il ministro della difesa La Russa, non sono pochi coloro che in Sicilia si oppongono alla dilagante militarizzazione del territorio. Accanto ai coordinamenti “no-war” che dal tempo dei missili nucleari a Comiso denunciano la trasformazione dell’isola in una portaerei per le operazioni di guerra USA e NATO, ci sono ambientalisti, comitati spontanei di cittadini, organizzazioni sindacali di base, testate giornalistiche ed emittenti radio, ed adesso, timidamente, persino alcune amministrazioni locali. I gravissimi impatti socio-ambientali di alcune delle maggiori installazioni, la base aeronavale di Sigonella e la stazione d’intelligence di Niscemi in testa, hanno contribuito a dar vita a nuove campagne di mobilitazione e di lotta. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;Un importante momento di confronto fra le differenti anime del movimento contro le basi è previsto per giovedì 19 febbraio a Caltagirone, città a metà strada tra Sigonella &lt;span&gt; &lt;/span&gt;- dove sta per essere installato &lt;span&gt;il sistema di sorveglianza terreste AGS della NATO, più una decina di aerei senza pilota USA Global Hawks - e Niscemi, che ospiterà &lt;/span&gt;la stazione di controllo terrestre del sistema satellitare MUOS (Mobile User Objective System), elemento chiave dei nuovi programmi di guerre stellari. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;I pericoli della militarizzazione&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt; sarà il tema centrale del dibattito organizzato, tra gli altri, da Attac, Cobas, &lt;span&gt;Patto permanente contro la guerra, Rifondazione Comunista. “L’ampliamento di Sigonella comporta la cementificazione di fertili terreni agricoli, mentre vincoli ambientali ed archeologici vengono eliminati nei paesi limitrofi per meglio servire le esigenze strategiche della Marina USA”, denuncia Alfonso Di Stefano della Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella. “Ancora più pericolosi gli effetti del MUOS&lt;/span&gt;, un sofisticato sistema di comunicazione che integrerà comandi, centri d’intelligence, radar, cacciabombardieri, missili da crociera, velivoli senza pilota, ecc.. &lt;span&gt;Questo micidiale sistema è basato su onde elettromagnetiche ad altissima frequenza e l’estrema vicinanza ai centri abitati di Niscemi e Caltagirone avrebbe dovuto destare maggiori preoccupazioni fra gli amministratori locali prima d’assecondare le priorità militari a scapito della verifica d’impatto ambientale e della minaccia alla salute dei concittadini”. Gli studi sulle possibili conseguenze delle emissioni elettromagnetiche del MUOS hanno talmente impressionato i Comandi USA da convincerli a trasferire la stazione terrestre da Sigonella a Niscemi, per allontanarla dalle piste di volo in cui decollano e atterrano i cacciabombardieri e, soprattutto, dai numerosi depositi di munizioni ed armi presenti nella base aeronavale.&lt;/span&gt; Due società statunitensi, Agi e Maxim Systems, appositamente contattate dalla US Navy, hanno infatti accertato che le emissioni elettromagnetiche possono innescare la detonazione degli ordigni.&lt;span&gt;&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;“Il sistema MUOS opera nel &lt;i&gt;range&lt;/i&gt; delle ultra alte frequenze (300 MHz-3GHz) e delle alte frequenze (1-10 MHz)”, spiega Simona Carrubba, ricercatrice presso l’Health Sciences Center di Shreveport, Louisiana. “Possibili rischi per la salute della popolazione? Nessuno al di fuori del settore militare ha accesso a queste tecnologie e non credo che siano state fatte ricerche per verificare eventuali possibili effetti sulla salute. Tuttavia la questione può essere facilmente assimilata al problema delle onde elettromagnetiche (OEM) generate dai telefoni cellulari che operano a 900 Mhz-2 GHz, praticamente lo stesso &lt;i&gt;range&lt;/i&gt; del sistema MUOS. È assolutamente certo che queste radiazioni interagiscano con i sistemi biologici tramite un meccanismo riconosciuto da tutti gli scienziati e che consiste nel deposito di energia nei tessuti col risultato di un aumento della temperatura. Si pensi poi a quanto descritto dalla Commissione Internazionale di Scienziati per la Sicurezza ElettroMagnetica (ICEMS), riunitasi nel 2006 a Benevento. L’esposizione a specifici campi EM a bassa frequenza può aumentare il rischio di cancro nei bambini ed indurre altri problemi di salute sia nei bambini che negli adulti”. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;“Sul potenziale danno biologico del MUOS c’è poco da dubitare”, afferma Corrado Penna, docente di fisica ed animatore del blog &lt;i&gt;Lascienzamarcia&lt;/i&gt;. “&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;A Niscemi si sta mettendo insieme un sistema integrato di comunicazioni con frequenze elevatissime e fotoni molto energetici, del tutto simile a quanto accade nei forni a microonde. Frequenze intorno ai 2,5 GHz provocano il surriscaldamento fino a “cuocere” i tessuti. Le cellule muoiono per ipertermia o degenerano trasformandosi in neoplasie tumorali. Le microonde sono caratterizzate da una pericolosità latente, intrinseca alle caratteristiche fisiche del tipo di emissione elettromagnetica”. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;Numerosi ricercatori hanno&lt;span style="color: black;"&gt; documentato, nel caso di elevate e prolungate esposizioni ai campi elettromagnetici, l’insorgenza di gravi lesioni agli organi più sensibili all’ipertermia, come il cristallino dell’occhio e i testicoli. Sono stati osservati, inoltre, effetti delle microonde su mutazioni nelle cellule, sia somatiche sia germinali, così come effetti sulle funzioni del sistema nervoso centrale e di quello cardiovascolare. Associazioni di veterani dell’US Navy denunciano come siano frequenti i casi &lt;/span&gt;di leucemie, linfomi e altri tipi di tumori&lt;span style="color: black;"&gt; tra i militari che sono rimasti esposti per lunghi periodi alle frequenze HF e UHF dei sistemi radar e di telecomunicazione&lt;/span&gt;. Nel 2001, l’allora ministro alla difesa tedesco, &lt;span&gt;Rudolf Scharping, ha reso pubblici i risultati di una ricerca effettuata su un campione di 900 addetti ai più comuni sistemi radar militari, analoghi a quelli utilizzati in altri paesi NATO. Ventiquattro militari erano già morti di cancro (leucemia, tumori cerebrali, polmonari e ai nodi linfatici), mentre altri 45 risultavano gravemente malati.&lt;/span&gt; &lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;In Italia, il caso più emblematico è quello relativo ai radar di grandissima potenza installati in Sardegna nel poligono missilistico di Salto di Quirra-Perdasdefogu. Una campagna di misurazioni  effettuata nel maggio 2007 da alcuni scienziati sardi (il fisico Massimo Coraddu, l’ingegnere Basilio Littarru e il biologo Andrea Tosciri) ha rilevato emissioni elettromagnetiche al di sopra dei limiti di legge in un’area geografica dove imperversa la cosiddetta “sindrome di Quirra”: 17 casi di cancro tra i militari che hanno prestato servizio nel poligono, 20 abitanti dell’omonima frazione di Quirra colpiti da linfomi, 14 bambini nati con gravi malformazioni nel vicino paese di &lt;span&gt;Escalaplano&lt;/span&gt;, ecc.. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;Gli studi sugli effetti associati all’esposizione umana ai campi di radiofrequenza nell’installazione militare di Wahiana Coast, una stazione di telecomunicazioni dell’US Navy identica a quella oggi esistente a Niscemi, hanno evidenziato ben 12 casi di leucemia tra i bambini nel periodo 1979-1990. Sette di questi casi sono stati definiti “inusuali in termini di sesso, età e tipo di leucemia”. I rischi di esposizione sono stati definiti “altissimi per i bambini residenti in un raggio di 2,8 miglia intorno ai trasmettitori”.&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;E in Sicilia? Si è dovuto attendere l’ottobre 2008 perché il governo regionale si attivasse per svolgere una prima indagine di tipo ambientale sulla base di Niscemi. A seguito delle rivelazioni stampa sul rischio elettromagnetico del MUOS, l’assessore al turismo e ambiente, Giuseppe Sorbello, ha sollecitato il Consiglio siciliano per la protezione del patrimonio naturale (CRPPN) a fornire “chiarimenti e un supplemento di istruttoria” in relazione al progetto della stazione satellitare. Due mesi più tardi, è stato organizzato un incontro a cui hanno partecipato i tecnici dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente (ARPA), i responsabili del Comune di Niscemi e alcuni militari delle basi USA di Sigonella e Napoli. “In quella sede, l’ARPA ha richiesto i dati di monitoraggio interno alla stazione di telecomunicazione che i militari statunitensi devono fare per legge ma che non erano mai stati comunicati alle autorità civili locali e della regione”, racconta Luca De Caro, giovane consigliere comunale di Caltagirone. “Il Comando USA ha ovviamente affermato che i valori delle emissioni sono entro i limiti. L’ARPA, che ha collocato da metà dicembre, attorno alla base e in prossimità delle abitazioni adiacenti, quattro centraline mobili per il rilevamento dei campi elettromagnetici, avrebbe riscontrato invece qualcosa di diverso. D&lt;span style="color: black;"&gt;urante le prime analisi, due delle quattro centraline avrebbero fornito dati “al limite della soglia”. Ciò avrebbe convinto l’ARPA a mantenere in funzione queste due colonnine per continuare il monitoraggio.&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;/span&gt;Il problema è che tale monitoraggio non riguarda il sistema MUOS che sarà operativo solo nel 2010, ma solo le emissioni dei sistemi di telecomunicazione oggi presenti. Dal 1991, data d’installazione dell’impianto, nessun organo civile aveva sentito il dovere di monitorare le emissioni elettromagnetiche delle oltre 40 antenne della stazione USA che sorge a meno di due chilometri dall’abitato di Niscemi. Per quanto accaduto in questi 18 anni, l’ARPA sarà costretta a prendere per buone le rassicurazioni dei militari”.&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;I fondati timori della popolazione hanno spinto il sindaco di Niscemi, Giovanni Di Martino&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt; (Pd), a prendere posizione contro l’impianto militare. In una lettera aperta al ministro della difesa, Di Martino ha chiesto la “sospensione dell’iter istruttorio per il rilascio dell’autorizzazione per l’inizio dei lavori, fino a quando non avremo certezze sui rischi per la salute degli abitanti”. “Chiedo, inoltre, la possibilità di entrare all’interno del sito per verificare di persona che il sistema non è in fase di costruzione. E che vi sia una forma di risarcimento per la penalizzazione che il comune di Niscemi ha avuto in seguito all’installazione della base”, conclude il sindaco nella sua missiva.&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;Le tardive dichiarazioni del primo cittadino non hanno tuttavia soddisfatto il “&lt;span style="color: black;"&gt;Comitato per la verità e la giustizia sociale - Uniti per Niscemi”, attore locale della campagna contro la stazione militare. “&lt;/span&gt;Le carte in possesso dell’Assessorato Regionale rilevano che l’Amministrazione comunale era da tempo a conoscenza del progetto MUOS, al punto di aver rilasciato il nulla osta alla valutazione di incidenza ambientale”, dichiara il suo portavoce, &lt;span style="color: black;"&gt;Giovanni Panebianco. Il Comitato esprime poi forte preoccupazione per le modalità di gestione ambientale interne alla stazione di telecomunicazione, tema che non ha mai preoccupato gli amministratori locali. “&lt;/span&gt;Qual è il numero di serbatoi di stoccaggio gasolio ed altri &lt;i&gt;chemicals&lt;/i&gt; in dotazione alla base?”, chiede Panebianco. “Come è gestito lo smaltimento delle enormi quantità di olio dielettrico per i trasformatori, che come noto, durante il funzionamento si arricchisce del famigerato e cancerogeno PCB? E lo smaltimento di oli lubrificanti esausti, di batterie al piombo, di filtri, ecc.? Quanta acqua prelevano dalle falde acquifere sotterranee, sottraendola, di fatto, ai niscemesi? Dove scaricano le acque reflue prodotte dall’insediamento?”. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;La stazione di Niscemi inquina ma con l’arrivo del MUOS, essa assumerà pienamente le sembianze di un grande Ecomostro. Come evidenziato dal capogruppo del Pd al consiglio provinciale di Caltanissetta, Alfonso Cirrone Cipolla, la nuova stazione terrestre sarà installata all’interno di una Riserva Naturale Orientata istituita nel luglio 1997. “Essa rappresenta assieme al Bosco di Santo Pietro (Caltagirone), il residuo di quella che un tempo era la più grande sughereta della Sicilia centro-meridionale”, aggiunge Cirrone Cipolla. “Nella riserva che si estende per quasi 3.000 ettari è stato realizzato un complesso di sentieri didattici e aree pubbliche, denominato “Aula verde”, in cui si recano scolaresche da altre parti della Sicilia”.&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;Dell’assalto militare ad uno dei siti siciliani d’importanza comunitaria (SIC) si è occupata pure la Commissione dell’Unione Europea. Rispondendo all’europarlamentare Giusto Catania (Prc), che aveva richiesto di “verificare l’osservanza delle prescrizioni della Raccomandazione 1999/519/CE del Consiglio, del 12 luglio 1999, relativa alla limitazione dell’esposizione ai campi elettromagnetici”, il Commissario &lt;span&gt;Androulla Vassiliou ha ricordato che “spetta alle autorità nazionali degli Stati membri tutelare la popolazione contro gli effetti potenziali sulla salute dei campi elettromagnetici”. “Per quanto concerne l’incidenza del sistema di trasmissione all’interno del SIC &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;“Sughereta di Niscemi” – ha aggiunto il rappresentante della Commissione UE -&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;si applicano le disposizioni dell’articolo 6 della direttiva sugli habitat che prevede che i progetti che rischiano di avere un impatto significativo sui siti Natura 2000 siano sottoposti ad una procedura di valutazione. I sistemi di telecomunicazione e antenne non sono disciplinati dalle disposizioni della direttiva 85/337/CEE sulla valutazione dell’impatto ambientale. Tuttavia, le autorità nazionali possono decidere di sottoporre alla procedura VIA altri progetti…”. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;Suggerimenti che i governanti italiani avrebbero fatto bene a prendere sul serio, invece di autorizzare rapidamente e segretamente tutti i capricci di guerra dell’amministrazione USA. Paradossalmente, è Washington a tentare di raffreddare le polemiche che divampano in Sicilia contro il nuovo programma satellitare. In un’intervista all’agenzia Apcom del &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;31 gennaio scorso, Paul Quintal, funzionario dell’ODC (Office of Defese Corporation), l’ufficio per la collaborazione in materia di difesa dell’ambasciata USA di Roma, ha dichiarato che “il sistema radar MUOS è stato approvato dal Ministero della difesa italiano, ma deve essere ancora deciso, definitivamente, dove realizzarlo”. “Quando verrà istallato – ha aggiunto Quintal - verranno effettuati dei test insieme ad esperti di telecomunicazioni americani e italiani per assicurarsi del corretto rispetto degli standard di sicurezza prima dell’entrata in funzione”. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;Il Comitato per la verità e la giustizia di Niscemi non crede però al rappresentante USA: “È completamente falso affermare che non si è ancora deciso. &lt;span&gt;Chiunque può facilmente constatare che nelle ore notturne la zona è interessata da tremori e rumori provenienti dal sottosuolo, segno tangibile di attività di scavo all’interno della base”. In realtà, per ammissione diretta del Comando US Navy della Stazione di Niscemi, l’avvio dei lavori per il MUOS risalirebbe al 19 febbraio 2008. Presidente del Consiglio era al tempo Romano Prodi. &lt;/span&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2760705183938039695-1195756378731737933?l=stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/feeds/1195756378731737933/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/02/i-siciliani-si-mobilitano-contro.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/1195756378731737933'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/1195756378731737933'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/02/i-siciliani-si-mobilitano-contro.html' title='I siciliani si mobilitano contro l’ecomostro di Niscemi'/><author><name>di emanuele davide scimone</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_DzybZet8Ls0/SSbwPfQ8_-I/AAAAAAAAAbc/up3wNztd5mw/S220/e.d.scimone+2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2760705183938039695.post-2780535281528918723</id><published>2009-02-09T10:30:00.000-08:00</published><updated>2009-02-25T10:31:35.666-08:00</updated><title type='text'>Carcere galleggiante USA per i pirati del Corno d’Africa</title><content type='html'>&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;di Antonio Mazzeo&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt; &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt; &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt; &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;Una piccola Guantanamo in navigazione nel Golfo di Aden dove imprigionare i cittadini somali sospettati di atti di pirateria. È l’aberrazione giuridica creata dalla Marina militare USA impegnata nella caccia ai sequestratori di petroliere e mercantili nelle acque del Corno d’Africa. L’unità navale &lt;i&gt;USNS Lewis and Clark&lt;/i&gt;, normalmente utilizzata per il trasporto di equipaggiamenti e come deposito munizioni, è stata trasformata in un supercarcere dove detenere “in via temporanea” coloro che saranno catturati perché sospettati di prendere parte ad atti di pirateria nelle acque somale. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;Per svolgere questa nuova missione che riproduce le famigerate “extraordinary renditions” della Cia e del Dipartimento della Difesa post 11 settembre, nella nave militare sono state realizzate alcune celle per “ospitare” sino a 26 presunti pirati. Secondo quanto dichiarato dal Comando della V Flotta USA di stanza in Bahrein, l’equipaggio della &lt;i&gt;Lewis and Clark&lt;/i&gt; è stato ridotto da 158 a 118 marinai, e “nella parte della nave trasformata in area di detenzione, sono state deposte stuoie e coperte e sono state accantonate grandi quantità di cibo come riso e fagioli”. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;Le premesse di una carcerazione ben al di là dell’umana sopportazione ci sono tutte. Ma la Marina USA tranquillizza: i detenuti non permarranno a lungo nella prigione galleggiante. In base ad un accordo il cui contenuto è “top secret”, sottoscritto a fine gennaio dal Dipartimento di Stato USA e il governo di Nairobi, i prigionieri verranno trasferiti in alcuni centri di detenzione del Kenya in attesa di essere giudicati da un tribunale nazionale. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;Analoghi accordi di deportazione di cittadini sospettati di pirateria o terrorismo internazionale starebbero per essere firmati da Washington con Tanzania e Gibuti. Anche i Paesi dell’Unione europea starebbero ricorrendo alla formula delle Guantanamo flottanti e della consegna dei prigionieri somali a paesi terzi. Secondo quanto rivelato dal portavoce del Pentagono, Bryan Whitman, la Gran Bretagna avrebbe già sottoscritto con il Kenya un accordo analogo a quello firmato dagli Stati Uniti. La ministra della difesa spagnola, Carme Chacòn, nel confermare i contatti dell’Unione europea con alcuni paesi del continente africano per ottenere l’autorizzazione a trasferire in loco le persone catturate, ha dichiarato che il suo ministero sta valutando la possibilità d’imbarcare poliziotti di paesi africani sulle navi da guerra spagnole che pattugliano le coste somale. Madrid guiderà dal prossimo mese di maggio la task force navale Ue anti-pirateria. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;La &lt;i&gt;Lewis&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt; and Clark&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt; è giunta nelle acque mediorientali da quasi un anno e attualmente fa parte della “Combined Task Force 151”, la forza multinazionale a guida USA che conduce le operazioni di pattugliamento in un’area estesissima comprendente il Golfo di Aden, il Mar Rosso, l’Oceano Indiano e il Mare Arabico. Varata nel 2006, l’unità pesa 41.000 tonnellate ed è lunga 210 metri, ed è stata realizzata nell’ambito del “T-AKE Program” del Military Sealift Command, un programma dal costo di 4 miliardi di dollari che ha dotate l’US Navy di navi di supporto per i pronti interventi in qualsiasi scacchiere di guerra. La nuova Guantanamo mobile manterrà tuttavia inalterato il suo assetto di nave da combattimento, grazie ai due elicotteri SH-60 Seahawk ospitati. Il Seahawk è un velivolo utilizzato nella guerra anti-sottomarini e anti-nave ed è armato con missili AGM-114 Hellfire e siluri Mk 46, MK 50 ed MK 54. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: Arial;"&gt;Di navi galleggianti USA in giro per il mondo destinate alla detenzione illegale di cittadini stranieri sospettati di terrorismo, se n’era parlato in passato come variante del sistema creato dall’amministrazione Bush per la deportazione dei prigionieri delle guerre in Afghanistan ed Iraq. Lo scorso anno, il quotidiano inglese &lt;i&gt;The Guardian&lt;/i&gt; aveva pubblicato gli stralci di un rapporto dell’organizzazione non governativa “Reprieve”, impegnata nella difesa dei diritti umani. &lt;span style="color: black;"&gt;Secondo il rapporto, ben 17 navi militari - prigione sarebbero state usate dal governo americano a partire dal 2001 per “detenere, interrogare, con metodi vicini alla tortura, e trasferire da un paese all’altro i prigionieri catturati”. Reprieve avrebbe pure documentato 200 casi di trasferimenti in prigioni segrete dislocate in paesi noti per violare sistematicamente i diritti umani; le “renditions” si sarebbero verificate tutte a partire dal 2006, anno in cui il presidente &lt;strong&gt;&lt;span style="font-weight: normal; font-family: Arial;"&gt;George W. Bush&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; aveva assicurato la fine di operazioni simili.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; color: black; font-family: Arial;"&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;“Hanno scelto le navi per tenere le loro malefatte lontano dagli occhi dei media e degli avvocati delle associazioni umanitarie”, dichiarava a &lt;i&gt;The Guardian&lt;/i&gt; l’avvocato &lt;strong&gt;&lt;span style="font-weight: normal; font-family: Arial;"&gt;Clive Stafford Smith&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;b&gt;,&lt;/b&gt; responsabile legale di Reprieve. “Nelle navi statunitensi non ci sono prigionieri”, era stata la secca risposta dell’US Navy. Oggi - presidente il democratico Barck Obama - la stessa marina è orgogliosa di annunciare l’allestimento del deposito munizioni - carcere flottante, emblema di nuove e vecchie barbarie. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2760705183938039695-2780535281528918723?l=stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/feeds/2780535281528918723/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/02/carcere-galleggiante-usa-per-i-pirati.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/2780535281528918723'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/2780535281528918723'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/02/carcere-galleggiante-usa-per-i-pirati.html' title='Carcere galleggiante USA per i pirati del Corno d’Africa'/><author><name>di emanuele davide scimone</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_DzybZet8Ls0/SSbwPfQ8_-I/AAAAAAAAAbc/up3wNztd5mw/S220/e.d.scimone+2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2760705183938039695.post-2381761141208012917</id><published>2009-02-09T10:28:00.000-08:00</published><updated>2009-02-25T10:30:20.802-08:00</updated><title type='text'>Marina USA avvia arresti e deportazioni di presunti pirati africani</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:14;"   lang="EN-GB"&gt;di &lt;i&gt;Antonio Mazzeo&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:14;"   lang="EN-GB"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/i&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt; &lt;span style=";font-family:Arial;font-size:14;"   lang="EN-GB"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:14;"  &gt;Primo blitz anti-pirati della flotta USA schierata nel Golfo di Aden. Nel tardo pomeriggio dell’11 febbraio, i marines dell’incrociatore lanciamissili USS Vella Gulf &lt;span&gt; &lt;/span&gt;(CG 72), hanno eseguito la cattura di sette persone che si trovavano a bordo di una piccola imbarcazione a motore avvicinatasi al mercantile “Polaris”, battente bandiera delle Isole Marshall. Era stato l’equipaggio del mercantile ad allertare via radio l’unità militare USA, in quanto, stando a quanto dichiarato dalla marina militare statunitense, “i sette presunti pirati avevano tentato di salire a bordo del Polaris con la forza, grazie ad una scaletta”. L’abbordaggio sarebbe tuttavia fallito in quanto “l’equipaggio del mercantile è riuscito a rimuovere la scaletta prima che i pirati potessero utilizzarla”. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:14;"  &gt;L’incrociatore USA ha poi intercettato l’imbarcazione, bloccando gli individui che erano a bordo. “Essi sono stati condotti nella nostra nave da guerra perchè corrispondevano alla descrizione fatta dall’equipaggio del Polaris ed erano inoltre armati”, ha dichiarato in una nota stampa della US Naval Forces Central/5th Fleet, da cui dipende la task force che pattuglia le acque del Corno d’Africa. Dopo che l’equipaggio del mercantile “ha fornito un positivo riconoscimento visivo dei sospetti pirati – aggiunge testualmente l’US Navy - essi sono stati trasferiti in un’area provvisoria a bordo della nave di rifornimento USNS Lewis and Clark (T-AKE 1)”. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:14;"  &gt;Sin qui la nota ufficiale del Comando della 5^ Flotta USA di stanza in Bahrein, che però omette di specificare l’identità e la nazionalità dei sette presunti pirati e la zona in cui si sarebbe verificato il tentativo di abbordaggio (del tutto artigianale nelle sue modalità). Ignota è pure l’accusa con cui è stata giustificata la cattura dei sette e il loro trasferimento nella &lt;i&gt;Lewis and Clark&lt;/i&gt;, una nave - deposito munizioni in cui sono state ricavate piccole celle per detenere sino a 26 persone. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:14;"  &gt;Ma per i detenuti il calvario è solo all’inizio: dopo la segregazione nella nuova Guantanamo in miniatura, in base ad un memorandum sottoscritto dal Dipartimento di Stato USA con il governo di Nairobi, essi verranno trasferiti in un centro di detenzione segreto in Kenya, dove saranno giudicati da un tribunale nazionale. Sino ad allora inutile parlare di avvocati, diritti e garanzie legali. Un’aberrazione giuridica che segna il battesimo di una nuova stagione di “extraordinary renditions”, più sofisticata e ancora meno visibile di quella avviata dall’amministrazione Bush dopo l’11 settembre 2001, dove interrogatori forzati e detenzioni si realizzeranno a bordo di unità che navigano nei mari di mezzo mondo o nelle disumane carceri di paesi terzi, perlopiù africani. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:14;"  &gt;Il protagonista del primo intervento diretto anti-pirati, l’incrociatore Vella Gulf, è la nave ammiraglia della Combined Task Force (CTF) 151, la forza navale multinazionale a guida USA a cui è stato affidato il pattugliamento di un’area che comprende il Golfo di Aden, il Mar Rosso, l’Oceano Indiano e il Mare Arabico. Alla CTF-151 collaborano 14 nazioni di Europa, Africa, Asia e Oceania, più la flotta navale dell’Unione Europea EU NAVFOR, sotto il comando di un’unità da guerra greca. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:14;"  &gt;EU NAVFOR è giunta in Corno d’Africa nel dicembre 2008, prendendo il posto della forza navale permanente NATO &lt;span&gt;&lt;span&gt;SNMG2 (Standing Nato Maritime Group 2), componente marittima della Forza di Risposta Rapida dell’Alleanza Atlantica. Come però preannunciato dal contrammiraglio &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;della Marina Militare italiana, &lt;span&gt;&lt;span&gt;Giovanni Gumiero, comandante&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; di SNMG2, la forza navale NATO potrebbe presto riprendere il largo per una nuova missione anti-pirateria nelle coste somale. “Se l’Alleanza Atlantica decidesse di essere nuovamente presente nell’area come avvenuto nei mesi scorsi noi saremmo pronti ad intervenire”, ha dichiarato il 9 febbraio all’agenzia di stampa ADNKRONOS. “Ci manteniamo in stand-by ma la caratteristica di questa forza navale è quella di potersi attivare per operare là dove vi sia la necessità”. Legittimo chiedersi a chi consegneranno, UE e NATO, i pirati catturati. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2760705183938039695-2381761141208012917?l=stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/feeds/2381761141208012917/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/02/marina-usa-avvia-arresti-e-deportazioni.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/2381761141208012917'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2760705183938039695/posts/default/2381761141208012917'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stostretto-antoniomazzeo.blogspot.com/2009/02/marina-usa-avvia-arresti-e-deportazioni.html' title='Marina USA avvia arresti e deportazioni di presunti pirati africani'/><author><name>di emanuele davide scimone</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_DzybZet8Ls0/SSbwPfQ8_-I/AAAAAAAAAbc/up3wNztd5mw/S220/e.d.scimone+2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
